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Perché i "liccetti" marchigiani sono così preziosi

Alla scoperta di un'antica tecnica di tessitura che sopravvive soltanto in alcuni laboratori artigianali della regione e nelle opere d'arte in cui è rappresentata

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©igor vorobyov/iStock
Particolare di un vecchio telaio
Adagiata a circa 300 metri di altitudine sulla dorsale collinare che si erge tra le valli dei fiumi Potenza e Chienti, Macerata vanta una storia lunghissima che ha lasciato preziose tracce sul suo territorio. Una passeggiata per il centro o una gita per la provincia permette di scoprire una moltitudine di splendidi palazzi e magnifiche chiese dove è ancora possibile osservare dal vivo le preziose testimonianze di un'arte antica e, ormai, quasi perduta, oggi custodita soltanto da alcune esperte artigiane che si sono battute affinchè l'inesorabile trascorrere del tempo non ne provocasse l'estinzione. Si tratta dei liccetti, un'antichissima tecnica di tessitura ampiamente documentata anche in numerosi e rinomati dipinti.

LA TRADIZIONE Risale, certamente, almeno all'Alto Medioevo la tradizione legata alla realizzazione di tovaglie dai bordi decorati che ben si adattavano ai tavoli dell'epoca, dalle proporzioni lunghe e strette. Sviluppatosi e diffusosi sull'Appennino Umbro-Marchigiano nel corso del Medioevo, l'utilizzo di questa tecnica che permetteva di ottenere motivi decorati sui tessuti è testimoniato anche in numerosi dipinti del XIV e XV secolo, primi su tutti alcuni famosi capolavori di Leonardo, Giotto, Perugino, Antonio da Fabriano e Ghirlandaio, come l'Ultima Cena di Leonardo e Le Nozze di Cana di Giotto nei quali sono rappresentate tovaglie ottenute proprio con questa tecnica. Impostando il telaio, il disegno che si intendeva ottenere veniva riprodotto e ripetuto sul tessuto creando ornamenti geometrici, oppure a tema prevalentemente naturalistico stilizzato. Sebbene manufatti ottenuti in maniera analoga fossero diffusi anche in altre parti del Paese, soltanto quelli della tradizione marchigiana sono accomunati da alcune caratteristiche distintive, che riguardano prevalentemente il tipo di filati impiegati e la distribuzione del decoro sui tessuti che se ne ottenevano. Oggi quest'arte antica quanto affascinante è rimasta appannaggio quasi esclusivo di questa regione italiana, dell'area di Macerata in particolar modo, dove l'attribuzione del marchio Marche Eccellenza Artigiana e la recente introduzione di un disciplinare di produzione che regolamenta l'attività l'hanno di fatto riconosciuta come un prezioso patrimonio di elevato valore storico, culturale ed artistico della tradizione locale.

LE CARATTERISTICHE Ciò che rende inconfondibili i manufatti di produzione marchigiana è la materia prima impiegata che, contrariamente a quanto avveniva in altre zone, era rappresentata prevalentemente da filati meno e preziosi, come il cotone, il lino o la canapa. La decorazione, inoltre, sui tessuti di fattura marchigiana occupava soltanto i bordi o fasce isolate della tela, lasciando, generalmente, vuota la parte centrale. Per ottenere i motivi ornamentali desiderati, il telaio veniva impostato e programmato in modo tale che una serie di cordicelle permettessero l'abbassamento simultaneo dei fili di ordito corrispondenti al disegno da realizzare. Con questa tecnica, generalmente praticata specialmente nei conventi, si ottenevano, soprattutto, tovagliati caratterizzati, talvolta, da un'iconografia dalla elevata connotazione simbolica. Tra i soggetti più comuni sono stati individuati, nel corso del tempo, draghi, leoni, aquile, pavoni ed alberi della vita.

IL TERRITORIO Chi desiderasse approfondire la storia, l'evoluzione e l'interpretazione di questa interessante tecnica di tessitura può intraprendere un affascinante itinerario tra le bellezze marchigiane alla scoperta di preziose testimonianze riguardanti la tradizione dei liccetti sia sotto forma di reperti tessili che di opere pittoriche e scultoree. Lungo il percorso si visiteranno la chiesa di Sant'Eustachio di Belforte del Chienti, il Tempio Ducale della Santissima Annunziata, le chiese di Colle Antino e di Sentino, il Museo Diocesano e il Centro Permanente dell'Artigianato Artistico a Camerino, la Pinacoteca Parrocchiale di Corridonia e il Museo Piersanti di Matelica, la chiesa di San Filippo di San Severino Marche, la Basilica di San Nicola di Tolentino, la collezione privata Ingegner Maraviglia a Caldarola, la cattedrale di Sant'Esperanzio a Cingoli, la chiesa di San Giusto, la collezione privata di Franca Caprodossi e il Museo Storico del Territorio a Pievebovigliana e il Museo della Nostra Terra di Pievetorina. E per chi, invece, preferisse soffermarsi a Macerata, l'appuntamento è nel laboratorio-museo La Tela dove, oltre a prendere parte a laboratori ed incontri didattici per ogni livello di esperienza e preparazione, si possono scoprire la storia e i segreti della tecnica dei liccetti attraverso un percorso di visita suddiviso in tre differenti ambiti tematici: “il corridoio degli strumenti e della memoria” dove ammirare attrezzi risalenti alla fine del XIX e agli inizi del XX secolo, oltre che la ricostruzione di due tipologie di telaio di epoca preistorica; “l'angolo della tessitura a liccetti” ricco di testimonianze fotografiche raffiguranti i dipinti che testimoniano l'importanza e la diffusione di questa tecnica, in cui è stato installato un telaio impostato con il programma a liccetti utilizzato per esperienze didattiche e interattive; “il giardino delle piante per il filo e per il cotone” adornato con specie vegetali utilizzate per la tessitura e per la coloritura dei tessuti.

GLI INDIRIZZI Sono pochi, ormai, i laboratori marchigiani dediti alla tecnica dei liccetti. Oltre che a “La Tela” di Macerata, in Vicolo Vecchio, si possono ammirare splendidi manufatti anche presso L'Artelaio a Matelica, in via Umberto I presso il Museo Piersanti, Il Telaio della Pieve a Pievebovigliana, in via Don Orione, e Il Telaio di Santa Maria delle Rose a S. Angelo in Pontano, in via del Castello.

DA VEDERE A MACERATA: VAI ALLA GUIDA

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