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Roma, i tesori nascosti di Villa Borghese

Quanti turisti in visita a Roma scovano L'Abisso? Struggente scultura di Pietro Canonica, artista sottovalutato che ha regalato al mondo raffinate opere degne di nota, come notava il critico Francesco Sapori

Pietro Canonica scultura<br>
© Rocaille.it
L'Abisso, Pietro Canonica
Tutti conoscono la meravigliosa Villa Borghese, il più vivo e amato parco di Roma, con le sue aree verdi di diverso tipo che vanno dal giardino all’italiana alle zone in stile inglese, con le fontane, i laghetti, i famosi edifici e i piccoli fabbricati. Tra questi si nasconde uno tesoro che, lontano dai clamori della più celebre Galleria Borghese, è in grado di rivelarsi un’autentica sorpresa per quanti vengono a passeggiare nel famoso parco romano.

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Si tratta del Museo Pietro Canonica, che fa parte del circuito dei 7 Piccoli Musei di Roma divenuti ad ingresso gratuito dalla fine di agosto. Ospita una collezione permanente dello scultore piemontese Pietro Canonica, nato a Moncalieri nel 1869 e morto a Roma nel 1959. Custode attento della tradizione artistica italiana, Canonica partecipa alle più importanti esposizioni nazionali ed internazionali riscuotendo sempre un meritato successo, venendo chiamato presso tutte le corti d’Europa dove fanno a gara per commissionargli opere celebrative eseguite con una rara perizia tecnica e una grande sicurezza nel modellato.

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Dopo la Prima Guerra Mondiale l’artista si dedica soprattutto alle grandi composizioni monumentali e celebrative e in molte piazze italiane, infatti, la memoria dei soldati caduti nella Grande Guerra si onora con un’opera di Pietro Canonica. Nel 1922, stabilitosi a Roma, ottiene dal Comune l’uso della Fortezzuola, l’edificio di Villa Borghese dove anticamente venivano allevati struzzi, pavoni e anatre per le battute di caccia, le cui stalle vennero trasformate per un uso espositivo.

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E’ qui che, oggi, si possono ammirare l’appartamento dell’artista dove tutto è rimasto immutato e alcune opere che incarnano sollennità, immortalità e sofferenza. Nel Gruppo della Battaglia di Sokarya, ad esempio, un gesso patinato a bronzo del 1928, a catturare lo sguardo di qualsiasi visitatore è una donna china al suolo, con il capo reclinato e lo sguardo quasi rassegnato, che tiene stretta il suo bambino, impaurito da ciò che lo circonda. Due busti femminili, simili ma allo stesso tempo contrapposti, sono quelli della Contessa Arline Meade e la stella del cinema degli Anni Venti, l’attrice Lyda Barelli: la prima guarda con austerità e distacco come a ricordare il suo alto rango, l’altra rappresenta invece la frivolezza e la voglia di apparire. Toccante è la Sala della Religione, dove, tra i bassorilievi della via Crucis, emerge la scultura del Cristo Flagellato, dove risalta la sofferenza e la Passione di Cristo soprattutto nell’espressione del volto, curato nei minimi dettagli.

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Chi si trova ad ammirare questi capolavori viene però rapito soprattutto da L’Abisso, un gruppo scultoreo di marmo bianco patinato che rappresenta un uomo e una donna, abbracciati, in ginocchio davanti ad un immaginario baratro: il tema è quello drammatico ed avvincente dei due amanti avvinghiati in un intenso abbraccio, con braccia, mani e capelli che si confondono e si mescolano nel fitto gioco delle pieghe delle vesti, con i volti affiancati e gli sguardi rivolti verso l’invisibile voragine che sta per inghiottirli.

Tra le varie critiche, oltre a quella di Francesco Sapori che “celebra l’esaltazione della giovinezza e della vita  con l’artista che conferma le auree risorse plastiche già tante volte manifestate e il pathos del tema che si stempera in un equilibrio formale classico dalla raffinata esecuzione”,  o quella di Diego Angeli che considera Canonica “profondo rivelatore dell’anima umana”, ci sono anche dei commenti poco favorevoli, come quelli di Vittorio Pica che, pur lodando “la gentilezza patetica ed elegante della sua ispirazione e la sapiente delicatezza della sua fattura” considera negativamente la “ ricerca formale esasperata”, a cui, secondo Ugo Ojetti, manca “ il vigore della sintesi”.

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Qualunque ne sia il commento estetico, L’Abisso fa immediatamente pensare all’amore passionale che travolge e trascina nel suo vortice fatale e c’è chi rivede anche un richiamo alla storia di Paolo e Francesca in chiave moderna. L’immagine del vortice viene chiaramente suggerita dalla circolarità che si ripete tra le posizioni delle braccia e dei panneggi, che costruiscono una sorta di gabbia circolare intorno alla quale si sviluppa la composizione, nonostante i busti dei protagonisti siano spinti in avanti come se si sporgessero sull’immaginario abisso che ingoia il loro amore. Ingiustamente sottovalutato, Pietro Canonica, che fu anche un compositore, merita di essere riscoperto e riportato agli onori vista anche la diffusione delle sue opere che si trovano in giro per il mondo, dalla Turchia all’Argentina, dalla Colombia alla Russia, oltre ai preziosi tesori custoditi su territorio italiano.

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Informazioni utili
Museo Pietro Canonica
Viale Pietro Canonica (Piazza di Siena) 2, Villa Borghese
Orari:
Dal martedì alla domenica
Ottobre - maggio ore 10.00 - 16.00
Giugno - settembre ore 13.00 - 19.00
24 e 31 dicembre 10.00-14.00
Giorni di chiusura Lunedì, 25 dicembre, 1° gennaio, 1° maggio
Ingresso gratuito
Per informazioni e prenotazioni:
Tel: 06 06 08 (tutti i giorni 9.00-21.00) al costo di una telefonata urbana

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