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Napoli Chiesa di San Vincenzo de' Paoli

Napoli, cosa svela la Chiesa di San Vincenzo de' Paoli

C'è un quadro particolare custodito nella chiesa ristrutturata dal Vanvitelli, andiamo a scoprirlo

Interno
©Di Baku - Opera propria, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons
Interno della chiesa
Il Borgo Vergini di Napoli è il cuore del Rione Sanità, una tappa suggestiva dell’antica Neapolis fuori le mura, ricca com’è di testimonianze archeologiche, spirituali, architettoniche e storiche. Tra queste spicca la Chiesa di San Vincenzo de’ Paoli, che fa parte di un complesso monumentale nato nel 1669 sui resti del convento trecentesco dei Padri Crociferi, un ordine ospedaliero di origine medievale, per poi passare ai padri vincenziani. Grazie a diverse donazioni di facoltosi nobili napoletani durante tutto il corso del Settecento i Missionari riuscirono a richiamare maestranze ed architetti di spicco per arricchire tale patrimonio spirituale.

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Fu cosi che i lavori di ristrutturazione vennero affidati a Luigi Vanvitelli, la cui impronta si ammira anche nella Cappella delle Reliquie, prezioso scrigno aperto al pubblico solo nel 2016. E’ qui che si possono ammirare diversi reperti dal forte valore spirituale. Ma non solo di reliquie di santi o accessori liturgici si tratta. Tra gli arredi custoditi si può ammirare un quadro giunto da Firenze nella prima metà del Settecento che rappresenta Gesù Crocifisso, di carta incollata su tela ed incorniciata da un piccolo telaio di legno. Lo sguardo di chi ammira l’opera, però, è presto catturato dalla sua parte inferiore, dove sono visibili le impronte di due mani impresse a fuoco, caratteristica che conferisce all’opera il nome del Quadro dell’anima dannata e che è ovviamente protagonista di una leggenda. La storia narra di un giovane di Firenze che aveva una relazione con una donna sposata, la quale morì improvvisamente portando il giovane ad impazzire dal dolore. Il padre allora l’aveva invitato a partecipare agli esercizi spirituali che si tenevano nella casa dei Missionari di Firenze, ma la prima sera non si presentò in refettorio per la cena.

I Padri andarono a cercarlo nella stanza e la trovarono piena di fumo, con lui a terra svenuto e l’inginocchiatoio bruciato in quattro parti, là dove si appoggiano ginocchia e gomiti. Fu allora che videro il quadro del Crocifisso con le impronte di mani infuocate. Il giovane raccontò che gli era apparsa la sua amante avvolta dalle fiamme gridando che era finita all’inferno per causa sua e che per non far dubitare della realtà della sua apparizione aveva lasciato il segno, inginocchiandosi e toccando il quadro. A quel punto il giovane si convertì. Quando il quadro giunse a Napoli venne fatto vedere ogni giorno ai figli del Re come monito a temere il giudizio di Dio.
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