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Pedro Almodóvar lascia Madrid per Valencia

C'è la piccola Paterna al centro del suo ultimo Dolor y Gloria, presentato al Festival di Cannes.

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A vedere il risultato, verrebbe quasi da augurarsi che lo facesse più spesso… Ma meglio non chiedere a Pedro Almodóvar di allontanarsi troppo dalla sua Madrid. Dopo averla celebrata nel precedente Julieta, il quasi settantenne Maestro spagnolo (di Calzada de Calatrava, in provincia di Ciudad Real, per la precisione) sceglie di spingersi più a Est per l'ultimo Dolor y Gloria, presentato con successo al Festival di Cannes. Fino alla Comunità Autonoma Valenciana e al piccolo comune di Paterna, che scopriamo curiosamente gemellato con quello di Marino in provincia di Roma.



Lì si sono girate la maggior parte delle scene della storia di Salvador Mallo, regista cinematografico che, nel suo declino fisico, vive una serie di ritorni. Alcuni reali, altri solo rievocati. L'infanzia negli anni '60, la migrazione con i genitori a Valencia in cerca di fortuna; il primo desiderio; il suo primo amore adulto nella Madrid anni '80 e il dolore della sua fine; scrivere come unica terapia per dimenticare l'indimenticabile; il cinema e il senso di vuoto dato dall'incapacità di continuare a fare film… Ma nel recuperare il suo passato, Salvador trova l'urgente necessità di raccontarlo e, in quel bisogno, trova anche la sua salvezza.

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Non è la prima volta che Almodóvar sceglie quella regione per un suo film, visto che già nel 2004 una parte de La mala educación era stata girata proprio a Valencia, nel quartiere di Benimaclet e nella coloratissima Casa de Trencadís, dall'indimenticabile facciata ricca di azulejos. Questa volta invece, a Paterna si svolge una delle diverse età del protagonista. Nella cittadina della torre moresca di Carrer Coves de la Torre e nei suoi dintorni, in primis Las Cuevas del Batán (vero e proprio personaggio del film).

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Una decina di giorni di - segretissime - riprese sono bastati, nel luglio 2018, a ricreare la magia. E per rafforzare il legame con il vero passato del manchego (che nella realtà si era trasferito nel comune extremeño di Madrigalejo). Ma per quanto l'elemento autobiografico appaia predominante sono molti i distinguo che il buon Pedro si è affrettato a evidenziare. Come quello relativo all'amore per un muratore all'età di nove anni o alla scoperta dell'eroina… entrambi "possibili", ma non avvenuti veramente.



Semmai, l'aspetto che lo unisce di più al suo personaggio, stavolta è la sua 'dipendenza' dalla propria città. "Madrid era nostra!" recita Asier Etxeandia in una scena del film, anche se una Madrid diversa, più matura. Quella che si vede dalle finestre della casa di Salvador, in Paseo del Pintor Rosales 108, e che circonda la zona di Lavapies dove Banderas cerca la droga, o della Filmoteca del Cine Doré dietro Antón Martin e della Sala Mirador in Doctor Fourquet 31 (i cui interni son quelli della Escuela de Interpretación de Cristina Rota in zona Embajadores), dove ritroviamo l'Alberto rintracciato dal protagonista nella Calle Ponton 89 di San Lorenzo de El Escorial.

 
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