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Palermo Palazzo Chiaramonte graffiti

Palermo, nello 'Steri' i segni di un inquietante passato

Una dimora aristocratica divenuta sede del tribunale dell’Inquisizione porta le tracce del suo truce retaggio

Palazzo Chiaramonte<br>
Di Effems - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=77835019
Palazzo Chiaramonte Steri
Palazzo Chiaramonte ‘Steri’ è un’istituzione culturale di fondamentale importanza per la città di Palermo, essendo sede del rettorato dell’università. Ma nei secoli ha avuto anche altri utilizzi, alcuni dei quali decisamente ‘oscuri’. Momenti bui della storia europea che qui hanno trovato la loro cornice, e ancora ne portano le tracce impresse sui muri. Parliamo dell'Inquisizione, che qui instaurò un tribunale e una prigione, nei cui ambienti sono tutt’oggi incise le drammatiche testimonianze di alcuni condannati.

Agli inizi del trecento la nobile famiglia dei Chiaramonte volle far erigere un palazzo fortificato (Hosterium Magnum - da cui deriva il nome Steri) sulle terre bonificate di un convento nella Kalsa – uno dei rioni storici della città. Doveva essere una dimora splendida, che simboleggiare il potere della dinastia, un vero e proprio monumento. Così fu: Palazzo Chiaramonte venne costruito secondo i canoni di una dimora aristocratica, intersecando caratteri dell’architettura normanna, gotica, islamica. Massiccio e solenne, il palazzo signorile fu abitato per circa trecento anni, diventando ad un certo punto dimora reale e ospitando in alcuni suoi ambienti il tribunale giudiziario.



Agli inizi del Seicento, dopo oltre un secolo nelle mani della reggenza spagnola, venne instaurato qui il Tribunale dell’Inquisizione. Il palazzo fu modificato per accogliere delle carceri, vennero creati passaggi per raggiungere celle segrete e ambienti in cui gli inquisitori si riunivano, e la nuova configurazione prevedeva anche alcune famigerate sale per le torture. Questo oscuro periodo storico non è solo noto grazie ai documenti antichi, ma anche grazie alla riscoperta, agli inizi del Novecento, delle dolorose testimonianze incise sui muri dai prigionieri. Giuseppe Pitré, celebre etnografo, nel 1907 scoprì sotto gli intonaci i graffiti dei carcerati, salvandoli dall’oblio. Negli anni, furono riportati alla luce numerose altre testimonianze degli antichi prigionieri. Ci sono scritte in latino, in arabo, in giudaico, in siciliano, in inglese. Sono versi, frasi, disegni, simboli che raccontano dolore e rassegnazione, ma anche fede, perché era chiara la consapevolezza di essere condannati a morte certa.

Il palazzo affaccia su Piazza Marina, a sua volta teatro di moltissimi eventi storici, tra cui spettacoli ma anche esecuzioni capitali. Qui vi era un patibolo per i condannati ‘comuni’, e vi si consumavano i roghi dei condannati dall’Inquisizione. Ad aggiungere una nota ancora più macabra, sulla facciata dello Steri ce dà sulla piazza sono visibili i segni delle gabbie nelle quali venivano lasciate esposte le teste dei giustiziati per decapitazione, a monito, in particolare di congiurati che tramavano contro il regno spagnolo (celebre è la Congiura dei Fratelli Imperatore).  
        
NEI DINTORNI


Palazzo Reale

I palazzi storici nel capoluogo siciliano non mancano di certo, c’è solo l’imbarazzo della scelta su quale visitare. La Palermo arabo-normanna è Patrimonio UNESCO, ed è un sito seriale di cui vi abbiamo parlato nel dettaglio in questo articolo. Fanno parte di questo circuito il Palazzo della Zisa, che potete approfondire qui, e Palazzo Reale, che trovate a questo link.


Villa Palagonia

Ma ci sono anche altre dimore storiche emblema di altre epoche, come la peculiare Palazzina Cinese, in stile orientale, di cui vi abbiamo parlato qui. O l’ottocentesco e signorile Palazzo Lanza Tomasi, reso immortale da un celebre romanzo: scopritelo qui. Se invece siete interessati all’architettura più curiosa, basterà sposarsi di poco, a Bagheria, e visitar la misteriosa Villa Palagonia (leggete qui cosa c’è).
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