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Le emozioni della commemorazione dei defunti in Calabria e non solo

Affascinanti tradizioni legate alle celebrazioni del giorno dei Morti 

zucche halloween 
©Liliboas/iStock
Zucche intagliate
Tra zucche e mostri, tra santi e defunti, tra maschere e dolcetti, tra usanze cristiane e pagane, italiane ed anglosassoni, si è spesso creata una certa confusione tra le varie ricorrenze che si susseguono nei tre giorni tra il 31 ottobre e il 2 novembre. Se un tempo la festa di Halloween nel nostro Paese neanche esisteva, oggi, con le sue tradizioni divertenti, le maschere, e le atmosfere “horror” ma allegre e goliardiche, è diventata un po' la principale “attrazione” delle festività autunnali, specialmente tra i giovani ed a prescindere dal significato che veicola. E' importante ricordare, dunque, che oltre al “dolcetto o scherzetto”, nei giorni successivi alla notte delle zucche si celebrano prima Tutti i Santi, il 1 novembre, e poi i defunti, il 2 novembre, la cui commemorazione è un trionfo di folklore e tradizioni, spesso ancora ben radicate. In Calabria e in alcune zone del meridione se ne annoverano alcune davvero speciali.

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LA TRADIZIONE
L'usanza di ricordare le anime dei defunti in questo periodo dell'anno è molto antica ed ha origini pagane legate ad una simbologia che fa riferimento alla morte della natura con l'inizio della stagione invernale. Fu, però, in epoca cristiana che venne fissata una data precisa per la commemorazione dei cari estinti che, in molte zone d'Italia, si credeva rimanessero in qualche modo vicini ai loro familiari a lungo, proteggendoli e vegliando su di loro. Per rendere loro omaggio e tenere vivo il loro ricordo si sceglieva, dunque, di celebrarli con festeggiamenti spesso gioiosi che aiutavano da un lato a superare il lutto e a sentire sempre vicino i propri cari non più in vita, e dall'altro davano modo ai bambini di prendere familiarità con la morte senza averne paura. Proprio per esorcizzare tale timore e per abituarsi gradualmente alla scomparsa di una persona cara, in molte famiglie si continuava, per un lungo periodo dopo la morte del proprio familiare, ad apparecchiare la tavola anche per lui, come se potesse ancora sedere assieme agli altri commensali. Oggi alcune di queste usanze sono andate perdute, altre sopravvivono e rendono il 2 novembre un giorno carico di folklore e, soprattutto, di emozioni.

LE CARATTERISTICHE
La Calabria sembra essere particolarmente legata al giorno della commemorazione dei defunti. Sono tantissime, infatti, le usanze e le tradizioni in tutta la regione che rendono questa ricorrenza particolarmente affascinante. In molte località calabresi, ad esempio, oltre a lasciare la tavola apparecchiata per i cari defunti nella notte tra il 1 e il 2 novembre, si usava lasciare anche un mazzo di carte nel caso di familiari di sesso maschile. Mentre nel Vibonese e nel Catanzarese non era raro trovare persino delle lanterne ricavate dalle zucche intagliate (coccalu d’u mortu) proprio come nella festa di Halloween dei Paesi anglosassoni. Nella zona di Cosenza, invece, la celebrazione era più solenne e prevedeva la partecipazione ad un processione durante la quale veniva recitato il rosario, e poi alla Santa Messa, al ritorno dalla quale si concludeva la commemorazione con cibo e bevande per tutti. In alcune località, infine, si usava sfamare i defunti attraverso i poveri del paese che, in occasione della commemorazione, venivano omaggiati con generi alimentari o invitati a mangiare nelle case.

IL TERRITORIO
Ma ogni regione vanta le proprie usanze legate al giorno della commemorazione dei defunti. Usanze spesso legate alla tradizione gastronomica che, non a caso, vanta numerose ricette preparate proprio in questa occasione. Si tratta, spesso, di dolci, come “il grano dei morti” pugliese, ed in particolare di biscotti, come il Pane dei Morti lombardo, i Sasanelli di Gravina, le “”ossa dei morti” siciliane, le fave dei morti e le “dita degli Apostoli” calabresi, deliziosi dolcetti ripieni di cacao e spezie. In Sicilia era persino diffusa l'usanza di preparare per i bambini un cesto, il “cannistro”, colmo di deliziosi dolci che venivano nascosti e dovevano essere trovati. Una tradizione che ricorda, lontanamente, quella americana del “dolcetto o scherzetto” che, di fatto, l'ha ormai spesso soppiantata. Quella di preparare dolci per i bambini (ai quali spesso si faceva credere che fossero proprio i defunti ad averglieli portati) è, comunque, un'usanza diffusa in diverse zone d'Italia ed è legata al desiderio di rendere la morte meno dolorosa, spaventosa e lugubre per i più piccini che, invece, potevano associarla ad una ricorrenza allegra in occasione della quale i propri cari tornavano in famiglia, portando, magari, in dono deliziosi dolcetti.

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GLI INDIRIZZI
Vale sempre la pena, dunque, organizzare un viaggio in questo periodo dell'anno alla scoperta di antiche tradizioni sopravvissute, talvolta, a fatica al tempo e alle contaminazioni straniere. Vale la pena, ad esempio, raggiungere Reggio Calabria per assaggiare le “Dita degli Apostoli”. E Vale la pena fermarsi a Serra San Bruno, in provincia di Vibo Valentia, ad osservare i bambini che sfilano portando con sé le loro zucche intagliate con le sembianze di un teschio chiedendo: “Mi lu pagati lu coccalu?” (Me lo pagate il teschio?) dando vita ad uno dei più affascinanti “Halloween nostrani”.







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