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Miti e leggende a Procida

L'isola campana affonda le sue radici tra miti greci e leggende piratesche

Procida - Corricella
istockphotos - Marina Corricella
Procida - Corricella
Nel Golfo di Napoli, a poche miglia nautiche dal capoluogo campano, sorge un’isola di soli 3.7 chilometri quadrati. Pochi, ma su essi si concentrano un tale fascino, una tale abbondanza di miti e leggende, di poesia e ispirazione, da aver reso quest’isola lo scenario di capolavori del cinema e della letteratura. Parliamo di Procida, isola vulcanica (fa parte delle Flegree) il cui litorale è per buona parte protetto dall’Area Marina Regno di Nettuno. E menzionare Nettuno ci porta a delineare uno dei tratti salienti dell’isola: la sua storia è intrecciata con il mito più di quanto possiate immaginare.

Il legame col mito greco

Un aspetto peculiare di Procida è che non vi è certezza sull’origine del nome. Si sa che deriva da Prochyta, apellativo risalente all’epoca romana, e si suppone che derivasse da ‘Prima Cyme’, ovvero ‘prossima a Cuma’, perché così doveva apparire ai greci che giungevano via mare (vi abbiamo parlato del Parco Archeologico di Cuma in questo articolo, mentre in questo vi raccontiamo la leggenda della Sibilla Cumana). Altra ipotesi è che il nome derivi dalla parola greca pròkeitai, ovvero ‘giace’, mentre un’altra ancora la identifica con il verbo prochyo, ‘profusa’ nel senso di sollevata dal mare, emersa.

Si legano strettamente al mito invece due ipotesi sull’origine del nome Procida: secondo lo storico Dionigi di Alicarnasso esso deriva dall’appellativo di una nutrice di Enea, che morì in viaggio ed egli stesso la seppellì qui quando approdò sull’isola. Non finisce qui: secondo il mito greco della Gigantomachia, ovvero quando i Giganti si ribellarono agli dei dell’Olimpo e con essi ingaggiarono una lotta, alcuni di loro finirono schiacciati rispettivamente dal Vesuvio, da Ischia e da Procida, sotto la quale giacerebbe Mimante.

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La leggenda dell’Arcangelo Michele

Il nucleo più antico di Procida è Terra Murata, e, come si evince dal nome, era una vera e propria fortezza che dominava il mare da un promontorio roccioso. Un luogo che oggi appare di estrema bellezza, tra il vecchio borgo e le rovine degli edifici medievali che vi sorgevano, ma all’epoca l’obbiettivo di ritirarsi su Terra Murata non era godere delle vedute scenografiche, ma aver una visuale ampia sul mare in modo da difendersi dalle frequenti scorrerie piratesche, in particolare quelle saracene.


Terra Murata

Nel 1535 i procidani si dovettero difendere da uno degli assedi più drammatici che l’isola avesse mai sperimentato: le navi del pirata Barbarossa, il cui nome completo era Khayr al-D?n Barbarossa, stavano dando del filo da torcere alla resistenza degli isolani. I quali decisero di invocare il loro protettore, San Michele Arcangelo, che decise di ascoltare le richieste di aiuto dei procidani: l’angelo discese dal cielo, brandendo una spada di fuoco, e mise in fuga i pirati saraceni con una pioggia di fulmini e saette. Da questo leggendario episodio presero forma molte delle tradizioni e del folklore isolano (anche se a dirla tutta, Barbarossa riuscì a saccheggiare Procida e i territori limitrofi in varie occasioni).  

Cosa vedere a Procida

Non è una leggenda: Procida è un incanto. Meno frequentata di Ischia, decisamente meno blasonata di Capri, molto vicina a Napoli, geograficamente e culturalmente, è un luogo speciale, unico. Suggestiva come poche, è un’isola vera e verace, poetica, con un’anima tutta sua. Che si manifesta nella particolare architettura popolare, caratterizzata dagli archi e dai terrazzi chiamati 'vefio', e dagli edifici dai vivaci colori pastello, a volte intonsi, molto spesso scrostati dalla salsedine, che caratterizzano i suoi principali centri abitati.


Marina Grande

Iconico, sicuramente il più celebre dell’isola, Marina Corricella, pittoresco borgo di pescatori, dal quale ci si può inerpicare fino a Torre Murata, nucleo più antico dell’isola, per godere di un panorama mozzafiato, e da qui visitare il Palazzo d’Avalos, l’Abbazia di San Michele Arcangelo e ciò che rimane dell’antico monastero di Santa Margherita Nuova, con annessa chiesetta ultra-panoramica. Anche Marina Grande, dove si trova il porto principale, e Marina Chiaiolella offrono graziosi scorci quadretti, così come i vicoletti interni dell’isola che sorprendono con le loro corti e casali (tra cui il tipico esempio di edilizia difensiva di Casale Vascello).

Naturalmente non mancano le spiagge, ma con ogni probabilità la più pittoresca è quella di Pozzo Vecchio, anche nota come la spiaggia del film ‘Il Postino’ con Massimo Troisi. A proposito di citazioni culturali, è anche possibile visitare la casa Graziella, ispirata al celebre romanzo di Alphonse De Lamartine, ambientato proprio sull’isola.


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