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Abruzzo, zuppe speciali con il farro alvese rosso 

Varietà nota sin dall'Ottocento, è un ingrediente prezioso per zuppe e polente

cereale
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Farro
Il farro è uno degli alimenti più antichi della storia ed in una zona della'Abruzzo, quella dei Monti della Laga, se ne produce una gustosa varietà, l'alvese rosso, utilizzata per preparare ricche zuppe ed una farina che viene trasformata in polenta.

LA TRADIZIONE
Antica varietà prodotta in un'area circoscritta del Parco del Gran Sasso, quella dei Monti della Laga, il farro alvese rosso è noto sin dall'ottocento e ha rappresentato a lungo un'importante fonte di sostentamento per le popolazioni locali. Come già avvenuto in altre zone d'Italia, anche in Abruzzo la produzione di farro è stata progressivamente abbandonata in favore di altri cereali come mais, riso e frumento, ma, in alcune zone dell'Abruzzo, grazie alla dedizione di alcuni piccoli produttori, questa varietà autoctona è sopravvissuta e la Fondazione Slow ha deciso di promuoverla e tutelarla attraverso il suo programma Arca del Gusto.

LA DENOMINAZIONE
Secondo alcune interpretazioni il termine alvese con cui viene chiamato il farro locale deriverebbe dall'”alura”, una varietà di ferro dell'epoca degli antichi Greci. Non manca chi, invece, sostiene che il termine sia, piuttosto, di origine latina e faccia riferimento all'”alica” la farina che veniva ottenuta dal farro.

LE CARATTERISTICHE
Il farro alvese rosso è una varietà del Triticum dioccum caratterizzata da una pianta molto alta dalla spiga medio-grande e di colore. E' particolarmente resistente al freddo e viene, generalmente, coltivata al di sopra degli 800 metri di altitudine.

LA PRODUZIONE
Un tempo i semi di farro venivano impiegati per preparare una polenta ottenuta con i semi macinati con un attrezzo in uso sin da epoca romana chiamato macinello. I semi venivano dapprima “svestiti” dalle glume sistemandoli all'interno delle pile, mortai in pietra arenaria sui quali si batteva un pestello in legno, e poi “sfarrati”, ossia macinati grossolanamente ricorrendo, appunto, al macinello. Oggi il farro rosso alvese, oltre che infarina, viene anche proposto intero, spezzato, perlato e decorticato.

LA CULTURA
La zona dell'Abruzzo è particolarmente vocata alla coltivazione del farro sin dall'antichità. Anche Plinio il Vecchio nella su “Storia Naturale” descrive accuratamente il pane di “alica” prodotto nel provincia picena specificando che: “dopo averlo fatto macerare per nove giorni (la farina di alica), il decimo lo impastano con succo d’uva passa, e ne fanno una sfoglia; poi lo cuociono in forno dentro vasi che si rompono al fuoco. Lo si può mangiare solo inzuppato, generalmente in latte e miele”.

IN CUCINA
Chiamata, in dialetto, lévese roscia, questa varietà di farro viene localmente utilizzata per preparare, principalmente, delle zuppe e, nella versione macinata, la tradizionale polenta che richiama l'antica ricetta preparata con il macinello.

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La ricetta: Zuppa di farro. Soffriggere in olio un trito di carota, cipolla, sedano, aglio. Unire pomodoro, patata a dadini, il farro e far cuocere per 45 minuti con un pezzo di cotenna di maiale e con abbondante brodo di fagioli borlotti ottenuto passando i fagioli e allungando con l'acqua di cottura degli stessi. Aggiungere sale e pepe. La minestra di farro deve essere servita ben calda con un filo d'olio a crudo. (Wikibooks)

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IL TERRITORIO l Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è un'area protetta da record che si estende a cavallo tra la regione euro-siberiana e quella mediterranea, comprendendo una tale varietà di ambienti differenti da essere considerato un vero e proprio “monumento europeo alla biodiversità”. Sul suo territorio si alternano magnifici paesaggi naturali e splendidi scenari creati dall'uomo nel corso della storia, punteggiati di borghi suggestivi e preziose testimonianze di elevato valore artistico e culturale risalenti ad ogni epoca. Eremi e mulini, castelli ed abbazie, chiese e antichi siti archeologici rendono ogni itinerario una piacevole scoperta.

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