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Avegno, le campane suonano nella "Valle del Tempo"

La produzione di campane ed orologi da torre è valsa alla valle ligure alle spalle di Recco l'appellativo di Valle del Tempo

campane
Courtesy of ©picassocampane.com
Campane della Fonderia Picasso
Hanno scandito, per secoli, il corso del tempo. Le abbiamo sentite suonare per annunciare eventi più o meno lieti, per segnalare il pericolo, per comunicare con chi ci veglia da lassù. Le campane sono molto più di uno strumento. Eppure spesso, quando ci soffermiamo ad ammirare la facciata di una chiesa, ci concentriamo su fregi e decori, su portali e rosoni, sugli elementi che identificano lo stile architettonico dell'edificio, ed anche sul campanile. Più difficilmente, però, ci domandiamo cosa c'è all'interno di quel campanile, cosa produce quel suono familiare che accompagna le funzioni liturgiche o i rintocchi che segnalano il susseguirsi delle ore. Le campane che suonano dalle torri campanarie, invece, spesso raccontano storie lunghe ed affascinanti tanto quanto quelle degli edifici su cui sono installate, storie di mestieri antichi tramandati di generazione in generazione e che hanno reso questi strumenti dei veri e propri capolavori. Ad Avegno, in provincia di Genova, alle campane viene riconosciuto il prestigio che meritano ed, anzi, questi strumenti affascinanti rappresentano uno dei simboli della tradizione locale. Il paese, infatti, per secoli si è distinto nella produzione di campane di grande pregio grazie all'attività della famiglia Picasso che, per oltre quattrocento anni, ha legato il proprio nome e la propria vita a questa arte antica. Oggi questa lunga tradizione rivive nelle sale del Museo delle Campane di Avegno allestito presso l'antica sede della Fonderia Picasso, recentemente ristrutturata con i fondi del Progetto di Valorizzazione delle risorse naturali e culturali della Liguria ed affidata dalla famiglia alla gestione del Comune.
 
Avegno non è l'unico comune italiano a legare il proprio nome alla produzione di campane. Leggi qui per saperne di più Agnone, "il paese delle campane" tra le montagne del Molise

Un campana che suona
 
Come nasce una campana

Era il 1594 quando la famiglia Picasso intraprese la propria attività di produzione delle campane e, fino agli anni '30 del XIX secolo, a causa della difficoltà di trasporto degli strumenti, la maggior parte delle fusioni veniva effettuata direttamente nel luogo in cui avveniva l'installazione della campana, realizzando sul posto simulacri in terra locale e fornaci per la fusione del metallo. Con lo sviluppo delle strade carrozzabili, che semplificavano gli spostamenti e le operazioni di trasporto, la fonderia ebbe finalmente la possibilità di disporre di una sede fissa ad Avegno dove l'attività proseguì fino al 2005 nel rispetto delle tecniche tradizionali tramandate sin dai tempi della fondazione, dalla realizzazione del simulacro in argilla, sino alla tornitura manuale dei profili, alla realizzazione di uno stampo in terra refrattaria e alla fusione della lega di bronzo. Seguendo questi procedimenti, il ciclo produttivo di ogni strumento richiedeva circa un mese di tempo. Occorre, infatti, seguire diverse fasi per realizzare una campana finita. Innanzitutto si modella una campana di terra e canapa (chiamata "matta" o "falsa") su un cono di mattoni (il "maschio"). Quando lo strato esterno del modello è ben asciutto, si procede all'estrazione della campana "falsa" in modo da preparare il vuoto rimasto tra lo strato interno (l'anima) e quello esterno (la camicia) per la realizzazione della definitiva campana in bronzo. Il processo di fusione ha una durata di circa 7-8 ore mentre occorre soltanto una decina di minuti per effettuare la colatura del bronzo.

In Lombardia l'arte di produrre campane sopravvive ancora oggi grazie all'unica fonderia specializzata della regione ancora in attività, quella di Ripalta Cremasca. Leggi qui per saperne di più

Lavorazione di una campana nella Fonderia Picasso (©Città Metropolitana di Genova)
 
A rendere le campane della Fonderia Picasso diverse dalle altre è lo sviluppo di una esclusiva tecnica produttiva che prevedeva la realizzazione del modello su particolari torni posti in posizione orizzontale, e non verticale come di consueto si usa nelle altre fonderie di campane. In questo modo si ottenevano strumenti dall'intonazione estremamente precisa garantita dalla fusione senza rettifiche realizzata, come da tradizione, con l'antico forno a legna. Non è un caso, dunque, che le campane realizzate nella fonderia di Avegno abbiano riscosso un notevole successo ben oltre i confini locali sino a giungere nelle chiese di tutta Italia e di diversi Paesi del mondo, tra cui Brasile, Argentina, Croazia, Tanzania, Repubblica Centraficana, Perù. Grazie al recente intervento di restauro è, oggi, possibile scoprire come sono nate queste campane e come sono arrivate a fare letteralmente il giro il mondo. L'antica Fonderia Picasso, infatti, è stata trasformata in un Museo dove si possono ammirare materiali e strumenti legati alla realizzazione delle campane ed apprendere interessanti informazioni sulle tecniche di produzione che hanno consentito alla famiglia Picasso di scrivere la storia di questa arte antica e di creare autentici capolavori apprezzati in tutto il mondo. L'opera di riqualificazione dell'edificio che si sviluppa su due piani - un pianterreno e un seminterrato - ha coinvolto specialmente l'area della fornace realizzata con copertura in laterizio e struttura mista. Sin dalle origini il locale si trovava al piano terra senza alcun dislivello con la zona esterna in modo da agevolare il trasferimento di carichi pesanti e voluminosi.

In Italia c'è un'altra storica fonderia, oggi trasformata in un museo, dove hanno preso vita magnifiche campane: la Fonderia Napoleonica Eugenia a Milano. Ve ne abbiamo parlato qui

Museo dell'Orologio da Torre di Uscio (©Carlo Natale - CC BY-SA 2.0)

Nella "Valle del Tempo" tra campane ed orologi

Ma Avegno e il suo museo non sono le uniche sorprese che questa zona della Liguria riserva ai viaggiatori curiosi di scoprire alcuni degli aspetti più particolari dell'arte e della cultura italiane. Proseguendo verso nord, ad esempio, si scopre il grazioso borgo di Uscio, dalla lunga storia e dagli scorci caratteristici. Visitandolo si può ammirare l'antica pieve di Sant'Ambrogio, risalente all'XI secolo, e l'omonima chiesa di epoca ottocentesca, oltre all'interessante Museo dell'Orologio da Torre "Roberto Trebino" allestito, dal 2004, presso la vecchia sede della ditta. Come si può osservare nella foto in alto, al suo interno sono custoditi circa trenta pezzi storici di grande pregio attraverso i quali ripercorrere la storia dell'orologio da torre a partire dal XVII secolo, con antichi segnatempo lavorati a mano, sino all'epoca moderna, con i più evoluti orologi radiosincronizzati. La tradizione legata alla produzione di orologi ad Uscio e di campane ad Avegno ha donato fama mondiale alla valle alle spalle di Recco e le è valsa il suggestivo appellativo di "Valle del Tempo".

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