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Martedì Grasso, origini e tradizioni italiane

Il Martedì Grasso saluta il Carnevale tra grandi festeggiamenti e ricche "abbuffate"

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Carnevale
Anche quest'anno il Carnevale è giunto alla fine ed oggi è il giorno in cui si salutano maschere e coriandoli per lasciare spazio al più morigerato periodo di Quaresima. Le celebrazioni legate al Martedì Grasso hanno una storia lunga ed origini legate tanto alla tradizione pagana quanto a quella cristiana. 

LA TRADIZIONE
Le origini del Martedì Grasso, così come quelle di tutto il periodo di Carnevale, affondano le proprie radici nella notte dei tempi. In epoca romana, infatti, il calendario iniziava a primavera e si celebrava l'arrivo delle belle giornate proprio con una giornata di grandi festeggiamenti che chiudevano la stagione invernale e davano il benvenuto al nuovo anno e ai primi soli. Si dice che fosse proprio questo giorno di festa il vero antenato del Martedì Grasso che ha, però, assunto le caratteristiche con cui lo conosciamo soltanto in epoca cristiana quando il giorno precedente il Mercoledì delle Ceneri, che dava inizio alla Quaresima, ci si lasciava andare agli eccessi, specialmente alimentari. Dovendo, infatti, intraprendere un lungo periodo di digiuno ed astinenza bisognava dare fondo alle proprie scorte di cibo, specialmente di carne, alla quale si sarebbe rinunciato del tutto nel periodo precedente la Pasqua. Le “grandi abbuffate” dell'ultimo giorno di Carnevale divennero, dunque, un'opportunità per dare libero sfogo non soltanto alla propria golosità, ma anche alla goliardia. Ed è proprio per questo che l'ultimo giorno di Carnevale è diventano quello in cui più di tutti si festeggia tra maschere, carri colorati e stelle filanti.

LE CARATTERISTICHE
Il nome del Martedì Grasso deriva proprio dal significato originario della ricorrenza, ossia quello di concedersi ricche mangiate dei prodotti più grassi e sostanziosi a disposizione, ed in particolare della carne e e dei dolci del periodo di Carnevale spesso fritti e succulenti, così concepiti proprio per concedersi deliziosi peccati di gola prima di dover rinunciare ai piaceri del palato durante la Quaresima. Nel corso del tempo molti fedeli sono diventati meno rigorosi nel rispettare il periodo di digiuno e di astinenza dalla carne, ma le usanze del Martedì Grasso sono sopravvissute arricchendosi di tantissime colorare tradizioni che spaziano dalle sfilate dei carri allegorici a quelle delle maschere sino ai più divertenti e goliardici rituali di festa che salutano il Carnevale. 

IL TERRITORIO
L'Italia è un Paese di Carnevali illustri ai quali se ne aggiungono tantissimi forse meno noti ma altrettanto antichi ed affascinanti. Impossibile non citare, ad esempio, il Carnevale di Venezia, uno dei più antichi e famosi, con i suoi sontuosi costumi e le maschere eleganti. Così come quelli di Viareggio, Cento, Satriano, Acireale, Fano, Putignano, Verona e Striano, scanditi dalle variopinte parate dei carri allegorici, o quello di Ivrea, dove il culmine dei festeggiamenti coincide con la “Battaglia delle Arance” tra le nove contrade cittadine che termina proprio con l'ultimo giorno del Carnevale. In tutte le città del Carnevale per eccellenza il culmine dei festeggiamenti coincide proprio con il Martedì Grasso quando si premiano le maschere e i carri migliori, si svolgono i rituali più affascinanti, si indossano le maschere più belle, si sfila in corteo. A Mamoiada, in Sardegna, dove si festeggia uno dei Carnevali più suggestivi d'Italia, il Martedì grasso prende il nome di Martisero, mentre ad Ulassai, in provincia di Nuoro, è noto anche come Martisperri. Soltanto a Milano i festeggiamenti del Carnevale non terminano con il Martedì Grasso. La diocesi meneghina, infatti, segue in prevalenza il calendario ambrosiano che fissa la fine del Carnevale quattro giorni dopo il Martedì Grasso. Si narra, infatti, che quando Sant'Ambrogio rientrò a Milano in ritardo da un pellegrinaggio, i cittadini, per celebrare il giorno “delle ceneri” con il proprio Vescovo, decisero di attendere il suo ritorno e di posticipare le celebrazioni alla domenica successiva, facendo, dunque, slittare al sabato (da allora chiamato Sabato Grasso) l'ultimo giorno del Carnevale.

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