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Frasassi, viaggio nelle viscere della terra

Le Grotte di Frasassi sono il complesso ipogeo più grande d'Europa

grotte di frasassi
Courtesy of ©Superchilum/Wikimedia Commons CC BY SA 4.0
Grotte di Frasassi
In attesa di sapere quando e come si potrà tornare a viaggiare, nulla impedisce di far volare la propria immaginazione figurandosi, intanto nella mente, gli itinerari più affascinanti che si intende intraprendere non appena sarà possibile ricominciare a scoprire ed esplorare. Perchè, dunque, non portarsi avanti ed iniziare a pianificare una bella vacanza tutta italiana all'insegna delle meraviglie della natura? Il nostro Paese è pieno di siti sorprendenti che aspettano di essere nuovamente raggiunti per ricordare a tutti quanto di prezioso hanno da offrire. Chi non lo avesse ancora fatto, ad esempio, o chi, incantato dal loro splendore, volesse ammirare ancora una volta i loro scenari surreali, potrebbe inserire nel proprio programma di viaggio una visita alle Grotte di Frasassi. Quale modo migliore di una passeggiata nelle viscere della terra, per ricominciare a viaggiare? Con oltre 30 chilometri di cavità sotterranee, infatti, queste magnifiche grotte marchigiane sono il più grande complesso ipogeo d'Europa e custodiscono, al proprio interno, un'incredibile varietà di sculture naturali dalle forme e i colori più curiosi e differenti che adornano sale di dimensioni imponenti. Il tutto immerso in un contesto naturalistico di grande fascino come quello del Parco Naturale della Gola della Rossa e di Frasassi - nel comune di Genga (AN) - l'area protetta più estesa della regione, che offre a sua volta tantissimi spunti per passeggiate ed itinerari alla scoperta di paesaggi da sogno e siti di elevato interesse storico e culturale.

Se le Grotte di Frasassi sono il complesso ipogeo più esteso d'Europa, vicino Trieste si può ammirare la Cavità Turistica più grande del mondo: la Grotta Gigante, inserita nel Guinness dei Primati. Leggi qui per saperne di più

Formazioni rocciose nelle Grotte di Frasassi (©Superchilum/CC BY SA 4.0)

Una sorprendente sinfonia di acqua e di rocce

La storia delle Grotte di Frasassi inizia milioni di anni fa ed ha come protagoniste l'acqua e la roccia. Il loro incontro ha dato vita, con un lento processo di erosione, ad un susseguirsi di enormi cavità, cunicoli e magnifiche sculture naturali frutto di un millenario stillicidio. Per molto tempo acqua e roccia sono state gli unici personaggi di questa lunghissima storia nella quale l'uomo è intervenuto per la prima volta soltanto qualche decennio fa, quando intraprese l'esplorazione di questo imponente complesso ipogeo. Tutto è iniziato con la scoperta della Grotta del Fiume alla quale seguì prima quella di una diramazione lunga circa un chilometro e più tardi, nel 1971, quella della grande Grotta del Vento che si palesò ad un gruppo di 7 esploratori jesini attraverso una forte corrente d'aria che fuoriusciva da piccole aperture nelle rocce. Fu così che venne finalmente scoperto l'intricato sistema di cunicoli, cavità e concrezioni destinato a diventare, in poco tempo, una delle attrazioni più note e apprezzate della regione. Oggi, infatti, è difficile trovare un viaggiatore che, raggiungendo le Marche per le proprie vacanze, non desideri esplorare questo sorprendente mondo sotterraneo incastonato tra le rocce dell'Appennino. Visitare le Grotte è, dunque, una tappa d'obbligo di ogni itinerario marchigiano e si rivelerà un'esperienza di quelle che difficilmente si dimenticano.

Formazioni rocciose nelle Grotte di Frasassi (©Frasassi/CC BY SA 4.0)
 
A spasso nelle grotte

Il sito è aperto tutto l'anno e, grazie al sistema di comode passerelle, gradini ed illuminazione, può essere esplorato in tutta sicurezza anche dalle famiglie. Questo splendido viaggio nel mondo sotterraneo delle Grotte di Frasassi, dove la temperatura è di 14° e l'umidità prossima al 100%, inizia nell'Abisso Ancona, la prima sala che si incontra durante il percorso turistico di visita che ha una durata circa un'ora e mezza e si snoda per un chilometro e mezzo con l'accompagnamento di una guida esperta. Nonostante la mancanza di punti di riferimento renda difficoltosa la percezione delle reali dimensioni degli ambienti e delle formazioni rocciose all'interno delle Grotte, questa prima cavità del complesso ipogeo, come si può osservare nella foto in basso, si rivela davvero mastodontica. A chi avesse difficoltà ad immaginare, guardandola, un congruo termine di paragone, basti pensare che, al suo interno, potrebbe ospitare comodamente l'intero Duomo di Milano. L'esplorazione si fa sempre più interessante, in un incantevole susseguirsi di formazioni dai profili curiosi che la guida aiuterà ad individuare per non rischiare di perdere quelle più interessanti. Sarà, dunque, impossibile non far cadere l'occhio ora sui Giganti, un gruppo di stalagmiti di imponenti dimensioni, ora sul Cammello, ora sul Laghetto Cristallizzato, frutto della saturazione di un bacino d'acqua ad opera del carbonato di calcio, ora sulla Madonnina, e poi ancora sulle Cascate del Niagara, una candida colata di calcite allo stato puro, sulle guglie e i pinnacoli del Castello della Fatina, e sulla simpatica Fetta di Pancetta.

