Cerca nel sito
HOME  / gusto
Prodotti Dop Umbria Ricette con Farro di Monteleone di Spoleto

Umbria, il "farro d'oro" di Monteleone di Spoleto

Nel borgo umbro la coltivazione del farro ha radici che affondano nel Medioevo. E con la farina di questo cereale è possibile preparare deliziose crepes dolci o salate

campo di cereali<br>
iStock
Campo di farro
Il Farro di Monteleone di Spoleto DOP ha origini antiche. Una ricerca negli archivi ha permesso di trovare documenti che attestano come la coltivazione di questo cereale si diffuse a Monteleone di Spoleto a partire dal XVI secolo, grazie a tecniche colturali che, tramandate di padre in figlio, hanno permesso di migliorare ed aumentare nel tempo la produzione di questo cereale. Nonostante sia un cereale coltivato, conserva una caratteristica comune a quelli selvatici cioè quella di non perdere una parte della pula (glume e giumelle) anche dopo una normale trebbiatura.

Leggi anche: IL SOLE DELLA GARFAGNANA

LA TRADIZIONE  Il farro, chiamato in Umbria "farre" è una pianta resistente al freddo, adatta ai terreni poveri, coltivata in zone di montagna con inverni lunghi e rigidi. L’unica località dell’Umbria dove si coltiva ancora questo cereale antico è Monteleone di Spoleto. Alcune tracce di Triticum dicoccum (Farro di Monteleone) sono state rinvenute in alcune tombe Egiziane anteriori al periodo dinastico, ad Aquileia in Italia all’età del Bronzo. Il farro era la base del “Plus”, minestra di cereali per i Greci e Romani; era parte integrante del vettovagliamento dell’esercito Romano.

Leggi anche: A NORCIA CON SUA MAESTA’ RE TARTUFO

LA DENOMINAZIONE Nel 2010 il farro di Monteleone di Spoleto ha ottenuto la Denominazione di Origine Protetta. Per il raggiungimento di tale denominazione, nel 2002 era stata costituita l’Associazione Farro di Monteleone di Spoleto.

Leggi anche: COSA HANNO DI SPECIALE LE TOVAGLIE DI PERUGIA

LE CARATTERISTICHE Le condizioni pedoclimatiche della zona di produzione, con terreni che impediscono il ristagno nelle stagioni umide, contribuiscono a definire le caratteristiche specifiche del Farro di Monteleone di Spoleto DOP, quali la spiga piatta, corta, affusolata - con ariste non troppo lunghe e leggermente divaricate - e la cariosside di colore marrone chiaro ambrato, che si presenta vitrea e compatta con residui farinosi alla frattura.

Leggi anche: UMBRIA, LA REGIONE PIU’ ROMANTICA D’ITALIA

LA PRODUZIONE I prodotti DOP più commercializzati sono il farro semiperlato e il farro spezzato. E’ una pianta ad habitus primaverile adatta alla semina di fine inverno nelle zone montane dove i terreni scoscesi calcarei sassosi, ricchi di fosforo ed a bassa disponibilità di potassio, impediscono il ristagno dell’acqua nelle stagioni umide. Il chicco, ancora in buccia, entra nel ciclo produttivo ove si alternano la vagliatura (che permette di eliminare eventuali impurità), la decorticatura (l’eliminazione della veste), la perlatura (l’eliminazione di parte della pellicola che avvolge il chicco); quest’ultima fase consente una cottura in minor tempo e senza ammollo e, infine il confezionamento. Il Farro di Monteleone di Spoleto si è adattato nel corso del tempo alle condizioni climatiche tipiche montane dagli inverni molto rigidi con frequenti gelate, resistendo fruttuosamente.

Leggi anche: FORESTA UMBRA, I TOUR PIU’ BELLI D’AUTUNNO

LA CULTURA La diffusione del farro nella zona di Monteleone di Spoleto è attestata anche dagli appellativi di "mangiafarre" o "farrari de San Nicola" con cui gli abitanti dei comuni vicini indicavano i monteleonesi. Quest'ultima denominazione fa riferimento al rituale del Farro di S. Nicola che si svolge da tempo immemorabile il 5 dicembre, nella vigilia della ricorrenza del Santo, patrono del paese. Il Parroco prepara nella canonica della chiesa di S. Nicola una minestra di farro che viene cotta in un grande caldaio appeso sul focolare. Il farro viene distribuito a mezzogiorno con sugo di magro agli abitanti di Monteleone, a cominciare dai bambini che sono i destinatari privilegiati del rituale e che, per l'occasione, anticipano l'uscita dalla scuola. Il rituale vuole ricordare il miracolo che la tradizione attribuisce a S. Nicola che, passando per Monteleone ed impressionato dalla indigenza dei suoi abitanti, avrebbe consegnato il farro per sfamare i poveri.

