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Pescocostanzo, il borgo abruzzese col merletto nel cuore

Il merletto a tombolo è da secoli un'eccellenza della tradizione artigiana locale

Tombolo
Courtesy of©seraficus/iStock
Tombolo
Quella della lavorazione del merletto è una tradizione antica che lega tantissime zone d'Italia particolarmente rinomate per i loro manufatti realizzati con differenti tecniche e motivi decorativi tramandati, di generazione in generazione, nel corso dei secoli. E' stato proprio l'incontro tra differenti tradizioni produttive a dar vita, in alcuni casi, ad alcune delle più rinomate produzioni italiane e tra queste si annovera, certamente, quella abruzzese di Pescocostanzo. Sono, ormai, trascorse centinaia di anni, infatti, da quando le donne del borgo incastonato nel cuore della Majella, hanno cominciato a lavorare i loro meravigliosi merletti realizzati con la tecnica del tombolo. Con oltre cinque secoli di storia, questa attività squisitamente artigianale è divenuta un vero e proprio elemento di identità culturale di questo caratteristico paesino dell'Abruzzo dove, infatti, è stata fondata persino una scuola dedicata all'insegnamento dell'arte del tombolo che contribuisce a tenere viva la sua lunga tradizione e a promuoverne la conoscenza.

Sebbene sia stato possibile collocare temporalmente, con una certa precisione, le origini della diffusione della lavorazione dei merletti a Pescocostanzo, non sembra altrettanto semplice ricostruire le modalità con cui questa antica arte si sia radicata tanto profondamente proprio in questa zona dell'Abruzzo. Di teorie ne sono state elaborate diverse, ed ognuna sembra ricollegare la diffusione di questa attività ai rapporti che la località intratteneva con altre realtà produttive italiane. In particolare c'è chi sostiene che le donne pescolane siano state introdotte all'arte del tombolo da quelle dei mastri muratori giunti dalla Lombardia per provvedere alla ricostruzione del paese a seguito del devastante terremoto del 1456. Altri studiosi attribuiscono, invece, la diffusione di questa tecnica di lavorazione ai numerosi contatti commerciali tra la città e la Repubblica di Venezia, dove il merletto a tombolo era una realtà ben consolidata da prima che si diffondesse in altre zone d'Italia.



Sarebbe interessante scoprire come questa tradizione sia entrata indissolubilmente a far parte della storia e della cultura di questo borgo abruzzese, ma anche se, ancora oggi, le sue origini appaiono piuttosto nebulose, risulta, invece, ben chiaro il processo che ha reso i merletti di Pescocostanzo un fenomeno a sé stante. Se in molti centri di produzione, infatti, questa arte era relegata a contesti religiosi e aristocratici, nel borgo della Majella era un'attività che coinvolgeva tutte le donne della popolazione che, sin da tenera età, venivano iniziate al tombolo mediante l'apprendimento e l'esecuzione graduale della cosiddetta “sceda” (scheda), l'insieme delle tecniche basilari che permettevano di imparare a realizzare inizialmente i motivi più semplici e, dopo aver acquisito manualità ed aver fatto propri i procedimenti essenziali, di dedicarsi a lavorazioni più complesse che riproducevano motivi anche particolarmente dettagliati ed elaborati. La famiglia si trasformava, dunque, in una sorta di laboratorio artigiano dove, ben presto, ogni giovinetta in età da marito si trovava a possedere ricchissimi corredi di lenzuola, tovaglie, tovaglioli, centri, pizzi e merletti che, in base al tipo di punto ed alla complessità della figura, assumevano differenti nomi dialettali.

La diffusione di questa tecnica, inoltre, favorì il coinvolgimento e la specializzazione di artigiani appartenenti anche ad altri settori. I sarti, ad esempio, si occupavano di realizzare il cuscino cilindrico utilizzato come supporto (il tombolo, appunto); i falegnami avevano il compito di produrre i cavalletti di appoggio ed i fuselli (in dialetto "tammarieje") con legno di noce, pero o ulivo stagionato; i disegnatori, infine, elaboravano i modelli. Per quest'ultima attività, in particolare, era richiesta un'approfondita conoscenza delle tecniche di lavorazione. Una volta in possesso di questi materiali fondamentali, le donne del paese potevano creare i loro magnifici merletti utilizzando fili di cotone o di lana molto sottili seguendo i modelli realizzati sul tombolo con degli spilli e utilizzando i fuselli per arrotolare i fili. In questo modo, grazie all'abilità ed alla maestria delle merlettaie, si ottenevano manufatti di grande pregio decorati con motivi spesso ispirati alla quotidianità e, talvolta, alle lavorazioni tipiche di altre attività artigianali locali, come quella del ferro battuto e della filigrana, che venivano chiamati con nomi dialettali come "crucette", "leschetelle", "la pupuatta", "la retina ch'i rot", "la giarra e la frasca", “pinti pinti”.

