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Per Mary Shelley Dublino diventa la Londra di Frankenstein

Si torna in Irlanda per il nuovo film con Elle Fanning, ma c'è anche il Lussemburgo tra le location.

Notorious Pictures
Amore e morte, disperazione e forza d'animo, il Mary Shelley - Un amore immortale di Haifaa al-Mansour (che non vedevamo dal La bicicletta verde del 2012) è un film ricco di contraddizioni, e di superamento dei limiti. E non poteva essere altrimenti, raccontando la nascita di un classico della letteratura come Frankenstein, o il moderno Prometeo, pubblicato nel 1818 e in una seconda edizione nel 1831. Per ricreare quel contesto si è scelto di andare sul sicuro, tornando in quell'Irlanda già visitata per storie di passioni indomite, case stregate o guerre stellari… Ma anche nel meno battuto Lussemburgo, dove sono stati girati molti degli interni di casa Godwin.

L'autrice al centro della vicenda, infatti, nasce Mary Wollstonecraft Godwin (Elle Fanning), per poi cambiare il nome in conseguenza della sua relazione ardente e tempestosa con il poeta romantico Percy Bysshe Shelley (Douglas Booth). I due giovani legati da una chimica naturale e idee progressiste, oltre i limiti della propria età e delle convenzioni del tempo, dichiarano il loro amore reciproco alla famiglia che li ostacola e decidono di fuggire insieme. A soli 18 anni, Mary è così costretta a sfidare i preconcetti contro l’emancipazione femminile, a proteggere il suo lavoro di scrittrice e forgiare la propria identità.



Una prima volta importante per la protagonista Elle Fanning, raramente alle prese con costumi d’epoca tanto curati: "È stato molto interessante! Non avevo mai fatto un film storico, quindi non avevo mai indossato un corsetto o cose del genere, e ciò influenza le riprese in molti modi". Riprese che si sono svolte tra il 20 febbraio e l'inizio del marzo 2016 a Dublino (preferita per gli esterni di Londra), per poi spingersi in Lussemburgo (per gli interni di casa Godwin). Sei settimane che hanno trasformato quello che doveva chiamarsi A Storm In The Stars nel definitivo Mary Shelley, con la scelta di porre l'accento su tematiche molto moderne… "Si tratta dell'emancipazione dell'anima di una giovane ragazza - dice Tom Sturridge, - e penso che, in qualunque periodo si viva, si possa riconoscere quel desiderio di libertà".

In termini di sfide particolari, semmai, per ricreare gli spazi dell'Inghilterra del XIX secolo, lo scenografo Paki Smith raccontava: "C'è sempre un set che crea più problemi degli altri. In questo caso è stato il teatro in cui Mary vede l'esperimento con le gambe di rana. Avevamo trovato una vecchia casa popolare che avremmo potuto utilizzare per le scene della Villa. Io e Nigel Pollock, il direttore artistico, ci siamo rivolti alla persona che ci stava mostrando la casa e gli abbiamo chiesto, in maniera molto scherzosa, se avesse anche uno spazio interno particolarmente alto che avremmo potuto usare come set per il teatro, e l’uomo ci ha mostrato il fienile sul retro. Era perfetto! Quello era il tipo di fortuna di cui avevamo bisogno. Ci ha fatto un regale davvero inestimabile".

"Abbiamo trasformato il Collins Barracks a Dublino nella Skinner Street di Londra con il negozio dei Godwin - continua Paki, dilungandosi sulla necessità di 'ripulire' gli ambienti che dovevano ricreare il mondo del 1880 prima di rivelare le proprie scene preferite: "le scene nella villa di Ginevra, dove penso ci siano molti bei dettagli e l'energia è semplicemente meravigliosa".

 
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