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Mantova Castello San Giorgio fantasma Agnese Visconti

Mantova, nel castello c'è un fantasma illustre

Storie di corte, trame politiche, intrighi di palazzo nella Mantova rinascimentale

Mantova
©iStockphoto
Mantova
È la prima immagine che si staglia agli occhi al visitatore che arriva a Mantova, mentre attraversa il ponte che permette di superare i bacini lacustri di cui la splendida città è circondata: il Castello di San Giorgio è senza dubbio una delle icone mantovane, forse la più riconoscibile. Ma non è solo per il suo valore storico, architettonico, culturale e artistico che lo si ritiene speciale. C’è un altro motivo per cui nei secoli il maniero è stato oggetto di attenzioni, ed è la supposta presenza di un fantasma tra le sue spesse mura. Uno dei fantasmi più celebri d’Italia: quello di Agnese Visconti.

La storia di Agnese Visconti

Per conoscere questa storia leggendaria occorre fare un passo indietro nel tempo, e comprendere a grandi linee gli alberi genealogici dei suoi protagonisti, perché sono strettamente legati ai complessi intrighi di corte che hanno portato all'epilogo 'spettrale'. Com’è noto, Mantova fu dominata dalla famiglia dei Gonzaga per quattro secoli. Nel 1369 era Ludovico II a detenere il potere, e nell’ottica di stringere legami politici con un’altra importante famiglia nobiliare, quella dei Visconti, egli concordò che il figlio Francesco I sposasse Agnese, figlia del potentissimo Bernabò Visconti e di Beatrice della Scala, signori di Milano. Il matrimonio avvenne nel 1380, quando la ragazza non aveva ancora compiuto 17 anni, mentre il rampollo dei Gonzaga ne aveva appena 14.


Il Castello di San Giorgio

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Diverse ricostruzioni storiche attestano la difficoltà di Agnese di fare buon viso a cattivo gioco. La giovane, incapace di adattarsi alla vita di corte presso i Gonzaga, non aveva un rapporto particolarmente felice con il marito. Inoltre, la mancanza di un erede maschio (ebbe una figlia, Alda, ma la salute cagionevole le impedì di portare a termine altre gravidanze) incrinò nel tempo questa relazione nata per interesse politico. In questo clima, Agnese sapeva comunque di essere al sicuro in quanto figlia di un uomo troppo potente perché le venisse torto un capello. O almeno così credeva, fino a che Bernabò cadde vittima di una congiura, ordita niente meno che dal nipote Gian Galeazzo, che prese il potere su Milano. Gli equilibri politici mutarono in un batte d’occhio: mentre Agnese e suo fratello Carlo cercavano il modo di vendicarsi dell’usurpatore e riprendere ciò che era stato estorto al padre, il marito Francesco decise di appoggiare Gian Galeazzo. Ecco che la donna, da quel momento in poi, divenne un serio pericolo per il nuovo assetto politico. Ma non poteva essere semplicemente ‘fatta fuori’.

La trappola

Si decise dunque di creare il contesto perfetto per mettera fuori gioco la donna. Francesco I (probabilmente istigato dal nuovo signore di Milano) decide di tessere una trama perfetta nella quale irretire la moglie. Egli cambiò le guardie personali della consorte, rimpiazzandole con un nuovo cavaliere, tale Antonio da Scandiano. Dopo un certo tempo, accusò i due di avere una relazione. È assai probabile che Agnese e Antonio fossero realmente innamorati, ma il processo per adulterio che subirono fu una grande farsa, una commedia con tanto di testimoni a comando e aneddoti inventati, ma i due sapevano di non poter uscire indenni dal tranello in cui erano caduti. Francesco decise di far giustiziare Antonio tramite impiccagione – il cavaliere, fra l’altro, aveva cercato di assumersi tutte le responsabilità dichiarando di aver costretto la donna con la forza, in modo che lei potesse salvarsi, o perlomeno essere condannata ‘solo’ alla vita monastica. Ma il giovane Gonzaga, che nel frattempo aveva portato oltre le sue mire politiche, non ebbe pietà e fece giustiziare anche la moglie tramite decapitazione.


Targa commemorativa. Foto Wikimedia Commons

La condanna fu eseguita in gran segreto, in uno dei cortili di Palazzo Ducale, e lì fu sepolta insieme al cavaliere, in terra non consacrata come ultimo sberleffo: una targa in Piazza Pallone (nell'immagine sopra) la commemora. Francesco non perse tempo a risposarsi, questa volta con una discendente dei Malatesta, signori di Rimini ovviamente partecipanti al grande gioco di trame, dinastie, regni, guerre che componeva il frammentato quadro politico rinascimentale. Non c’è dunque da stupirsi se la narrazione popolare ha indicato come il fantasma di Agnese Visconti quella presenza che si dice aggirarsi tra le stanze e i cortili del Castello di San Giorgio, quell’ombra inquieta che si lamenta, quella strana luce che si muove da sola di notte, fa capolino e poi scompare terrorizzando chi ha la sventura di avvistarla. La sua anima non ha avuto giustizia, né pace, né una degna sepoltura, e la sua storia non poteva che suggestionare la fantasia popolare di allora e di oggi.

Nei dintorni

Il Castello di San Giorgio è visitabile, per chi volesse andare a caccia di fantasmi nella speranza di incontrare quello di Agnese Visconti. Il maniero fa parte del complesso di Palazzo Ducale, una delle dimore nobiliari più vaste d’Europa (di cui vi abbiamo parlato in questo articolo), ed è celebre soprattutto una delle sue stanze: quella nota come ‘Camera degli Sposi’, decorata da un ciclo di affreschi considerati il capolavoro di Andrea Mantegna. Potete scoprire di più qui. Inoltre, se siete in visita a Mantova non perdere la visita a Palazzo Te, altra importante corte della famiglia Gonzaga di cui vi abbiamo raccontato qui.
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