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Torino Parco del Valentino

Torino, al Parco del Valentino con il Lampione degli Innamorati

Il parco simbolo del capoluogo torinese è un autentico scrigno di tesori

Parco del Valentino
©Guida Torino
Parco del Valentino, Lampione degli Innamorati
Al pari della Mole Antonelliana, il Parco del Valentino è uno dei simboli della città di Torino. Non solo è il più famoso e antico parco della città, ma ospita un patrimonio arboreo di notevole interesse raccogliendo numerose specie di fiori esotici. Affonda le proprie origini in epoca remota, essendo già in uso, durante il Medioevo, il toponimo di Valentino che poi, dal Seicento, venne ad indicare il castello dei Savoia e l'area limitrofa. Ebbe una prima realizzazione come parco nel 1630 ma si deve prevalentemente a Napoleone e all’abbattimento delle mura nella seconda metà dell’Ottocento che nacque come vera e propria occasione di svago per gli abitanti e del bisogno di verde.

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Ecco che, con i nuovi lavori, l'architetto francese Barillet-Deschamps diede origine a quello che si può ammirare oggi, ispirato dai principi del parco paesaggistico, o "all'inglese", e realizzando una migliore sistemazione di viali, boschetti, vallette artificiali, un piccolo galoppatoio e un laghetto poi prosciugato. Il parco ancora non era completato che diventò la cornice di grandi esposizioni nazionali ed internazionali, che si tennero dal 1829 al 1961. In occasione dell'Esposizione Generale Italiana del 1884 venne realizzato il cosiddetto borgo medievale con tanto di Rocca visitabile. Il polmone verde torinese costeggia il fiume Po e attrae turisti ogni giorno, ideale com’è per rilassarsi e per godere del verde e, al tempo stesso, anche di cultura grazie alle molte sculture che spuntano tra gli alberi. Tra zampilli d’acqua sorgiva, fontane, piante, fiori e percorsi plurisensoriali tanti sono gli scroci romantici che le coppie di innamorati possono trovare.

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Uno dei più famosi è quello che vede protagonista l’opera “I lampioni innamorati”, ovvero due lampioni, realizzati dal maestro artista-giardiniere Rodolfo Marasciuolo, posti su una panchina in compagnia di un gatto che si stiracchia. I due lampioni esprimono un grande senso di complicità e tenerezza con quella che sembra essere una lei china sulla spalla immaginaria della propria dolce metà. Un amore di ferro che offre un ampio ventaglio di interpretazioni, da quella che li vede come due anziani che riposano dopo una lunga passeggiata a quella che invece preferisce accomunarli a due timidi giovani alle prime esperienze amorose, ma anche la trasposizione di due genitori nell’atto di osservare la propria creatura con commozione. In qualunque modo la si voglia interpretare, l’opera esprime sempre e comunque un amore che, fosse anche un po’ arrugginito col tempo, rimane solido essendo di ferro.


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