(©Frasassi/CC BY SA 4.0)

La passeggiata prosegue, quindi, nella Sala 200, così chiamata per la sua lunghezza che raggiunge, orientativamente, i 200 metri. Anche qui lo sguardo è immediatamente rapito dalle innumerevoli concrezioni dall'aspetto affascinante e bizzarro. Come si può ammirare nella foto in basso, le “torri” rossastre del Castello delle Streghe creano un colpo d'occhio davvero unico, mentre la stalattite che incombe dalla volta come una Spada di Damocle (nome con cui, infatti, è stata chiamata) genera confusione in chi la osserva dando l'illusione di essere molto più piccola di quanto non sia realmente, basti pensare che è lunga ben 7,40 metri. Diversi camminamenti di collegamento con i piani superiori della grotta si snodano tutti attorno mentre al centro si staglia l'imponente “colonna” che rappresenta da sempre il punto di riferimento per gli speleologi. Viene chiamata Obelisco ed è una maestosa stalagmite che raggiunge i 15 metri di altezza compreso il basamento. A fianco, in un angolo, fa bella mostra di sé una formazione che somiglia ad una tavolozza sulla quale spiccano tantissime tonalità di colore che spaziano dal bianco al terroso sino al rosa con lievi sfumature di grigio cenere, caratteristico dell'ossido di manganese. Appena oltrepassato l'Obelisco, in basso sulla sinistra, si apre un pozzo che dà accesso alla Sala Barbara.

(©frasassi.com)
 
La sala successiva non è meno ricca di sorprese. La presenza di cavità completamente allagate dalle acque del fiume Sentino in fondo ai crepacci le sono valsi il nome di Grand Canyon. Anche qui, lungo il percorso, si possono ammirare sorprendenti formazioni rocciose che in alcuni casi, come quello delle Canne d'Organo – che si presentano come un gruppo di stalattiti parallele che emettono suoni differenti se colpite delicatamente – generano fenomeni davvero particolari. E se le Canne d'Organo suonano, le sottili stalagmiti che incorniciano un pittoresco laghetto toccano le corde della fantasia ricordando tante piccole candeline. Proprio per questo l'ambiente in cui si trovano, mostrato nella foto in basso, è stato chiamato Sala delle Candeline. Il viaggio volge al termine ma le meraviglie non sono finite perchè, prima di rivedere la luce, si passerà attraverso altre due sale, quella dell'Orsa e quella dell'Infinito, punteggiate di pozzi attraverso i quali risalivano le acque sulfuree. E per chi proprio non ne avesse abbastanza, l'esplorazione continua ancora con i percorsi speleo-avventura dedicati ai visitatori un po' più allenati. Il percorso azzurro, adatto anche ai ragazzi dai 12 anni di età, è di difficoltà medio-bassa e, partendo da dove termina il percorso turistico, vale a dire dalla Sala dell'Infinito, tra cunicoli, brevi arrampicate, strettoie e scivoli, in circa due ore porta alla scoperta della strettoia della Cannella, delle Quattro Sorelle, della Sala Finlandia, della Sala del Bivacco, di quella di Gentile da Fabriano e dei Pozzi di Lucia, con la possibilità di ammirare le Pelli di Leopardo. Il percorso rosso, invece, di difficoltà media, ha una durata di circa tre ore ed è consigliato ai visitatori più esperti e a quelli che hanno già affrontato il percorso azzurro. Entrambi gli itinerari possono essere effettuati esclusivamente su prenotazione.

(©giomodica/CC BY SA 3.0)
 
Una cornice naturale di grande fascino

Una volta tornati in superficie sarebbe un vero peccato non concedersi altre piacevoli passeggiate alla scoperta dell'area protetta che custodisce queste grotte magnifiche. Il Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi è, infatti, il polmone verde delle Marche ed è un vero e proprio concentrato di luoghi di grande suggestione. Da non perdere una piacevole camminata alla volta dell'eremo di Grottafucile, risalente al XIII secolo ed immerso in un bosco rigoglioso, che custodisce un pittoresco monastero letteralmente scolpito nella roccia, così come una visita al borgo di Castelletta, dalle pittoresche suggestioni medievali dove, tra l'altro, si possono scoprire tutti i segreti di stelle, pianeti e galassie presso il planetario. Ma una delle attrazioni più spettacolari del Parco è certamente il sorprendente Tempietto del Valadier (nella foto in basso), una piccola chiesa ottagonale incastonata nelle viscere della montagna che si affaccia sugli scenari mozzafiato della Gola. Alle sue spalle, inoltre, si erge l'eremo di Santa Maria Infra Saxa, in parte scavato nella roccia ed un tempo utilizzato come convento di clausura per le monache benedettine. Per ammirarli è sufficiente intraprendere una gradevole passeggiata lungo la strada che conduce alle grotte ed affrontare una breve salita di soli 700 metri su una strada pavimentata facilmente percorribile. Ve ne abbiamo parlato qui

(©Regione Marche)
 
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