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Carbonia cosa vedere 

Sardegna, cosa sapere su Carbonia

La città del carbone vanta una storia particolare con insediamenti umani risalenti al Neolitico

Veduta di Carbonia
© Sardegna Turismo /  Sergio Melis. License: CC BY-NC-SA
Sardegna, Carbonia
Principale centro del Suilcis, Carbonia è la nona città della Sardegna per numero di abitanti e vanta una storia piuttosto particolare. E’ infatti sorta nel 1938 per lo sfruttamento della miniera di carbone, che venne chiusa però nel 1964 e lasciata in uno stato di totale abbandono. Oggi il sito minerario, recuperato e ristrutturato, è una delle principali attrazioni nonché sede del Museo del Carbone. Il declino dell’attività mineraria incominciò con l’ingresso dell’Italia nella CECA e con il ridimensionamento dell’intero settore: particolarmente duro è stato il periodo delle lotte e degli scioperi per la conservazione dei posto di lavoro, con il culmine nel 1948 quando si ebbe uno dei più lunghi scioperi della storia italiana durato nel 72 giorni. Carbonia è quindi una città che si può a ben ragione definire giovane, caratterizzata da larghe state alberate ed importanti esempi dell’architettura razionalista del Novecento, su tutti la piazza principale.



In Piazza Roma si concentra infatti la tipica edilizia del borgo pianificato originario e la sua centralità è sottolineata dalla presenza degli edifici pubblici più importanti. Sul lato est la parrocchiale di San Ponziano si offre agli occhi dei visitatori con un campanile a pianta quadrata di oltre 44 metri modellato, in scala ridotta, su quello di Aquileia, che ospita al piano terra una cappella votiva dedicata a Santa Barbara, patrona dei minatori. L’architettura della chiesa è stata realizzata secondo modelli medievali interpretati in chiave moderna, in armonia con la struttura razionalista della città: ecco dunque la facciata rettangolare in granito costituita da un piccolo atrio porticato e la parte alta in trachite rossa.  Sul lato alla destra di San Ponziano si trovano la Torre civica (ex littoria), suddivisa in 5 piani ed alta 27,5 metri e il Teatro centrale, utilizzato a lungo anche come cinema, mentre su quello opposto è situato il Municipio. Davanti al Municipio è stata posizionata l’ultima opera di Giò Pomodoro, realizzata nel 2005 prima della sua morte: si tratta de il Frammento di vuoto I ed è formata da un grande blocco di marmo bianco di Carrara con una vasca a pianta rettangolare di fronte, a simboleggiare la forma piena con il suo spazio vuoto. Il quarto lato della piazza si apre sui giardini pubblici, delimitati dai viali lungo i quali furono edificati i complessi residenziali più rappresentativi e le sedi delle società carbonifere. 



Al periodo medievale appartengono vecchi edifici di culto come l'antico monastero di Santa Maria, in località Flumentepido, una piccola struttura priva di decorazioni, con copertura a capanna e soffitto ligneo sostenuto da capriate; sul frontale si ergeva un campaniletto a vela e un tempo vi era un loggiato, di cui si possono ancora ammirare le possenti colonne. Tra le diverse altre testimonianze storico architettoniche la chiesetta di Santa Barbara di Piolanas, la chiesetta di Santa Lucia di Sirri, le rovine della chiesetta di San Michele e quelle delle chiesette di Santa Maria di Barega, Santa Giuliana e di Santa Maria di Sirri. Carbonia è una città culturalmente molto vivace come testimoniano gli anfiteatri all’aperto, diverse sale espositive e la rima biblioteca, ma anche molto attenta allo sport, ragion per cui sono diversi e diffusi numerosi impianti sportivi tra cui un moderno Palazzetto dello Sport.  

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Quello che però la rende famosa sono l’Area Archeologica del Monte Sirai e quella mineraria. Il primo sito si trova su un pianoro a circa 190 metri d’altezza, a poca distanza dalla costa, ed è stato frequentato sin dal Neolitico ed in epoca nuragica per la sua importante posizione strategica. In età fenicia questo centro urbano raggiunse considerevoli dimensioni, ma fu raso al suolo nel 520 a.C. a seguito della conquista dei Cartaginesi, che successivamente lo ricostruirono e lo munirono di fortificazioni. Rimase intatto, dopo la conquista romana, fina alla fine del II secolo a.C. quando venne abbandonato, costituendo, ad oggi, una delle più preziose testimonianze dello studio della civiltà punica in Sardegna anche perché non ha subito rimaneggiamenti o sovrapposizioni nelle epoche successive. L’insediamento è costituito da tre grandi settori: l’abitato, il tofet (il santuario fenicio-punico) e due necropoli. Poco distanti dalla città si trovano varie grotte preistoriche, una decina di necropoli e i resti di 15 nuraghi compresi fra 1600 e VI secolo a.C. Tra le testimonianze più interessanti, le necropoli di Cannas di Sotto, con 18 tombe e di Cùccuru su Cardolinu. In località Sirri, vieni a scoprire il rifugio di Su Carroppu, rislaente al Neolitico antico, ovvero intorno al VI millennio a.C. 



Il bacino carbonifero Sirai-Serbariu comprendeva le miniere sulcitane che erano una delle principali fonti di approvvigionamento energetico dell’Italia, e Carbonia venne costruita proprio a ridosso della grande miniera, sostituendo un borgo ottocentesco, inglobato come rione. Il bacino aveva nove pozzi e cento chilometri di gallerie la cui attività è ben esplicata al Museo del Carbone, perfetta riproduzione del mondo minerario, che illustra la storia del carbone, delle miniere e dei minatori ripercorrendo la storia della Miniera di Serbariu attraverso il materiale raccolto nella mostra permanente e la visita agli ambienti esterni a ad una galleria sotterranea. 



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