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Verona Chiesa di Santa Maria in Organo

Verona, cosa nasconde la Chiesa di Santa Maria in Organo

E' un luogo sacro ricco di testimonianze artistiche poco note: scopriamo quali

Facciata
©iStockphoto
Esterno della Chiesa di Santa Maria in Organo
Ci sono delle tappe imprenscindibili quando si visita Verona, tra cui diverse chiese che vale la pena visitare. Se tra le più famose ci sono Sant’Anastasia, il Duomo di Santa Maria Matricolare, San Fermo, San Zeno e Sant’Eufemia, merita un’attenzione in più anche la Chiesa di Santa Maria in Organo. Non solo per il fatto che si tratta del più antico monastero di cui si abbia testimonianza per la città di Verona, quanto per lo splendido interno che conserva una straordinaria decorazione pittorica. Le sue origini si perdono in età longobarda, tra il VI e il VII secolo d.C., e la sua storia vede distruzioni, terremoti e ricostruzioni fino a farla diventare una delle abbazie più ricche della città.

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La maestosa facciata è incompiuta e si presenta divisa in due parti nettamente distinte. La parte inferiore in marmo bianco è rinascimentale e più recente, con tre imponenti arcate separate da paraste e semicolonne corinzie, mentre la parte superiore è gotico-romanica e mantiene l'originario rivestimento che alternava filari di mattoni in cotto e tufo. Anche il campanile che erge sul fianco destro della chiesa è di stampo rinascimentale, con ordini sovrapposti di finestre bifore. Appena varcata la soglia il visitatore è avvolto dalla ricchissima decorazione pittorica che copre i frontoni della navata centrale, le pale, le cappelle laterali e la sagrestia. Ma il vero gioiello non è svelato in realtà cosi facilmente. Bisogna andare tra le pareti del presbiterio, dietro l’altare, per ammirare una delle opere d'arte più incredibili di Verona, nascosta a quanti non sono cosi attenti ai dettagli.

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Sono le tarsie lignee di fra Giovanni da Verona, un vero gioiello artistico. Si tratta di quarantuno stalli, i cui riquadri dello schienale, incorniciati da pilastrini fittamente intagliati, sono costituiti da incredibili tarsie che rappresentano una summa dell'arte prospettica italiana. Si possono notare scorci di falsi armadi e vedute della città costituiti da accostamenti di legni di colori diversi che si fa fatica a credere non siano dipinti. Realizzate tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo le tarsie raffigurano con certosina maestria non solo paesaggi urbani di Verona e della città ideale ma anche allegorie, nature morte, oggetti comuni e d'uso liturgico. Dello stesso autore anche il superbo candelabro del cero pasquale in noce, alto quasi quattro metri, in cui sono intarsiati delfini, sfingi e immagini di santi.
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