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Roma monumenti da vedere Michelangelo Cristo Risorto Minerva  

Roma, il Cristo Risorto di Michelangelo

Bisogna varcare la soglia della Basilica di Santa Maria Sopra Minerva nel centro storico della Città Eterna per conoscere un’opera poco stimata anche dallo stesso artista

Basilica di Santa Maria sopra Minerva, Roma<br>
© Michelangelo Buonarroti è tornato
Roma, Cristo Risorto
Sembra quasi perdersi tra le meraviglie del centro storico di Roma l’antica Basilica di Santa Maria sopra Minerva: esternamente, infatti, appare piuttosto anonima se non fosse per il celebre obelisco del Bernini con l’elefante, che ne contraddistingue la piazza antistante. Una volta varcato l’interno, però, ci si deve ricredere, con gli elementi strutturali e decorativi che la rendono importante e la sua architettura che le dona il primato di essere l’unica chiesa gotica della Città Eterna.

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Qui è custodito uno dei tanti capolavori di Michelangelo Buonarroti, per molti poco conosciuto data la fama schiacciante di opere più celebri come il Bacco, la Pietà vaticana, il David, il Mosè, la Madonna di Bruges o il Tondo Doni. Si tratta del Cristo Risorto, o Cristo della Minerva, una statua marmorea realizzata nel 1519-1520 alta oltre due metri. La storia parte nel 1514, quando il nobiluomo romano Metello Vari commissionò a Michelangelo un Cristo a grandezza naturale, raffigurato in piedi e con la croce. Una prima versione dell'opera, nonostante fosse stata portata ad un avanzato stadio di realizzazione, venne abbandonata nel 1516 per la comparsa di una venatura nera, imperfezione del candido marmo, proprio all'altezza del volto. Passarono quindi tre anni e ci volle tanta insistenza da parte del committente per far si che l’artista incominciasse a realizzare una nuova versione della statua, questa volta terminata con successo nonostante Michelangelo non ne fosse pienamente soddisfatto.

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La statua raffigura Cristo, con le fattezze che richiamano quelle di una atleta pagano, che sostiene la croce con entrambe le mani e la gamba destra portata in avanti, coprendo l'estremità inferiore della croce, mentre la gamba sinistra rimane in secondo piano; l'intero possente torso si gira verso destra, insieme con il braccio sinistro, mentre la testa si volge in senso opposto. L'elaborazione della postura di Cristo, uomo nuovo passato indenne attraverso la morte, risulta essere nobile, elegante, vivace e sembra coinvolgere l'intera persona di Gesù in un moto di ascensione verso l'alto, in pieno accordo con il soggetto del Risorto, evidenziando quanto la posa sia estremamente studiata, con una torsione complessa ma efficace che dimostra la continua ricerca di Michelangelo verso nuove soluzioni compositive. Qui Cristo porta anche la canna e la spugna per l’aceto, simboli della passione e della morte sconfitta nella Resurrezione.

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Originariamente la figura era completamente nuda e il panneggio bronzeo all’inguine fu un complemento successivo, paragonabile alle analoghe pudiche coperture aggiunte dopo la morte dell'autore, ai nudi del "Giudizio Universale" della Sistina. Chissà se la poca fama della statua deriva anche dal fatto che lo stesso Michelangelo non l’abbia mai del tutto apprezzata essendo il risultato di un secondo tentativo, fatto sta che la Basilica custodisce comunque un tesoro inestimabile che fa compagnia ad altre opere del Quattrocento e del Cinquecento come quelle di Raffaellino del Garbo, la lastra funeraria di Beato Angelico, vari  monumenti funerari e cenotafi di Gian Lorenzo Bernini, monumenti di vari papi e cardinali per non parlare dell’architettura interna, a tre navate scandite da possenti pilastri con transetto, sulle cui navate laterali si aprono varie cappelle dall’aspetto barocco.

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