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Argimusco, le rocce dei misteri

L'altopiano siciliano custodisce uno dei siti rupestri più interessanti e misteriosi dell'Italia meridionale

argimusco sicilia
©Graziella Milazzo/Wikimedia Commons CC BY SA 4.0
L'Orante al calar della sera
A volte, osservando certi paesaggi, è difficile individuare il confine tra opere della natura ed opere dell'uomo. E' difficile comprendere se e come l'uomo possa essere intervenuto sull'ambiente che lo circondava creando scenari tanto suggestivi quanto di ardua interpretazione da parte dei posteri, costretti a porsi innumerevoli domande sulla funzione di alcuni siti dall'aspetto davvero curioso. E' il caso dell'Argimusco, un affascinante altopiano siciliano di altitudine compresa tra i 1165 e i 1230 metri s.l.m. adagiato tra i Monti Peloritani e i Nebrodi, poco a nord dell'Etna. Un luogo dai paesaggi scenografici e dalla storia misteriosa in cui panorami mozzafiato si fondono con formazioni rocciose dall'aspetto surreale che assumono forme ora zoomorfe ora antropomorfe le cui origini e funzioni non sono ancora state accertate. Ancora non si sa con sicurezza se queste pietre millenarie siano state modellate soltanto dalla natura o se anche l'uomo ci abbia messo il suo zampino, non si sa con precisione per cosa venissero utilizzate. Quel che è certo è che queste enormi rocce abbiano conosciuto molto da vicino i nostri antenati e che, nelle loro forme curiose, ne custodiscano il ricordo.

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Opera della natura o dell'uomo?

Questo altopiano dal fascino ancestrale si innalza dalla Val Demona, in provincia di Messina ed il sito delle Rocche di Argimusco, considerato uno dei complessi rupestri più interessanti di tutta l'Italia meridionale, sorge non lontano da Montalbano Elicona e dalla Riserva Naturale del Bosco di Malabotta. Queste enormi pietre simili a megaliti si innalzano meravigliose dal verde della vegetazione suggerendo similitudini con alcuni famosi siti preistorici dell'Europa settentrionale, tanto da far attribuire al sito l'appellativo di “Stonehenge siciliana”. Tale parallelismo, però, è da molti considerato inappropriato perchè le rocce dell'Argimusco, secondo buona parte delle interpretazioni fornite dagli studiosi sulla loro natura, non sarebbero dei megaliti, ma delle pietre naturali modellate dall'acqua e dal vento e, solo in parte, anche dall'uomo che le ha adattate alle funzioni, ancora in parte poco chiare, per le quali intendeva impiegarle. Non sarebbero stati, dunque, i nostri antenati a creare il sito, probabilmente per utilizzi astronomici, calendaristici e/o rituali, ma la natura stessa, e l'uomo, scopertane l'esistenza, sarebbe intervenuto soltanto modellando parzialmente le rocce presenti per renderle più funzionali ai propri scopi.

(©Graziella Milazzo/CC BY SA 4.0)
 
Qualunque sia, però, la reale origine di queste formazioni, è innegabile che il loro aspetto eserciti un fascino tutto particolare in chi le guarda. Gli studiosi che le hanno osservate hanno, man mano, riconosciuto diverse somiglianze con oggetti, forme animali ed umane ed hanno provveduto alla loro identificazione mediante l'attribuzione di nomi che ne agevolassero l'individuazione. Esplorando il sito, dunque, si potranno ammirare dei massi di forma allungata generalmente associati ai simboli sessuali maschile e femminile, una roccia, chiamata l'Aquila, che come si può osservare nella foto in alto ricorda un rapace con le ali spiegate e la punta del becco rivolta verso l'Etna, una roccia simile ad un volto umano con un foro in corrispondenza dell'occhio (probabilmente usato a scopi astronomici) generalmente identificata come il Guerriero o il Sacerdote. Questa stessa roccia, osservata dal lato opposto, quello occidentale, ricorda piuttosto la forma di un primate e per questo viene chiamata con il nome di Scimmia o Babbuino. Altre rocce richiamano forme animali, e passeggiando per l'altopiano si potranno, quindi, incontrare il Capro ed anche la Civetta. Ma la più suggestiva e scenografica delle rocce dell'Argimusco è, sicuramente, quella dell'Orante, nella foto in basso, che emerge dalla cosiddetta Rupe dell'Acqua e ricorda una figura femminile in preghiera alta oltre 25 metri con il volto rivolto a settentrione.

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(©Graziella Milazzo/CC BY SA 4.0)
 
L'Argimusco dei misteri

Alcune rocce, poi, presentano forme che secondo alcuni difficilmente possono essere attribuite alla sola erosione naturale. Ci sono pietre quasi perfettamente sferiche, ed altre che presentano cavità di forme talmente regolari da farle sembrare, piuttosto, delle vasche ricavate volontariamente da un essere umano. Proprio la presenza di rocce con forme apparentemente funzionali e con sembianze che, spesso, evocano significati simbolici talvolta associati all'alchimia (come la Civetta, l'Alambicco e il Pellicano), ha indotto alcuni studiosi, come Paul Devins, a ritenere che il sito fosse impiegato per riti sacri ed esoterici. La vicinanza delle rocce con Montalbano Elicona, dove spesso soggiornò Arnaldo da Villanova, al quale in epoca medievale vennero attribuiti studi magici ed alchemici, sembrerebbero avallare questa tesi. Si pensa persino che l'alchimista, legato ai reali d'Aragona che aveva in cura, avesse realizzato ed utilizzato il sito per l'applicazione della medicina astronomica. In questa ottica, dunque, la strana vasca scavata nella roccia che si vede nella foto in basso sarebbe stata destinata all'allevamento delle le sanguisughe utilizzate per effettuare i salassi. Sulla base di queste considerazioni, dunque, quello che in molti ritengono un sito frequentato e modellato dall'uomo in epoca neolitica, non sarebbe altro che una realizzazione di epoca medievale da interpretare, secondo Devins, come Specchio delle Stelle. Alcune delle rocce presenti sull'Argimusco, infatti, avrebbero delle forme che richiamano quelle di alcune costellazioni della volta celeste. Ed in base agli studi effettuati, osservando il cielo nel periodo a ridosso del solstizio d'estate, si noterebbe l'esatta coincidenza della posizione e della sequenza delle costellazioni di Cigno, Freccia, Aquila, Serpente, Ofiuco, Vergine, Leone, Corvo, Idra e Cratere con quella delle rocce ad esse corrispondenti, come, appunto, se vi si specchiassero.

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Panorami mozzafiato a 360°

Le tante incertezze che aleggiano su questo sito sono dovute, probabilmente, anche all'assenza di una capillare opera di scavi archeologici che indaghino sulle sue origini e sugli effettivi utilizzi da parte dei nostri antenati. Ma tra misteri e “scherzi della natura”, le Rocche dell'Argimusco regalano in ogni caso emozioni davvero uniche che vengono rese ancora più speciali dalla bellezza del contesto naturalistico in cui sorgono. L'Altopiano, infatti, si erge in una magnifica posizione panoramica che permette di spaziare con lo sguardo sino ad alcuni dei luoghi più belli della Sicilia, come l'Etna, le Isole Eolie, le montagne Rocca Salvatesta e Montagna di Vernà, capo Tindari, capo Calavà e capo Milazzo. L'altopiano, inoltre, si trova all'interno della Riserva Naturale Orientata Bosco di Malabotta che custodisce uno dei boschi più antichi della Sicilia

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