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Alto Adige, sempre caldi e alla moda con il loden

L'Alto Adige ha un caldo cuore di lana che si svela nelle tradizionali lavorazioni del loden e non solo

lana
©Nirian/iStock
Lana
Le più affascinanti tradizioni che identificano un territorio nascono, generalmente, dall'interazione dell'uomo con la natura che lo circonda che si rivela spesso prodiga di preziosi doni in grado di rendere più agevole la vita quotidiana. Ed è, ancora una volta, dalla collaborazione tra l'uomo e la natura che, in Alto Adige, è nata e si è sviluppata la tradizione di lavorare la lana di pecora in modo da trasformarla in un materiale caldo e robusto in grado di resistere alle rigidità e alle intemperie del clima montano. Dopo una lunga sequenza di lavorazioni e procedimenti, la lana veniva, e viene ancora oggi, trasformata in un tessuto leggero ma resistente, traspirante ma allo stesso tempo caldo ed impermeabile, noto come loden. Tali caratteristiche lo rendono da sempre il tessuto ideale per la realizzazione di cappotti, mantelli ed abiti di indiscutibile qualità.

Alla luce delle sue peculiarità, non c'è da stupirsi che le origini del loden siano legate a fil doppio con la tradizione pastorale e contadina delle montagne dell'Alto Adige. In vallate come quelle del Sarentino, di Funes o la val Pusteria, ad esempio, dove questo tessuto ha conosciuto particolare diffusione, le pecore rappresentano da sempre un'importante risorsa per le popolazioni locali. La vita sui campi o in mezzo ai pascoli dei contadini e dei pastori altoatesini richiedeva un abbigliamento in grado sia di resistere alle asperità del territorio che di proteggere dal freddo, dal vento e dalla pioggia lasciando, al contempo, alla pelle la possibilità di traspirare durante le attività di fatica. Fu così che, probabilmente durante il Medioevo, si diffuse l'usanza di sfruttare la prerogativa unica della lana di pecora di infeltrire con il calore, restringendosi sino a diventare estremamente compatta e, dunque, più resistente ed impermeabile. Proprio per questo il loden altoatesino viene anche definito il Goretex medievale.



Il suo vero nome, però, deriva probabilmente dal tedesco “lodo” che significa “balla di lana” o “tessuto grezzo”. Fino al XVII secolo il suo utilizzo era strettamente legato agli ambienti contadini e pastorali, poi con il tempo il loden cominciò ad uscire dai masi in cui veniva prodotto sino a raggiungere particolare popolarità quando l'imperatore Francesco Giuseppe lo scelse per realizzare capi con cui andare a caccia, sfruttandone la resistenza e l'impermeabilità. Da allora quello che era un tessuto legato agli ambienti umili della società divenne particolarmente richiesto e prestigioso anche grazie al pregio delle confezioni, all'introduzione di filati più pregiati nel processo di lavorazione, come seta, alpaca lana merinos o kashmir e alla proposta di nuove colorazioni più alla moda rispetto al naturale grigio. Fu così che eleganti capi bianchi, rossi, neri e, soprattutto, verde foresta, il colore attualmente più diffuso, entrarono a far parte dei guardaroba della nobiltà austroungarica che li indossava per la montagna o le battute di caccia.

Il segreto del loden risiede nella sua lavorazione che consiste in una lunga serie di passaggi e trattamenti. La lana viene lavorata partendo dalla tosatura di pecore selezionate in base alla qualità e alla leggerezza del vello. Una volta individuate le fibre più pregiate, si procede alla filatura ed alla tessitura della stoffa che rimane molto grezza. Il tessuto ottenuto viene, dunque, sottoposto alla follatura, un procedimento che sfrutta la capacità della lana di infeltrire. Bagnato, compresso e battuto con speciali macchinari e poi asciugato, infatti, il tessuto si ritira e si infeltrisce acquisendo la tipica impermeabilità, frutto della chiusura delle fessure tra i fili di trama ed ordito che lo compongono. Alla follatura seguono i processi di tintura, garzatura, rasatura e pettinatura che appiattiscono ed indirizzano le fibre del pelo in un unico verso, che nelle confezioni di sartoria deve essere mantenuto verso il basso, in modo tale da far scivolare più facilmente le gocce d'acqua che vengono a contatto con il panno, aumentandone ulteriormente l'impermeabilità. I capi più noti e diffusi realizzati con il loden sono i tipici cappotti chiamati con lo stesso nome.



