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Gosaldo, le sedie che "parlano" in codice

Nella Conca Agordina i seggiolai inventarono un linguaggio segreto per non farsi capire da chi non era del settore

seggiolaio
©ChiccoDodiFC/iStock
Un seggiolaio
Non c'è epoca e non c'è luogo nel nostro Paese in cui, almeno una volta, non sia stata messa alla prova la capacità degli Italiani di reinventarsi. Lo sanno bene gli Agordini che, nel corso dei secoli, si sono trovati a dover inventare un mestiere che consentisse loro di uscire da quelle miniere malsane in cui erano costretti ogni giorno a lavorare per lunghe ed interminabili ore. Questa zona delle Dolomiti, ed in particolare quella della Conca Agordina, in provincia di Belluno, è stata, infatti, a lungo legata alla Serenissima Repubblica di Venezia che ne sfruttava le ricche risorse naturali utilizzandola come sito di estrazione mineraria, produzione di legname e di carbone, polo per la lavorazione di metalli e polo scolastico per la formazione di Periti Minerari. Non meraviglia, dunque, che molti degli abitanti, qui, fossero minatori. La vita in miniera, però, era durissima e per molte famiglie non garantiva un adeguato sostentamento. Fu così che molti Agordini, specialmente nella zona di Gosaldo e Rivamonte Agordino, divennero seggiolai ed impagliatori di sedie. Questo nuovo mestiere consentì a molti abitanti di affrancarsi dalla dura vita nei siti di estrazione, e a molte famiglie, in cui non era possibile rinunciare a questa attività, di integrare un reddito altrimenti insufficiente per sfamare ogni membro. Sebbene oggi siano ben pochi i seggiolai rimasti nella Conca Agordina, questo antico mestiere non è mai stato dimenticato e sono, anzi, moltissimi i giovani che, ogni anno, prendono parte a corsi ed iniziative che consentono di tramandarne le tecniche e le tradizioni secolari.

Dalle miniere alle sedie... parlando in codice

Risale, infatti, al XVI secolo il primo sviluppo di questo settore manifatturiero in Agordino. All'epoca la vita in miniera non garantiva una paga dignitosa e costringeva i minatori a lunghissimi turni di lavoro in un ambiente malsano, esposti al calore, alle esalazioni e alle polveri che emanavano dai forni fusori e dalle gallerie, ed al rischio concreto di subire infortuni ed incidenti. Il tutto a fronte di scarsissimi diritti e di una perenne precarietà legata ai continui cambi di gestione ma anche agli eventi atmosferici che rendevano inagibili le miniere anche per lunghi periodi, ad esempio in seguito a crolli o allegamenti. Le aspettative di vita per questi lavoratori non erano certamente elevate ed il tenore di vita spesso meno che dignitoso. La necessità di trovare un'alternativa, o quanto meno un'integrazione, a questo lavoro ingrato si fece sempre più impellente e ci volle l'ingegno di alcuni abitanti per tracciare, finalmente, una nuova via. La via era quella della costruzione di sedie e, ben presto, le abilità di questi nuovi seggiolai, chiamati “conthe” o “careghete”, portò i suoi frutti. Molti Agordini, stagionalmente o tutto l'anno, presero l'abitudine di emigrare verso le città della pianura o in Svizzera e Francia per costruire sede, per poi tornare a casa e dedicarsi al lavoro in miniera o nei campi. Alla fine del XIX secolo, poi, con la flessione delle offerte di lavoro in maniera, il mestiere del seggiolaio per molti divenne l'unica alternativa e fu, infatti, proprio in questo periodo che l'attività conobbe il periodo di maggiore impulso.

Fabbricazione delle sedie

Anche il mestiere del seggiolaio, in ogni caso, non era certamente privo di disagi. Per chi era abituato alla vita in miniera, però, di certo rappresentava un vero e proprio salto di qualità, anche perchè nelle città in cui lavoravano, i conthe agordini erano generalmente trattati con benevolenza. I continui spostamenti carichi degli strumenti del mestiere che costringevano a ridimensionare il trasporto di effetti personali e le difficoltà legate al reperimento di vitto e alloggio durante la permanenza rappresentavano, dunque, un compromesso più che accettabile a fronte di ciò che li avrebbe attesi nei loro paesi di origine. Ed infatti le tecniche del mestiere venivano custodite gelosamente dai seggiolai che svilupparono persino un linguaggio in codice, chiamato “scapelament dei conthe”, per poter comunicare senza farsi comprendere da chi non era del settore. Questa lingua si rivelò particolarmente utile durante la dominazione austriaca del Veneto nel XIX Secolo, quando venne adottata dai patrioti agordini per poter comunicare liberamente. Questa lingua segreta ha rischiato di scomparire ma oggi, grazie all'impegno di alcuni studiosi, è stata recuperata e trascritta in numerose pubblicazioni e persino in dizionari consentendo ad un vero e proprio patrimonio culturale agordino di non andare perduto.

