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Verona monumenti Chiesa di Santa Maria della Pace

Verona, perchè in una chiesa penzola un coccodrillo

Nel quartiere di San Michele Extra diverse leggende si rincorrono tra le mura della Chiesa di Santa Maria della Pace

Esterno della chiesa
©Di Adert - Opera propria, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons
Verona, cupola della Chiesa di Santa Maria della Pace 
San Michele Extra è un ex frazione di Verona, oggi inglobata nel centro abitato e diventata un vero e proprio quartiere. Qui si trovano diverse architetture religiose tra cui la Chiesa di Santa Maria della Pace, la cui storia è legata ad una leggenda. Era il 1517 quando la Repubblica di Venezia ordinò che fosse abbattuto tutto ciò che rientrava entro il chilometro e mezzo dalle mura cittadine. Vennero dunque rasi al suolo case, palazzi, chiese, alberi. Scampò solo un muretto sul quale era poggiato un affresco raffigurante una Vergine con Bambino e i Santi Bartolomeo e Antonio Abate. Proprio intorno all'immagine si sviluppò una devozione cosi intensa che il vescovo fece commissionare una chiesa per custodirla.

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Ecco, dunque, che nacque la Chiesa di Santa Maria della Pace, ampliata tra il 1931 e il 1932 nelle forme attuali, che vedono un impianto spaziale centrale ad unica aula a pianta ottagonale e sviluppo circolare esterno che non consente di presentare una facciata principale, ma provvista di un porticato di forma circolare al di sotto del quale si aprono tre ingressi. L’ambiente interno presenta prospetti ritmati da paraste angolari con capitelli di ordine composito che inquadrano ampie nicchie dove trovano sede altari laterali. Nel vano absidale è conservato l’altare maggiore che custodisce l’antico affresco devozionale della Madonna con Bambino, databile alla fine del Trecento. Per scoprire un’altra particolarità dalle origini incerte basta recarsi nell’edificio adiacente alla chiesa, dove è conservato un coccodrillo mummificato di 5 metri che pende dal soffitto.

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Tra varie ipotesi sulla sua particolare storia si narra che fosse un dono della Marchesa Bianca Bevilacqua Lazise, che lo aveva ereditato da un antenato tornato dalle crociate, nel 1608. Sembra che la nobile signora avesse fatto voto alla Madonna, per guarire da una malattia, di donare l’oggetto più raro che possedesse: una volta tornata in salute, cosi avvenne. Un’altra storia racconta invece che il rettile venne portato a San Michele da alcuni membri di una facoltosa famiglia e che, una volta cresciuto, venne abbandonato nelle acquitrinose campagne lungo il corso dell’Adige. Qui si aggirava indisturbato terrorizzando la popolazione e divorando greggi e bambini, senza che nessun cacciatore riuscisse a prenderlo. Infine, una fanciulla, ispirata dalla Vergine Maria, consigliò di scavare un pozzo, ricoprirlo di arbusti e metterci sopra dei pezzi di carne come esca. Il coccodrillo finì nella trappola, catturato e ucciso,  per essere posto nella chiesa come un qualunque ex voto, con la testa rivolta a Verona e la coda verso l’altare della Madonna.
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