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Io sono Tempesta, nella Roma popolare e gentrificata

Dallo storico quartiere di San Lorenzo alla Stazione e l'Esquilino: una città nella

città Eterna.

01 Distribution
Roma è continuamente 'occupata' da set di ogni tipo, pubblicità e film e cortometraggi approfittano degli sfondi più disparati che la Città Eterna offre a chi è in grado di goderne. Eppure, come sa chi non si accontenta, la Capitale italiana ha sempre nuove sorprese da offrire. Ed è così che dopo aver parlato del Ghetto e del Pincio, del Colosseo e Cinecittà, di Pigneto e Quarticciolo, arriva il momento di San Lorenzo e l'Esquilino, dove si aggirano i protagonisti di Io sono Tempesta di Daniele Luchetti.

A partire dal Numa Tempesta di Marco Giallini, un finanziere che gestisce un fondo da un miliardo e mezzo di euro e abita da solo in un immenso hotel deserto, pieno di letti in cui lui non riesce a chiudere occhio. Tempesta ha soldi, carisma, fiuto per gli affari e pochi scrupoli. Un giorno la legge gli presenta il conto: a causa di una vecchia condanna per evasione fiscale dovrà scontare un anno di pena ai servizi sociali in un centro di accoglienza. E così, il potente Numa dovrà mettersi a disposizione di chi non ha nulla, degli ultimi. Tra questi c’è Bruno (Elio Germano), un giovane padre che frequenta il centro con il figlio in seguito ad un tracollo economico. L’incontro sembrerebbe offrire ad entrambi l’occasione per una rinascita all’insegna dei buoni sentimenti e dell’amicizia, ma quando c’è il denaro - e un variegato gruppo di senzatetto - di mezzo…



Uno scalcinato manipolo di antieroi che si aggira per zone che i cittadini romani conoscono bene, sia per la concentrazione di 'gente di strada' sia per essere abitualmente meta di serate, anche danzanti. Già, perché la galleria dove li vediamo accamparsi è quella davanti al Ministero dell'Interno di Piazza del Viminale 1, mentre il Centro di accoglienza dove molta dell'azione si svolge è in realtà la Ex Dogana di Viale dello Scalo S. Lorenzo 10 - spazio multifunzionale "in cui l'arte, la musica e il divertimento si fondono" che ospita spesso dj set oltre al planetario cittadino - per altro non lontana dall'Istituto Comprensivo Statale di via Tiburtina Antica 25, che frequenta il piccolo Nicola (Francesco Gheghi).

E chi frequenta quelle parti, non avrà difficoltà a riconoscere la piccola e storica edicola di Piazzale Tiburtino, subito fuori dal tunnel di Piazza di Porta San Lorenzo, o i marciapiedi della Stazione Termini - lato via Giolitti - dove padre e figlio incontrano le tre "escort psicologhe" prima di finire a cenare al ristorante Sushi 999 Wok di via Tor Cervara 283. Locale 'fuori mano', rispetto all'area di cui parlavamo, ma che rende perfettamente un universo al quale appartiene sicuramente la sala Bingo Dubai Palace di via Tiburtina 1139 (dove, per girare, si è dovuto richiedere uno speciale permesso alla Questura di Roma per l/ingresso del suddetto minore, "in deroga al divieto assoluto d’ingresso dei minori nelle sale giochi").

E se per alcune scene in esterni ci si è spostati in Abruzzo, a Campo Imperatore, sulle montagne di Castel del Monte in provincia dell'Aquila, "le parti in campagna le abbiamo davvero fatte dietro Roma, alle cave della Magliana, dove si giravano gli spaghetti western di una volta", come svela Elio Germano. E dire che - gli fa eco il regista - "in un primo tempo avevo pensato di girare il film a Milano""Poi ho pensato che Roma potesse permettersi un racconto sulla povertà più comico. Forse per una tradizione che sta dentro la lingua e che permette di sorridere della povertà", aggiunge, ma forse anche perché "per girare il mio film a Milano serviva un milione di euro in più rispetto al budget romano".
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