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La donna elettrica, per riportare l'Oscar nel freddo Nord!

Ancora l'Islanda nel mirino, ma non solo… In vista di prossimi interessanti excursus nordamericani.

Teodora Film
Approfittiamo del ponte gettato recentemente tra l'Islanda e la British Columbia canadese per tornare in entrambe le nazioni con due titoli molto interessanti, in uscita nella stessa settimane e sotto i nostri riflettori in rapida sequenza. A partire da Benedikt Erlingsson, regista che già nel 2013 era stato scelto per rappresentare l'Isola dei geyser e dei vulcani agli Oscar con il suo precedente Storie di cavalli e di uomini. Quest'anno - il prossimo 25 febbraio - ci riprova con La donna elettrica, anticommedia travolgente e fuori dagli schemi, capace di unire emozione, impegno e divertimento, accolta con entusiasmo alla Semaine de la Critique dell'ultimo Festival di Cannes.



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Vi si racconta di Halla (Halldóra Geirharðsdóttir), apparentemente una donna come le altre, ma che dietro la routine di ogni giorno nasconde una vita segreta: armata di tutto punto compie spericolate azioni di sabotaggio contro le multinazionali che stanno devastando la sua terra, la splendida Islanda. Quando però una sua vecchia richiesta d’adozione va a buon fine e una bambina si affaccia a sorpresa nella sua vita, Halla dovrà affrontare la sua sfida più grande…



Un ritratto di donna memorabile che colpisce al cuore, ma insieme un omaggio al paesaggio islandese e alla sua struggente bellezza. Del quale cast e crew hanno potuto godere dall'11 luglio alla fine dell'agosto 2017 per le riprese, prima di spostarsi in Ucraina, per concludere le otto settimane previste, il successivo 1° settembre. Ma non è solo la scelta della protagonista a legare questo film al precedente, come spiega lo stesso Erlingsson: "C’è una connessione forte tra i miei due film. Si tratta di qualcosa di cui sono diventato davvero consapevole solo dopo aver ultimato quest’ultimo, ossia l’idea fondamentale che i 'diritti della Natura' dovrebbero essere di fatto considerati allo stesso livello dei diritti umani e protetti con forza in ogni costituzione".

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"Mi incatenai a una baleniera - rivela, ricordando il suo passato da attivista ambientalista. - Lottavamo contro la caccia alle balene in Islanda. Ma era quando avevo 18 anni!". Qualcosa in comune proprio con la sua Halla, un personaggio tipicamente islandese, a sentire lui: "Fa parte della nostra cultura, nordica e islandese, nella quale le donne sono molto attive, nella lotta e in politica". "Halla è un nome molto comune in Islanda, ma ha anche dei riferimenti storici e culturali precisi - aggiunge. - Halla e il marito Eyvindur sono stati gli ultimi fuorilegge nella storia del paese, sopravvivendo in fuga per oltre vent’anni nel diciassettesimo secolo. Erano ladri di pecore e ribelli e molte storie su di loro sono state raccontate e fanno parte del patrimonio culturale tradizionale degli islandesi".

Radici profonde che, senza nulla togliere alle venature ucraine date al personaggio e alla sua storia, definiscono profondamente - al pari delle ambientazioni scelte - questa che, sempre il regista, preferisce definire "una fiaba": "È una parola molto seducente e anche d’aiuto quando si costruisce una storia".
 
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