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Valdarno, un "Grand Canyon" all'italiana

Il paesaggio delle Balze ha affascinato anche Leonardo Da Vinci che lo ha ritratto alle spalle della Gioconda

balze valdarno toscana
MASSIMO CIVITELLI/Wikipedia Pubblico Dominio
Balze del Valdarno dall'alto
Se il progetto di una vacanza alla scoperta dei grandi canyon americani sembra, ormai, essere slittato a data da destinarsi, ciò non significa che si debba rinunciare del tutto ad un viaggio alla scoperta di cattedrali naturali sorprendenti fatte di guglie e pinnacoli di roccia che si innalzano maestosi in un variopinto contrasto di colori con il cielo e la natura circostante. Un “Grand Canyon” tutto italiano, infatti, attende i viaggiatori più curiosi in Toscana, in quel meraviglioso territorio tra Firenze ed Arezzo che è il Valdarno Superiore. Proprio qui, tra morbide colline, borghi arroccati, uliveti e vigneti vegliati dal grande massiccio del Pratomagno si ergono, imprevedibili, delle formazioni rocciose di natura erosiva che ricordano molto da vicino quelle a stelle e strisce del Colorado. Sono note come Balze e la loro storia, che le ha portate ad essere dichiarate Area Naturale Protetta di Interesse Locale, comincia milioni di anni fa. Oggi questo sito, forse un po' (ingiustamente) trascurato dal turismo ma probabilmente proprio per questo così suggestivo, si rivela in realtà un vero e proprio scrigno di sorprese e paesaggi da sogno. Talmente da sogno da aver incantato persino Leonardo Da Vinci che, prima di ogni geologo, li ha studiati intuendone le origini e li ha persino ritratti in alcune delle sue opere più famose, a cominciare dalla Vergine delle Rocce e dalla celeberrima Gioconda. A lungo ci si è domandati cosa ci fosse alle spalle della sorridente Monna Lisa ma, come si può osservare nella foto in basso, guardando con attenzione non sarà difficile individuare, sullo sfondo, uno scenario del tutto simile a quello delle Balze.

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Una Monument Valley tutta italiana

Quello della formazione delle Balze è un processo iniziato nel corso del Pliocene. All'epoca, il territorio dell'attuale Valdarno Superiore era occupato da un grande lago alimentato da acque che, discendendo dalle montagne circostanti, trasportavano e depositavano sul suo fondale sedimenti che, a seguito dell'estinzione del lago, sono stati, poi, progressivamente erosi e smantellati dalla formazione dell'Arno e dei suoi torrenti trasversali minori. Gli affluenti che discendono dal Pratomagno, più vigorosi, hanno esercitato una maggiore azione erosiva ed è per questo che proprio sulle pendici del massiccio le Balze hanno assunto dimensioni e forme più evidenti e spettacolari. Nel corso dei millenni l'acqua e gli agenti atmosferici hanno continuato a modellare e plasmare il paesaggio sino a condurre ai giorni nostri queste bellezze tutte italiane che, tutto sommato, non impallidiscono al confronto con la Monument Valley d'oltreoceano. Le formazioni più scenografiche si estendono in un vasto territorio che comprende parte delle province di Arezzo e di Firenze ed in particolare i comuni di Terranuova Bracciolini, Castelfranco di Sopra, Loro Ciuffenna, Pian di Scò, Laterina e Reggello. Sembrano davvero delle grandi cattedrali naturali, sormontate da guglie e pinnacoli dalla superficie irregolare che rivela, nei colori, nelle forme e nella consistenza, l'antica stratificazione dei sedimenti lacustri di sabbia, argilla e ghiaia da cui hanno avuto origine. Possono raggiungere fino ad un centinaio di metri di altezza e sono intercalate da gole profonde, mentre tutto attorno una natura rigogliosa crea un contrasto di colore sorprendente con le rocce e il cielo, specialmente con l'approssimarsi del tramonto quando le Balze si tingono di intense sfumature gialle e arancio.

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Una veduta delle Balze
 
A spasso lungo il sentiero dell'Acqua Zolfina

Per ammirare questi capolavori della natura è possibile intraprendere numerosi itinerari ben segnalati che regalano viste stupende sulle Balze più suggestive. Il percorso più affascinante è quello ad anello, chiamato “dell'Acqua Zolfina”, contrassegnato dal CAI con il n. 51, che segue i sentieri dell'Acqua Zolfina e delle Fossate. L'itinerario prende il via da Castelfranco di Sopra (AR) e prevede, dapprima, il guado in tre punti del Borro delle Fossate in una fetta vegetazione dalla quale, ogni tanto, è possibile intravedere le punte dei pinnacoli gialli che fanno capolino. Successivamente il percorso prosegue attraverso prati verdeggianti e campi coltivati dai quali si imbocca il sentiero dell'Acqua Zolfina che, tra scenari verdeggianti, vigneti e piante da frutto, si avvicina man mano sempre di più alle Balze che dominano il paesaggio dando l'impressione di trovarsi al cospetto dei grandi canyon statunitensi. Con una piccola deviazione sul Sentiero delle Balze di Piantravigne si può raggiungere il pittoresco borgo di Piantravigne, abbarbicato su uno strapiombo, dal quale si può ammirare quella che da molti è considerata la vista più suggestiva delle Balze. Il percorso ad anello prosegue costeggiando il borro dell'acqua zolfina che, dal nome e dall'odore, rivela immediatamente la presenza di zolfo nelle acque. Quando, imboccata la Setteponti, ci si troverà al cospetto dell'antica Badia di Soffena si avrà la conferma di essere prossimi al ritorno al punto di partenza.

Balze presso Castelfranco
 
I tesori del Valdarno Superiore

Ma c'è un altro luogo in cui le Balze rivelano uno scenario che sembra uscito direttamente da una favola. Chi desidera provare la sensazione di trovarsi, per una volta, all'interno di un romanzo fantasy non potrà rinunciare a raggiungere la suggestiva Cava delle Fate, tra cattedrali rocciose immerse in variopinte fioriture. Da non perdere, inoltre, una passeggiata alla scoperta del vicino borgo di Persignano, a metà strada tra la Setteponti e la strada delle Cave, che porta sino alla Cava delle Fate, del magnifico borgo di Montemarciano e di quello di Loro Ciuffenna, uno dei Borghi Più Belli d'Italia, con le sue antiche pievi con l'abside rivolto ad est, dove sorge il sole, le case di pietra e i prati fioriti del Pratomagno. La pieve di San Pietro a Gropina, un vero capolavoro in stile romanico, è considerata una delle più belle della regione ed ingloba l’antica chiesa paleocristiana, risalente al V-VI secolo, e l’edificio longobardo dell'VIII-IX secolo, stessa epoca a cui risale anche lo splendido pulpito che le maestranze romaniche hanno deciso di conservare probabilmente per l'elevato pregio della sua lavorazione.

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