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Palazzo Te Mantova Gonzaga

Alla corte dei Gonzaga: il Palazzo Te di Mantova

Il meraviglioso edificio mantovano dedicato all’ozio della famiglia nobiliare è una tappa da non perdere nel centro storico Patrimonio dell'Umanità Unesco

Mantova
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Palazzo Te
Accomodare un poco di luogo da potervi andare e ridurvisi tal volta a desinare, o a cena per ispasso”, così Giorgio Vasari nelle Vite descrive la funzione di Palazzo Te di Mantova, fatto erigere da Federico II Gonzaga inglobando le scuderie preesistenti perché fosse una sorta di luogo di svago, una dimora in cui rilassarsi e dimenticare per un attimo il brulicare della vita di Palazzo Ducale. Sarebbe un’introduzione quasi modesta, se non fosse che quello che Giulio Romano ha progettato è invece una reggia di straordinaria bellezza e ampissime dimensioni, capolavoro assoluto del Rinascimento. Un susseguirsi di sale affrescate, giardini, colonnati, logge, rendono il complesso una delle principali attrattive di Mantova, città il cui centro storico è considerato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità (assieme a Sabbioneta) in quanto vero museo a cielo aperto del Rinascimento Italiano. Oggi l’edificio monumentale è visitabile, ed è sede del Muso Civico e del Centro internazionale d'arte e di cultura di Palazzo Te che organizza mostre d'arte antica e moderna (al momento e fino al 6 aprile Palazzo Te ospita la mostra ‘Mirò. L’impulso creativo’).

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Anticamente Mantova era circondata da quattro laghi, che la rendevano un’isola. Poco distante da essa sorgeva un’altra isola, denominata Teieto, collegata con un ponte alla città, che la famiglia nobiliare mantovana, dopo la necessaria bonifica, utilizzava come luogo di svago e di relax. Agli inizi del 1500 Francesco II Gonzaga vi fece costruire le scuderie per i cavalli di razza, vera passione dei Gonzaga, e una casa padronale. Fu il primogenito di Francesco e Isabella d’Este, Federico II, a trasformare Teieto in quello che venne denominato Palazzo Te, negli anni a cavallo del 1530. Se da un lato il marchese voleva godere della natura oziando in una dimora appositamente costruita lontana dal centro cittadino, dall’altro è cosa nota che l’edificio gli servì per ospitare ed omaggiare l’amante, Isabella Boschetta, che l’etichetta gli impediva di portare a corte (lei era sposata, e lui promesso sposo). Tra intrighi di palazzo, passioni e saghe familiari, Federico volle che Giulio Romano, artista e architetto della scuola di Raffaello già molto noto a Roma, si recasse a Mantova per progettare una dimora sontuosa in cui lui e l’amata si potessero rifugiare, che avesse le sembianze di una villa romana.

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E’ su queste basi che si sviluppa Palazzo Te, edificio ad un solo piano, basso e largo, le cui facciate esterne si rifanno ad un linguaggio architettonico di stile classico, con logge e colonnati, giardini interni che a loro volta sono circondati da facciate elaborate e semicolonne; in particolare il giardino a nord si chiude con la celebre esedra, spesso utilizzata come immagine del palazzo stesso. Sono numerose le stanze affrescate, tra cui le più prestigiose sono la Sala dei Giganti, realizzata con un effetto illusorio stupefacente; la Sala grande dei Cavalli, che omaggia i destrieri dei Gonzaga; la Sala di Amore e Psiche, interamente dedicata all’amore mitologico; e ancora la sala di Ovidio, dello Zodiaco, del Sole, delle aquile, e molte, molte altre, in cui il paganesimo e l’arte romana sono il filo conduttore di pitture e stucchi. Vi sono poi ‘chicche’ come la Grotta, una stanza utilizzata come bagno realizzata come fosse una caverna; le fruttiere; i giardini segreti. Negli anni Palazzo Te subì restauri e modifiche, ma rimase una delle più grandi testimonianze del Rinascimento e della cultura che permeava quegli anni, dimostrazione tangibile della conoscenza della tradizione architettonica ed artistica classica.

Per maggiori informazioni su Palazzo Te, le sue stanze, la storia, le mostre e gli orari di visita, cliccate qui.
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