Anche Scanno è famosa per i suoi merletti a Tombolo. Leggi qui per saperne di più



Le bellissime chiese locali, le cappelle private, i palazzi patrizi e le case venivano spesso adornati con preziosi merletti e persino i tedeschi, nel corso dell'ultima guerra, facendone razzia, ne apprezzarono la ricchezza ed il pregio della lavorazione che, talvolta, era realizzata con fili di seta e persino d'oro e d'argento. Nel corso del tempo, dunque, la complessità e la varietà dei motivi decorativi, spesso inediti rispetto a quelli che adornavano i merletti di altre zone d'Italia, resero i manufatti di Pescocostanzo particolarmente apprezzati e rinomati anche al di fuori dei confini locali fino ad approdare nelle esposizioni di industrie tessili italiane ed estere.

Se questa antica tradizione è sopravvissuta al trascorrere del tempo ed è divenuta, oggi, una vera e propria eccellenza è anche grazie all'istituzione, nel 1992, della scuola comunale di merletto a tombolo dove le bambine, ma anche gli adulti, possono apprendere le tecniche di lavorazione imparando i passaggi essenziali per la produzione dei merletti, sviluppando le capacità di disegno e perfezionando ed affinando l'esecuzione. Al termine degli studi, gli allievi saranno in grado di riprodurre modelli complessi ispirati sia all'antica tradizione locale che ai nuovi gusti ed alle tendenze più moderne.



La scuola ha sede presso il seicentesco Palazzo Fanzago, antica sede del monastero delle Clarisse di S. Scolastica. Con le sue nicchie barocche che adornano la facciata principale prospiciente la piazza del Municipio e le mensole lignee in forma di draghi alati che sorreggono lo sporto di gronda, è certamente l'edificio pubblico più interessante del centro storico. All'interno di due grandi sale al secondo piano è stato, inoltre, allestito l'interessante Museo del Merletto a Tombolo dove si possono ammirare antichi merletti provenienti da collezioni private e da corredi ecclesiastici, lavorazioni moderne, un prezioso catalogo di motivi degli inizi del secolo scorso, una collezione di fuselli italiani e stranieri e svariate scede codificate. Presso il museo è, inoltre, possibile acquistare alcuni manufatti, fuselli e disegni tratti dai lavori antichi. Al primo piano dell'edificio, invece, si potrà visitare il museo dedicato all'artigianato artistico locale che espone bellissimi tappeti, creazioni in ferro battuto, legno intagliato e pietra lavorata, e prodotti di oreficeria.

Per saperne di più sulle tradizioni artigiane abruzzesi, visita il Museo dell'Artigianato Artistico Abruzzese di Guardiagrele. Ve ne abbiamo parlato qui

Ma Palazzo Fanzago non è l'unica attrazione che rende interessante una passeggiata alla scoperta di Pescocostanzo e dei suoi dintorni. Magnifici i suoi edifici religiosi, tra i quali spiccano la quattrocentesca chiesa si Santa Maria del Colle (ve ne abbiamo parlato qui), l'eremo di Sant'Antonio, risalente al XII secolo ed interamente scavato nella roccia, la chiesa della Madonna delle Grazie, di epoca quattrocentesca, la Chiesa di Santa Maria del Suffragio dei Morti, quella di Santa Maria del Carmine e quella di Gesù e Maria. Da non perdere, inoltre, una lunga camminata nella riserva regionale Bosco di S. Antonio dove si possono ammirare splendidi alberi secolari e specie erbacee protette e rare come la Genziana maggiore, la Peonia e la Stellina Odorosa. All'interno del bosco, inoltre, si erge il suggestivo Eremo di Sant’Antonio, edificato a partire dal XIV secolo ed affiancato da un piccolo campanile. E per i viaggiatori più dinamici, l'appuntamento è sulle piste da sci del Comprensorio dell'Alto Sangro.

Scopri dove sciare tra panorami da sogno sui tracciati del Comprensorio dell'Alto Sangro

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