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Da La Latina alla Cantabria con Carmen y Lola

Arantxa Echevarría ci accompagna con le due giovani gitane protagoniste nella Spagna meno celebrata.

EXIT Media
Il tradimento del suo figlio prediletto Pedro Almodovar non sembra aver tolto nulla alla bellezza di Madrid, che torna in tutta la sua bellezza e multietnicità come protagonista in un film appena presentato al Festival di Cannes. Parliamo di Carmen y Lola, opera prima di Arantxa Echevarría, regista basca da poco diventata la prima spagnola mai selezionata dalla Quinzaine des Réalisateurs. Con questo film la Exit Media distribuisce nelle nostre sale - a partire da giovedì 27 giugno - una storia d'amore molto particolare, difficile, che ha già vinto i Premi Goya per il miglior esordio e per la Miglior attrice non protagonista (Carolina Yuste). Una potente favola gitana ambientata nelle zone più periferiche della capitale spagnola, le più vere e ancora non centrificate.

A Vallecas, infatti, vive Carmen (Rosy Rodriguez), gitana diciassettenne che, come ogni altra ragazza della sua comunità, appare destinata a vivere la vita che si ripete di generazione in generazione: sposarsi e crescere il maggior numero di bambini possibile. Un giorno però incontra Lola (Zaira Morales), una ragazza 'strana', solitaria, che sogna di andare all'università e studiare ornitologia, anche per scappare dall'inquietante UVA di Hortaleza. Lola disegna graffiti, e proprio da uno di questi - dopo un incontro 'sul lavoro' - nasce la grande complicità che condurrà le due a rendere sempre più esclusivo il loro rapporto, e ad allontanarsi dalle rispettive famiglie.



L'Unidad Vecinal de Absorción (UVA) di Hortaleza "è qualcosa di incredibile!", dice la regista. "Quella è una delle zone più ricche di Madrid, nella parte Nord, al lato delle Torres Kio e della zona finanziaria, ma è come un centro abitato a parte, nato all'epoca di Franco - ricorda. - Quando costruirono la superstrada M-30 cacciarono tutta la gente che viveva lì per chiuderla in questo complesso". "Ma sono case fatte di latta e dai tetti talmente bassi che anche io che non sono alta posso toccare il soffitto allungando un braccio - continua. - Da allora nessuno, né la città di Madrid né lo Stato, è riuscito a dare abitazioni dignitose a questa gente". "La storia della torretta di vigilanza che si racconta nel film è vera - aggiunge. - All'inizio avevano paura di rivolte da parte degli sfollati, è la Guardia Civil vigilava dall'alto con la mitragliatrice GC in caso di disordini".

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"Una popolazione molto variopinta" la definisce, dove i gitani si mescolano con gente di paese o quanti sono costretti a occupare le tante case abbandonate che ci sono… "Mi pareva interessante questo mix di identità in una delle zone più ricche di madrid", un tessuto sociale sul quale la filmmaker ha innestato la storia che le aveva ispirato una vicenda accaduta nel 2009 e scoperta grazie a un notiziario di Granada. Allora si trattava della prima coppia di donne gitane che si sposava in Spagna, qui invece di "una tripla discriminazione, derivata dal fatto di essere donna, gitana e diversa".

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La comunità gitana ha radici antiche nella società spagnola, ed è fortemente radicata nella capitale spagnola. Impossibile prescindere da luoghi tipici di quella cultura nel raccontare la storia di sogni, di emancipazione e di libertà delle due giovani. A partire dal "mercato gitano più grande di tutta la spagna" in cui lavorano con le famiglie, quello del Pozo del Tío Raimundo, vicino al grande parco di Vallecas, forte di tre o quattromila banchi. Tra i distretti più popolosi della città, proprio Vallecas - distretto unito nei ringraziamenti ai non lontani Rivas Vaciamartin (dove Carmen e il fidanzato si incontrano davanti al centro commerciale H2O) e Arganda del Rey - torna più volte. Per esempio nella scena fondamentale della piscina, girata in quella vuota della palestra di boxe Aquadeus.



Una presenza imponente, e costante, è il cosiddetto Ruedo, enomrme costruzione di abitazioni popolari al fianco della stessa M-30. Che vediamo spesso anche dal ponte dalle decorazioni gialle e verdi che parte dalla Calle del Pez Volador e dove Lola si ferma spesso uscendo dalla scuola dove lavora. Ma ancor più di impatto sono le scene relative agli incontri del 'Culto', che ci permettono di scoprire lo splendido Gospel Gitano cantato dai fedeli, ma che la Echevarría ha dovuto ricostruire completamente. "I pastori evangelici sono molto maschilisti, venivano a cercarmi per insultarmi, e hanno vietato a chiunque di partecipare al film, pena la scomunica - rivela la regista. - Per i gitani l'omosessualità è un tabù, e in tutta Madrid si sapeva che stavamo girando un film di gitane lesbiche… Mi avrebbero ucciso, figurarsi farmi assistere a una funzione!".

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"Per fortuna abbiamo trovato alcuni di loro disposti a farlo, e li abbiamo lasciati improvvisare girando con due sole macchine da presa, come fosse un documentario", chiude l'argomento l'interessata. Che per il finale della sua storia ha voluto tornare a casa… "Io sono di Bilbao, e tutti gli anni andavo a passare l'estate in Cantabria, su quella spiaggia, a Suances - confessa parlando delle ultime immagini marine del film. - Volevo un paesaggio duro, un vento freddo… Come il futuro pieno di problemi che aspetta Carmen e Lola. Sarebbe stato più vicino arrivare a Valencia, ma volevo un mare del Nord".
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