Ma il loden non è l'unica lavorazione della lana basata sull'infeltrimento. L'Alto Adige è, infatti, noto anche per le sue creazioni in feltro specialmente cappelli e pantofole tradizionali chiamate “toppar”. Questa particolare stoffa condivide con il loden il processo di follatura che permette alla lana di infeltrire infittendo le sue fibre. A differenza del loden, però, la lavorazione del feltro parte direttamente dalle fibre della lana non tessute che vengono semplicemente trattate con acqua e sapone, follate e poi risciacquate e sottoposte a cardatura per conferire leggerezza e morbidezza. Solo allora la lana viene filata ed utilizzata per la realizzazione di manufatti caldi e resistenti all'umidità che sono, ormai, entrati da secoli a far parte delle più affascinanti tradizioni artigianali dell'Alto Adige. Di questa tecnica antica, nota sin da epoca romana e greca ma diffusasi particolarmente tra i contadini altoatesini a partire dalla metà del XVI secolo, abbiamo già parlato qui.



D'altronde la lana, per gli abitanti dell'Alto Adige, rappresenta un patrimonio prezioso sin da epoca remota. In fondo le pecore, qui, sono presenti da ben 4000 anni e sin da allora si muovevano dalla valle alle malghe seguendo l'alternarsi delle stagioni. In zone come quelle della Val di Sarentino e della Val di Funes, che possono essere definite a tutte gli effetti vere e proprie valli della lana, la pastorizia è, dunque, un pilastro dell'economia locale sin dall'antichità. Era inevitabile, dunque, che il lento trascorrere delle giornate invernali, quando non si poteva passare troppo tempo all'aperto, spingresse le famiglie contadine, specialmente le donne, a dedicarsi ad attività come la tessitura, il ricamo o la lavorazione a maglia, che sfruttavano l'abbondanza della lana delle proprie pecore le quali, tra l'altro, complici la purezza dell'aria e della natura circostante, sviluppavano un vello di elevata qualità. Queste attività, tramandate di generazione in generazione, sono entrate a far parte della ricca tradizionale altoatesina portando sino ai giorni nostri saperi antichi che donano manufatti di grande pregio. Per saperne di più sulle “valli della lana”, leggi qui.

A dimostrazione dell'indissolubile legame delle montagne altoatesine con la pregiata lana locale, oggi è possibile visitare numerosi musei che mostrano l'evoluzione delle antiche tecniche di lavorazione offrendo un interessante spaccato della vita dei pastori e dei contadini dei tempi che furono. A Foiana, ad esempio, è possibile visitare l'interessante Museo degli Usi e Costumi che consente di fare un tuffo nel XVIII secolo alla scoperta di antichi utensili da cucina e strumenti per la preparazione della pasta oltre a quelli impiegati per la filatura e la lavorazione dei tessuti, come telai e arcolai, ai quali è dedicata un'intera sezione. A Teodone, invece, nel Museo provinciale degli usi e costumi dell'Alto Adige, a soli due chilometri da Brunico, è possibile tornare indietro nel tempo grazie ad un percorso didattico che porta alla scoperta di masi, campi e orti agricoli mostrando la quotidianità della vita contadina sudtirolese dei secoli passati.



In località Tesimo, invece, non lontano da Merano, è possibile sperimentare il contatto con la natura con una splendida passeggiata alla scoperta di un vero e proprio museo a cielo aperto dedicato alla lana. Si tratta del "percorso internazionale dell'arte del feltro", una sorprendente esposizione di manufatti in feltro che si fondono con l'ambiente circostante realizzati con lana di pecore locali da sette artigiane provenienti da altrettanti paesi europei. Ma per chi fosse particolarmente interessato al loden, Vandoies, in Val Pusteria, ha dedicato un intero museo all'antico Goretex medievale: il Museo del Loden. Un finto gregge di pecore attende all'ingresso i suoi visitatori che potranno seguire un percorso che li accompagnerà alla scoperta delle diverse fasi di produzione del tessuto, dalla tosatura della pecora sino alla lavorazione della lana ed alla fabbricazione dei capi di abbigliamento.

Ma chi raggiungerà le belle montagne altoatesine si accorgerà che la lana, qui, non è soltanto un materiale per realizzare caldi abiti o biancheria per la casa. La lana è anche un vero e proprio elisir di benessere. Alle Terme di Merano, così come in altri centri benessere di diverse località della regione, sarà possibile sperimentare gli effetti benefici dei bagni nella lana. La lanolina contenuta nel vello, infatti, vanta numerose proprietà curative. A contatto con il sudore corporeo, conferisce, ad esempio, morbidezza e idratazione alla pelle e contribuisce ad alleviare i disturbi legati ai dolori reumatici, muscolari e nevralgici. Scopri qui dove ci si può lasciare avvolgere dal caldo abbraccio di un bagno nella lana.



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