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Arsenale Venezia Leone del Pireo leoni leggenda

Venezia: e se i leoni dell’Arsenale non fossero solo statue?

Le fiere che fanno da guardia ad uno dei luoghi simbolo della Serenissima sono avvolti da molte leggende

Arsenale di Venezia
istockphotos
I leoni a guardia dell'Arsenale
Oltre a quello alato di San Marco, ci sono altri quattro leoni molto famosi a Venezia, e si tratta delle fiere che fanno la guardia all’Arsenale. La più nota, detta il Leone del Pireo, vanta una storia illustre. Questa statua leonina si trovava infatti al porto di Atene, il Pireo appunto, presumibilmente già nel I o II secolo, ed era così famosa che gli italiani chiamavano quel luogo Porto Leone. E’ nota anche per gli atti vandalici che mercenari scandinavi le inflissero, incidendo sul corpo della statua elaborate rune e iscrizioni.

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Fu trasferita a Venezia in seguito alla presa di Atene avvenuta nel 1687 da parte del comandante navale Francesco Morosini, durante le guerre contro l’Impero Ottomano. I veneziani assediarono e razziarono Atene, e il famoso Leone divenne parte del bottino di guerra. Un bottino illustre, che venne messo a guardia simbolica dell’Arsenale di Venezia, l’antico complesso di cantieri navali della Serenissima, simbolicamente il luogo più importante della florida epoca della Repubblica Veneta. Oggi sede principale della Biennale. Accanto ad esso, furono posti altri tre leoni originali dell’arte greca, tra cui l’antichissimo Leone di Delo, il Leone dell'Hephaisteion e un quarto di dimensioni e storia più modeste. 



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Ebbene, una leggenda aleggia su questi leoni, ed è una leggenda che parla di morte, ma anche di magia. Si narra infatti che agli inizi del 1700 una fortissima tempesta colpì Venezia. Fatto singolare, il mattino dopo vennero rinvenuti nella zona dell’arsenale i corpi dilaniati di due uomini. Sembravano essere stati sbranati da bestie. Si cercò di capire se fossero sfuggite delle fiere feroci da qualche serraglio, e si misero degli uomini a guardia dell’area, ma nulla emerse. La gente cominciava ad avere paura. La sorveglianza della zona fu affidata al Capitano Giustinian della Marina. Dopo una settimana, avvenne un’altra tempesta, e anche questa volta, cessato il maltempo, venne rinvenuto il corpo straziato di un uomo, quello di Jacopo Zanchi. Gli abitanti della zona dell’Arsenale erano sempre più spaventati, e la vedova Zanchi non migliorò la situazione facendo una scenata tra le calli. Le urla della donna, attirarono le attenzioni di un noto mercante e usuraio della zona, detto Foscaro, che si affacciò alla finestra e velatamente minacciò la donna, chiedendosi a voce alta dove sarebbe finita tanta baldanza alla prossima notte di tempesta. Giustinian aumentò ulteriormente la sicurezza, e dopo sei notti, durante una tempesta, decise di appostarsi nascosto accanto all’ingresso dell’Arsenale.

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Ciò che accadde davanti ai suoi occhi, fu vera e propria magia. Tra tuoni e bagliori luminosi, si materializzò Foscaro accanto ai leoni. Sfiorò una delle iscrizioni runiche che punteggiavano il corpo del Leone del Pireo, leggendola a voce alta: un fulmine colpì la statua, che prese vita. Uno, due, tre leoni presero vita, e aggredirono la vedova Zanchi che in quel momento stava passando proprio lì accanto con un’amica. Solo allora il capitano Giustinian intervenne, colpendo al petto il vecchio Foscaro. A quel punto la tempesta cessò, e dopo un lampo accecante i leoni furono ritrovati al loro posto. Solo la testa di uno dei leoni era rimasta ‘viva’, e il capitano la mozzò: ancora oggi, la testa di una delle statue non è l’originale. La vedova sopravvisse, ma fu internata in un manicomio incapace di riprendersi dallo choc. 

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