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Campania: 5 cose da sapere sul Triccheballacche

Il Carnevale partenopeo si festeggia al ritmo delle percussioni di uno degli strumenti musicali più tradizionali e folkloristici della zona

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5 bambini napoletani suonano gli strumenti tradizionali
Riportato alla ribalta, qualche anno fa, dalla TV come intercalare accompagnato da una pittoresca gestualità, il Triccheballacche non è né un'esclamazione nè un termine allusivo, ma è uno strumento musicale campano, ed in particolare partenopeo, noto anche come Tric-ballac, Triaccabalacca o Trick Ballack, che accompagna le celebrazioni carnevalesche e folkloristiche. Deriva il proprio nome dall'unione dell'onomatopea tric-trac, che imita il suono prodotto dai martelletti che compongono lo strumento, con la parola “ballacche” che rappresenta una sorta di invito a danzare.

LA TRADIZIONE

Da sempre colonna sonora del Carnevale e del folklore, partenopeo il Triccheballacche è, assieme a Putipù e Scetavajasse, uno degli strumenti musicali più tipici e tradizionali della zona di Napoli, ma non solo. La sua storia è antica, tanto che se ne trovano riferimenti letterari sin dal XVI secolo, quando viene menzionato nella raccolta di poesie licenziose Inferno Napoletano, e dal XVII secolo quando compare ne Lo Cunto de' li Cunti del Basile e diventa lo strumento di accompagnamento di “Michelemmà” una delle più antiche canzoni napoletane, pubblicata per la prima volta nel corso del secolo successivo. Per rinvenire ulteriori citazioni illustri bisogna attendere, infine, un paio di secoli, quando Totò, che nel film L'Oro di Napoli interpretava un “Pazzariello”, si faceva accompagnare dalla banda di Triccheballacche in giro per le strade per annunciare l'apertura di nuove botteghe.

LE CARATTERISTICHE

Il Triccheballache è uno strumento a percussione formato da tre martelletti di legno tenuti insieme da due telai in legno perpendicolari agli stessi. Quello posto nella parte inferiore serve a tenere uniti i tre martelletti, quello superiore, invece, permette il movimento dei due martelli laterali verso l'esterno e verso l'interno determinando, in base alla sua ampiezza, l'apertura massima che possono raggiungere. Talvolta i martelletti sono dotati di sonagli e campanelli che permettono, con il movimento e la percussione, di ottenere un suono metallico simile a quello del tamburello. Per suonarlo, il musicista muove i due martelli laterali facendoli battere contro il centrale, che è fisso, ottenendo il tipico suono percussivo accompagnato da quello prodotto dagli eventuali sonagli.

IL TERRITORIO

La musica è un elemento fondamentale del folklore partenopeo e, pertanto, lo sono anche gli strumenti con cui cui viene suonata. Il Triccheballacche, assieme al tamburo (chiamato “tammorra”), al Putipù, allo Scetavajasse, alla Treccia, allo scacciapensieri e ai flauti, da sempre accompagna le feste e le danze popolari, come la famosa Tamurriata, la tarantella napoletana. Ma la sua fama ha travalicato i confini campani per spingersi sino alle regioni limitrofe diventando uno strumento tipico anche di altre zone vicine come quella del basso Lazio.

GLI INDIRIZZI

Per lasciarsi trasportare dal ritmo incalzante del Triccheballacche, quello del Carnevale è il periodo migliore. Non è raro, infatti, girando per la città, imbattersi in celebrazioni folklorisitche accompagnate dal tipico suono dello strumento tradizionale che fa da “colonna sonora” anche ai numerosi Carnevali della provincia partenopea. Da non perdere, ad esempio, le coinvolgenti Quadriglie di Palma Campania con centinaia di figuranti in costumi tipici accompagnate da Triccheballacche, Putipù e Scetavajasse.

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