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I tesori del Museo Archeologico di Paestum

Alcune delle opere più importanti rivenute nei siti della Magna Grecia si trovano nel museo a due passi dagli scavi

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È uno dei siti archeologici più belli d’Italia, un maestoso simbolo della Magna Grecia: l’antica città di Posidonia, nota ai più come Paestum, è una meta che, una volta nella vita, va conquistata. Ma se oltre alla passeggiata tra gli splendidi templi (di cui vi abbiamo parlato approfonditamente in questo articolo) si varcano le soglie del Museo Archeologico se ne avrà ulteriore appagamento, perché è qui che si possono ammirare alcune delle opere d’arte più importanti di quel periodo storico.

Il Museo Archeologico di Paestum nasce nella metà del 1900 con lo scopo di dare una degna dimora (e custodire adeguatamente) le splendide metope - pannelli in pietra minuziosamente dipinti - trovate nel Santuario di Hera alla foce del Sele. Intorno agli anni ’30 si concepì il progetto, che fu commissionato all’architetto Marcello de Vita, ma lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale ne ritardò di molto il termine. L’edificio riflette l’impronta razionalista dell’epoca, richiamando allo stesso tempo la classicità (per alcuni versi ricorda, in piccolo, gli edifici dell’EUR, a Roma). La collocazione delle preziose metope è oggi la stessa di allora: in posizione elevata, dentro una cella che permette di osservarle ‘dal basso’, come quando erano al loro posto originario.



La collezione del museo si arricchì subito anche di tutti quei reperti e materiali estratti dagli scavi della città antica, dalle necropoli adiacenti, dai santuari che fino ad allora erano stati collocati nell’Antiquarium del Palazzo De Maria, nel piccolo borgo a pochi passi dal museo e dal sito archeologico. Naturalmente le importanti campagne di scavo del dopoguerra arricchirono ulteriormente la collezione, e in breve tempo ci si ritrovò con un museo troppo piccolo per tale patrimonio: diversi ampliamenti furono necessari, lavori che valorizzarono ulteriormente l’edificio anche grazie ad un cortile interno (Giardino di Hera) con ampie vetrate panoramiche.

Leggi anche: Non solo templi. La necropoli del Gaudo

Uno degli ampliamenti si rese necessario per accogliere ‘l’ospite’ più celebre di Paestum: la Tomba del Tuffatore. Un’installazione artistica, realizzata da Carlo Alfano, incornicia lo spazio con volumi che ricordano la tomba stessa, in un ideale dialogo tra antico e contemporaneo. Le lastre di copertura della tomba sono una delle più importanti testimonianze della pittura greca figurativa, e rappresentano scene di vita conviviale. Naturalmente è la figura del ‘tuffatore’ che ha dato il nome alla tomba, la scena più celebre: un giovane nudo che si lancia verso uno specchio d’acqua, che, secondo la più probabile interpretazione, rappresenta simbolicamente il passaggio verso l’aldilà.

Nei dintorni

Dopo aver esplorato il sito archeologico e visitato il museo, non rimane altro che andare a visitare uno dei celebri caseifici della zona e assaggiare le specialità locali a base di latte di bufala: mozzarelle, gelati, yogurt. Le aziende agricole più celebri della zona hanno veri e propri ristoranti, bar e pasticcerie dove il tema caseario la fa da padrone, e accolgono i visitatori in cornici agresti idilliache. A due passi poi c’è il litorale, ampio e sabbioso, ma è spostandosi di qualche chilometro verso sud che si trova la ‘porta’ del Cilento, area geografica di rara bellezza, racchiusa tra verdi montagne e un mare a dir poco splendido.



Vi abbiamo parlato in più occasioni di questo angolo di Campania, che offre attrazioni per tutti i gusti. Borghi romantici, come Acciaroli (leggete qui) e Castellabate (scopritelo qui). Torrentismo e avventura, per esempio tra le gole del Calore (le trovate qui). E naturalmente mare, mare, tanto mare: dall’estremo sud di Marina di Camerota e Palinuro, al nord di Punta Licosa (dove aleggia una leggenda che vi abbiamo raccontato qui) la costa cilentana offre ovunque scenari mozzafiato e acque cristalline. Per finire in bellezza, la zona offre tantissimi prodotti gastronomici eccellenti: non solo le mozzarelle, ma anche i fichi, le alici, i carciofi ‘bianchi’ e un particolare legume, il maracuoccio


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