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Venezia, la città dell'oro e del legno

Un altro volto della bellezza lagunare è quello delle lussuose decorazioni dei Doradori, abili lavoratori che impreziosiscono gli interni di palazzi e chiese con la loro arte.

Lavorazione pareti in legno dorato
Courtesy of©Photos.com/iStock
Lavorazione pareti in legno dorato
Venezia non è solo la città delle gondole e del Carnevale: addentrandosi tra i canali e i carruggi popolati da ghiotti bacari, si scopre qualcosa di magico che racconta il fascino delle arti minori che hanno contribuito a trasformare la bellezza lagunare in una città ricca di inestimabili tesori. Parliamo dei doradori, una classe lavorativa altamente specializzata che si avvaleva della foglia d’oro zecchino per impreziosire manufatti lignei con ornamenti delicati ed eleganti, testimonianze di un illustre passato che, fortunatamente, vive ancora nel presente.
 
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LA TRADIZIONE I Doradori altro non sono che artigiani che, con le loro abilità manuali, riuscirono a celebrare, nel migliore dei modi, il lusso e la ricchezza di Venezia; nel tardo barocco si contavano in città circa 33 botteghe attive nel settore per un totale di 64 maestri, 70 lavoranti e 10 garzoni. Fu il Settecento, periodo di grande splendore nel campo delle arti, che vide la massima fioritura di questo mestiere: dopo il grande boom, a smorzare i toni fu l’arrivo della crisi economico-sociale che colpì Venezia a partire dal 1797 mettendo in difficoltà il perpetuare dell’attività degli intagliatori e doratori che, non essendo più tutelati dalla normativa corporativa soppressa da Napoleone nel 1807, chiusero molte dell'attività. Poche, pochissime, circa una decina quelle che sopravvissero nel corso dell'Ottocento.

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LE CARATTERISTICHE Grazie alla passione dei maestri artigiani veneziani che, di generazione in generazione hanno trasmesso il prezioso sapere, l'amore per la professione si è conservato nel tempo. Protagonista assoluta la foglia d'oro zecchino che, attraverso un lungo processo scaglionato in fasi ben precise, porta alla realizzazione di un prodotto di grande pregio. Si parte dalla stesura del gesso e, dopo aver aggiunto argilla rossa, chiara d’uovo e colla di pesce, si passa alla doratura e alla brunitura con pietra d’agata in grado di lucidare l'oro una volta asciutto. Con la foglia d'oro zecchino si vanno a decorare navi da parata o di rappresentanza, come il dogale Bucintoro, costruito nel 1731 quale "reggia galleggiante" dei Savoia per navigare le acque del Po. Tra gli altri oggetti lavorati spiccano anche cassoni, testiere di letti e baldacchini, cornici e, soprattutto, soffitti come quelli della Scuola di San Rocco di Palazzo Ducale o quelli dell’antica Scuola di Carità; da non dimenticare inoltre il fascino esercitato dalle parti lignee dei teatri come la Fenice, il principale teatro lirico di Venezia, edificato nella seconda metà del ‘700 su disegno di Giannantonio Selva. Nonostante venne distrutto e ricostruito per due volte causa incendi, tutt’oggi gli interni della location conservano un fascino senza tempo.

IL TERRITORIO Al fine di entrare nel vivo della tradizione, è possibile organizzare una visita alla Scuola dei Tira-battioro, un’elegante costruzione baroccheggiante che si trova a San Stae là dove, un tempo, come tradizione vuole, avveniva l’insegnamento delle Arti e dei Mestieri e, nello specifico, si apprendeva a lavorare la foglia d’oro zecchino.

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INDIRIZZI Oggigiorno sono pochissimi gli eredi delle tradizioni legate a mestieri artigiani antichi come i Doratori, un'arte che risulta essere a rischio d'estinzione: le zone più attive sono Campo San Stefano, nel sestiere di San Marco o accanto alla Ruga Giuffa, un’importante zona commerciale ricca di negozi, abitata un tempo da famiglie armene che importavano dall'oriente preziose materie prime come cotone, lino, lana, seta e coloranti per le stoffe. Qui si può osservare il lavoro dei maestri artigiani varcando la soglia di quelle preziose botteghe che permettono ancora di riempire gli occhi di magia, scoprendo da vicino quella che rappresenta un pezzo di storia della Serenissima.
 
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