Un mestiere faticoso raccontato in un museo

Se la vita del seggiolaio si rivelava faticosa e difficile, l'attività di costruzione delle sedie non era da meno. La realizzazione di una sedia, infatti, richiedeva preparazione e maestria, oltre all'utilizzo di appositi strumenti di difficile reperimento al di fuori dell'Agordino. Per realizzare la struttura, ad esempio, era necessario limitare quanto più possibile l'utilizzo di chiodi, all'epoca preziosi. Un bravo seggiolaio doveva, dunque, essere in grado di creare un telaio resistente realizzando quasi esclusivamente giunture ad incastro. E proprio per apprendere i segreti e le tecniche di questo mestiere complesso, erano molte le famiglie che sceglievano di affidare i propri bambini, sin da tenera età, ai seggiolai che li portavano con sé senza riconoscere loro un salario ma offrendo l'opportunità di apprendere un lavoro che in futuro avrebbe potuto garantire una fonte di sostentamento. Sebbene i giovani apprendisti non apportassero un reale alleggerimento del lavoro dei seggiolai, il loro allontanamento da casa permetteva che, almeno, non gravassero sul bilancio familiare.

(©facebook.com/visitgosaldo)
 
Il legame di questa antica attività con la cultura agordina è ancora vivo. Oltre alle numerose dimostrazioni di fabbricazione delle sedie proposte durante le manifestazioni culturali, ai corsi organizzati dai Comuni e dalle associazioni culturali ed alle lezioni organizzate dal Club UNESCO Agordino e da alcune attività private come il Bar Daisy a Rivamonte Agordino, a Gosaldo un'intera sezione del Museo Etnografico e del Seggiolaio è dedicata proprio ai conthe e careghete agordini dei quali svela la storia, i segreti e gli strumenti utilizzati. Le altre due sezioni del museo rievocano altre antiche attività legate alla cultura agordina ed in particolare la lavorazione di metalli e legno e le varie fasi della produzione casearia, dall'allevamento sino alla produzione del latte ed, infine, dei formaggi. Sempre a Gosaldo, inoltre, proprio al seggiolaio è dedicato un vero e proprio monumento. Come si può osservare nella foto in alto, si tratta di una statua ad opera dello scultore Gianni Pezzei che raffigura un contha all'opera e ne celebra il lavoro.

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Gosaldo, una gemma incastonata tra le Dolomiti

Ma Gosaldo non è soltanto il paese dei seggiolai. Questo antico paese, costituito da diversi pittoreschi centri abitati sparsi sul territorio comunale, si rivela agli occhi di chi lo visita come una vera e propria oasi naturale immersa tra le Dolomiti Patrimonio UNESCO. Sebbene buona parte del suo territorio sorga nella vicina Valle del Mis, affluente del Piave, viene convenzionalmente considerato parte della Conca Agordina. Dei 48 chilometri quadrati della sua superficie comunale, buona parte ricadono all'interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi ed infatti da diversi punti del Comune è possibile ammirare alcune delle vette più belle delle Dolomiti come le Pale di San Martino, San Lucano, le Vette Feltrine e le Dolomiti Bellunesi. Un punto di partenza ideale, insomma, per godere delle bellezze di queste montagne. Da non perdere, ad esempio, un'escursione alla volta del Lago del Mis (nella foto in basso) che, nel 2019, è stato nominato da Legambiente e Touring Club secondo lago più bello d'Italia. Non meno interessante la visita dei luoghi che testimoniano il profondo legame del paese con l'attività mineraria che si possono ammirare seguendo l'affascinante Sentiero Tematico “La Montagna Dimenticata” che, oltre alla Calchera di Forcella Franche, antica fornace per la lavorazione della calce, permette di esplorare l'abitato che sorgeva nelle vicinanze del Centro Minerario di Vallalta, dal XIX secolo chiamato California che, fino alla prima metà del secolo scorso, rappresentava un'ambita meta turistica. A seguito dell'alluvione del 1966 la frazione venne completamente abbandonata ed oggi si presenta come una sorta di villaggio fantasma in cui è possibile respirare i ricordi di un lunghissimo passato.

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(©Mil2707/Wikimedia Commons CC BY SA 3.0)
 
La frazione municipale del Comune è Don nella cui pittoresca piazzetta si affaccia la chiesa della Beata Vergine Addolorata e l'antica chiesetta di San Giacomo, risalente al XIII secolo. Al secolo successivo risale, invece, la costruzione della bellissima chiesa di San Bartolomeo Apostolo, in stile gotico-alpino, nella graziosa frazione di Tiser, disseminata di antichi capitelli ed immagini votive. Nella frazione di Forcella Aurine, infine, sorge la chiesa più recente del paese, quella della Madonna delle Nevi che, ogni 5 agosto, in occasione della ricorrenza dedicata alla Madonna delle Nevi, si trasforma nell'affascinante punto di partenza di un sentiero illuminato che si snoda tra antichi capitelli. Ma Gosaldo non è soltanto antichi mestieri e chiese pittoresche. Il comune, infatti, mette a disposizione dei suoi visitatori la stazione sciistica di Aurine Ski, un comprensorio piccolo ma divertente situato sul valico di Forcella Aurine che collega la Valle dei Molini a Voltago Agordino. Le sue piste non metteranno certamente alla prova gli sciatori più esperti, ma consentiranno a principianti e sciatori di medio livello di cimentarsi, giorno e notte (grazie agli impianti di illuminazione), in tracciati che si snodano in un contesto naturalistico di grande fascino.

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