IN CUCINA Può essere consumato come primo, secondo, contorno, piatto freddo o piatto unico, tenendo presente che deve essere tenuto a bagno per circa 48 ore o un minimo di 12 prima di portarlo a cottura per due ore circa. Il farro decorticato e quello triturato, che non necessitano di essere lasciati a bagno, cuociono in un tempo minore, generalmente compreso fra 20 e 30 minuti. È infine consigliabile attendere un po' prima di unire il farro al condimento, per permettergli di assorbire l'acqua e gonfiarsi al punto giusto. Ricco di vitamine e sali minerali, il Farro di Monteleone di Spoleto DOP è ingrediente fondamentale per zuppe e minestre energetiche e rinfrescanti, oltre che di molti piatti tipici locali quali l'imbrecciata, la polenta alla Valnerina, la ricetta di San Nicola.

PRODOTTI TIPICI E RICETTE DAL GUSTO ITALIANO

LA RICETTA Crepes al farro. Ingredienti: 125 gr. di farina di farro, 3 uova, 1 pizzico di sale, zucchero, 250 ml di latte, 2 cucchiai di burro, cognac (se dolci). Amalgamare farina, uova, sale e un pizzico di zucchero con il latte freddo poi aggiungere il burro ed, eventualmente, il cognac. Scaldare una padella antiaderente di 20 cm di diametro unto con poco burro. Mettere un mestolo (piccolo) di pastella nella padella (quanto basta per coprirne la base), cuocere e poi girare. Queste crepes sono buone sia dolci (abbinate a marmellata, nutella, gelato) che salate (con funghi, salsiccia, mozzarella, speck, ecc.). (poggiodelfarro.com)

Leggi anche: UNA PASTIERA PIU’ LEGGERA, CON IL FARRO (Stile.it)

IL TERRITORIO Monteleone di Spoleto è un affascinante borgo medievale della Valnerina, situato in provincia di Perugia a 978 metri sul livello del mare. Anticamente il castello era suddiviso in tre terzieri: San Nicola, San Giacomo e Santa Maria. Numerosi i monumenti e i luoghi d’interesse: la chiesa del XIV secolo di San Francesco e il suo bellissimo chiostro, la chiesa di San Nicola e quella di San Giovanni; fuori le mura le chiesette di Madonna delle Grazie, Madonna della Quercia e Madonna di Castelvecchio. Altra struttura importante è l’ex convento di clausura di Santa Caterina, secolo XVI. Monteleone affascina per i resti storici che conserva, a partire dalla via centrale del suo pittoresco borgo. Sono ben visibili e ben conservate le mura di cinta, insieme alle torri, portali e finestre medievali. Tra i monumenti di maggior spicco: la Torre dell’orologio, la piazza del mercato, Palazzo dei Priori, Palazzo Congiunti, Palazzo Bernabò e Palazzo Bernabei. Ben conservate e numerose sono le porte di accesso al borgo, fra cui Porta Spoletina, Porta della Fonte, Porta Santa Caterina e Porta Vecchia. VISITA L’UMBRIA: VAI ALLA GUIDA
 
Altre ricette
Zeppole di San Giuseppe
Risotto con La Ciuìga
Panissa

Leggi anche:
Una dieta per il cambio di stagione (Stile.it)
I parchi più belli d’Italia, in attesa del vincitore
I fondatori di Gualdo Tadino
Foto: Umbria, il cuore verde dell’Italia è Dop

*****AVVISO AI LETTORI******  
Segui le news di Turismo.it su Twitter e su Facebook
Saperne di più su GUSTO
Correlati per regione
Seguici su:
Le Offerte della Settimana
Altri luoghi da visitare
Chi siamo | Privacy | Cookie Policy | Copyright © 2019 GEDI Digital S.r.l. Tutti i diritti riservati