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La piccola Unionville diventa il Connecticut per Paul Feig

Anna Kendrick e Blake Lively indissolubilmente legate da… Un piccolo favore.

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Come promesso, e abbandonata la 'vicina' Islanda, si torna Oltreoceano, di nuovo in Canada, per Un piccolo favore di quel Paul Feig al quale dobbiamo - grati - film come Le amiche della sposa, Spy e l'ultimo Ghostbusters al femminile. Anche qui le protagoniste sono due donne, al centro di una storia che potrebbe ricordarvi altro… Stesso effetto che potrebbero fare le location, almeno ai più pratici di quelle zone, visto che per quanto l'azione si supponga svolgersi nel "Constitution State" del Connecticut, patria della noce moscata, siamo parecchi chilometri a Nord dell'area metropolitana di New York, dal Massachusetts e il Rhode Island…

Nell'adattamento dell'omonimo romanzo del 2017 di Darcey Bell, intanto, troviamo Stephanie - interpretata da Anna Kendrick, qui nei panni di una mamma vlogger - impegnata a cercare di scoprire la verità dietro la scomparsa della sua migliore amica, Emily (Blake Lively). Nella sua missione, Stephanie è affiancata dal marito di Emily, Sean (Henry Golding), compagno forzato in una ricerca che darà vita a un tourbillon di colpi di scena, tradimenti, segreti e rivelazioni, amori, omicidi e vendette.

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E sebbene parte di ciò si svolga anche nella piccola Standish, in Michigan (dove è ambientato il libro), e ci siano riferimenti alla polizia di Marquette County e alla freeway I-75, proprio Feig ammette: "Non ricordavo nemmeno che l'originale fosse ambientato lì… ma cerco sempre di mettere il Michigan in un film!". Eppure il tutto è stato girato interamente in Canada, nello stato dell'Ontario, a partire dal 14 agosto 2017, come confermato dalla foto di un elegantissimo Paul Feig (https://www.instagram.com/p/BXyWwtFFgmw/) postata su Instagram della stessa Kendrick. Che in agosto si ripete', celebrando l'ospitale Toronto, sede di molte delle ulteriori riprese…

Ma più che gli sfondi urbani ai quali ci siamo abituati - e che già il regista utilizzò per fingere di essere a New York - sono quelli suburbani della piccola Unionville a farla da padroni! Come confermato da molta della stampa ammessa sul set, dall'account della locale Main Street (@mainstreetunionville) e da quello della Biblioteca Nazionale di Markham, cittadina alla quale la precedente afferisce. Una destinazione tanto piccola quanto segreta, eppure già sfruttata dalle produzioni di Una mamma per amica o Schitt's Creek, che in passato l'hanno apprezzata per quella sorta di magia che attraversa le street illuminate dalla luce delle lanterne e la intera comunità.



È ancora il regista però a svelare la chiave dell'intreccio… le case di Stephanie ed Emily: "Trovarle è stato come trovare i personaggi del film"! "Sono due donne molto simili, che si esprimono in modo decisamente diverso - gli fa eco lo scenografo Jefferson Sage (già con Feig in un paio dei suoi precedenti impegni) - e le loro case dovevano mostrarlo… Le due case ci hanno fornito due storie visive molto distinte su chi siano quei personaggi e da dove provengano". "La casa di Emily doveva essere incontaminata e di altissimo livello - continua. - Si trattava di utilizzare spazi particolarmente vuoti e grandi finestre, con il giusto gioco di luci", finendo con il prediligere bianchi e grigi molto freddi, in antitesi con i colori scelti per la modesta casa di periferia di Stephanie, vivaci e molto forti.

"La casa che alla fine abbiamo trovato aveva questo incredibile pavimento in cemento che ci permetteva di portare davvero le telecamere ovunque, - spiegava Feig. - E aveva un sacco di spazio, il che era importante, perché John Schwartzman è il re assoluto dei movimenti della fotocamera". Anche se più ancora della villa fatiscente della signora McLanden, filmata nella tenuta di un ricco imprenditore canadese e definita da Sage un set "molto divertente da creare", la costruzione più "sorprendente" è stata probabilmente quella degli uffici di Dennis Nylon, assemblati partendo da zero in un magazzino vuoto: "Penso che il set di Dennis Nylon sia il vero capolavoro di Jeff, - secondo il regista. - L’open space rende il tutto così visivamente emozionante, come quando Stephanie si intrufola lì dentro. Come se fosse esposta al mondo intero". Il tutto funzionale alla necessità di "creare una tensione estrema, ma allo stesso tempo lasciare anche che le persone si divertissero un po'…", per usare le (ultime) parole ancora dello scenografo.
 
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