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Palinuro: la terra delle primule più rare 

La specie endemica è l’unica pianta della famiglia Primulaceae a non crescere in ambiente alpino. E’ il simbolo del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano

Primula
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Primula
Dai diamanti non nasce niente cantava Fabrizio de Andrè, riconoscendo alle gemme più preziose la qualità di generarsi nel dolore e nel cordoglio. Una sintesi poetica che ben si adatta a una delle ricchezze più fragili della nostra penisola; la Primula di Palinuro. La pianta, appartenente alla famiglia delle Primulaceae, è un fiore dall’aspetto vitale, di colore giallo e dall’intermittente presenza sul territorio. La si osserva infatti nella zona di Capo Palinuro e degli Infreschi (Marina di Camerota), presso le coste rocciose in località Scalea ( Calabria) e nell’unica località di Punta Caina sulla costa della Basilicata, presso Maratea. Otre a questo, la Primula è la specie più significativa del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano (di sicuro il luogo migliore dove poterle ammirare) nonché simbolo del parco che è il secondo in Italia per dimensioni, conosciuta dai naturalisti di tutto il mondo ed inserita negli elenchi internazionali delle specie protette e a rischio di estinzione. 

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La latitudine così a sud è una novità che contribuisce a rendere la specie endemica di Palinuro, una delle rarità dell’intero territorio nostrano. Ma lo spingersi così a meridione dell’Italia, non è l’unica caratteristica peculiare dell’esemplare di Primulaceae. La variante di Palinuro ha delle affinità con il carattere degli abitanti che popolano la costa. E’ coraggiosa, cresce prevalentemente su un suolo ostile come quello che caratterizza le coste calcaree lucane, fronteggia il Tirreno senza timore  con la delicatezza dei petali giallastri e lo stelo di circa 15- 20 centimetri, ed è infine l’unica primula ad oggi conosciuta capace di crescere in ambiente non montano.

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In particolare l’esemplare si presenta come una folta rosetta di foglie carnose, vischiose, coriacee ma non rigide, con margine dentato cartilagineo, che crescono in stretta aderenza alla roccia. Ulteriore caratteristica che la distingue è poi una sottospecie di saggezza. Il fiore è unanimemente considerato un fossile vivente, una specie risalente almeno a due milioni e mezzo di anni fa e unica superstite di un’intera famiglia di Primulaceae non sopravvissute alla glaciazione del quaternario. Infine la fierezza. La pianta si sviluppa infatti a 200 metri di altezza; una quota che le fa di certo dominare il territorio con uno sguardo e una tempra del tutto particolari.
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