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Toscana, cosa fare in due nel borgo di Pitigliano

Noto anche come la Città di Tufo, il borgo è uno dei più affascinanti della Maremma

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Courtesy of gari.baldi/Wikimedia Creative Commons CC BY SA 2.0
Una veduta di Pitigliano
Quando, percorrendo la Strada Statale Maremmana, ci si trova al cospetto del sorprendente colpo d'occhio offerto dal borgo di Pitigliano, la Città di Tufo, si prova immediatamente la sensazione di avere fatto un tuffo in un'altra dimensione in cui il tempo si è fermato e lo spazio si confonde in un intrigante gioco di fusioni tra opere dell'uomo e opere della natura. Pitigliano si presenta, infatti, come un incantevole gioiello di tufo scolpito nella la rupe sulla quale si erge a strapiombo di una magnifica vallata, e con la quale crea un incantevole tutt'uno. Lo splendido abbraccio tra le costruzioni tufacee e la rupe sottostante e la lunga storia di pacifica convivenza tra la comunità ebraica e quella cristiana, che è valsa alla località l'appellativo di Piccola Gerusalemme, incarnano alla perfezione lo spirito di unione e condivisione che anima tutte le coppie felici, rendendo la Città di Tufo una meta romantica per eccellenza, perfetta per concedersi una piacevole fuga a due alla scoperta di un luogo carico di storia e di silenzio, di bellezza e di intimità, dove i profumi e i sapori dei prodotti del territorio si perdono, assieme alle costruzioni che adornano il centro storico, in un passato lungo secoli.

Arroccata sulla sua rupe a forma di mezzaluna, Pitigliano si affaccia su una vallata dalla natura selvaggia solcata e modellata nel tempo dal corso di tre fiumi. Popolato sin dall'era neolitica, il suo territorio conserva preziose testimonianze di tutte le epoche e le civiltà che vi hanno trovato dimora. Tanto nei dintorni quanto nel centro storico, racchiuso dalle imponenti fortificazioni cinquecentesche, si respira aria di storia e di leggenda. La storia è quella lunghissima che, dalla notte dei tempi, ha portato il borgo sino ai giorni nostri. La leggenda è quella legata alla sua fondazione ad opera dei ladri Petilio e Ciliano, dai quali il borgo prende il nome, che, scappati da Roma dopo aver trafugato la statua di Giove, si rifugiarono in Maremma.



Palazzo Orsini è certamente il monumento più rappresentativo del borgo ed è il primo edificio che si incontra una volta varcata la porta di accesso. Si tratta di un maniero di origine medievale ristrutturato, poi, durante il Rinascimento da Antonio da Sangallo per volere di Niccolò III che, da costruzione a scopo difensivo, volle trasformarlo in una splendida dimora, che oggi ospita il Museo Archeologico e quello Diocesano. Alle sue spalle, la scenografica piazza della Repubblica si estende fino al ciglio della rupe regalando bellissime vedute panoramiche, a cui fanno da cornice la fontana delle sette cannelle e le imponenenti arcate dell'aquedotto seicentesco.

Se la piazza si presenta come un piccolo gioiello carico di storia, il resto del borgo non è da meno ed, anzi, offre una magnifica scenografia per una romantica passeggiata mano nella mano alla scoperta di scorci incantevoli. Sono tre le tre strade che, dipanandosi dalla piazza, attraversano l'intero centro storico, fatto di antichi edifici adornati da ricchi portali e finestre decorati con elementi in bugnato rustico. Piccoli vicoli con graziose scalinate e loggette collegano le tre strade che seguono un andamento quasi parallelo.

Alla fine di via Roma si apre un'altra splendida piazza dominata dalla facciata della cattedrale dei Santi Pietro e Paolo con l'adiacente torre campanaria, e da una stele in travertino adornata da statue rinascimentali sormontate da un orso araldico. La cattedrale, ampliata in stile barocco in epoca settecentesca, è un trionfo di stucchi, dorature e decorazioni tra le quali spiccano le tele di Pietro Aldi e di Francesco Vanni. La piazza su cui si staglia fa, inoltre, da affascinante punto di partenza per un altro piccolo itinerario nell'itinerario alla scoperta del pittoresco rione di Campisotto, con la sua magnifica piazzetta e la chiesa di San Rocco, la più antica del borgo.



Imboccando via Zuccarelli si intraprende, invece, la visita del ghetto ebraico, testimonianza della pacifica convivenza tra comunità cristiana ed ebraica iniziata in epoca cinquecentesca e culminata nel 1598 con la costruzione della bellissima sinagoga, di recente restauro, alla quale si accede da Vicolo Manin. Al di sotto del tempio si possono ammirare il bagno rituale, la macelleria e la cantina kasher e il forno degli azzimi, tutti ambienti scavati nel tufo e recuperati nel corso degli ultimi anni.

Anche le sorprendenti Vie Cave sono scavate nel tufo e sono una delle più affascinanti testimonianze della permanenza a Pitigliano della civiltà etrusca. Questa rete viaria strappata al tufo venne realizzata per collegare gli insediamenti di Pitigliano, Sorano e Sovana. Questi cunicoli, chiamati anche “tagliate” o “cavoni”, presentano talvolta pareti alte fino a 20 metri e possono raggiungere la lunghezza di un chilometro a fronte di una larghezza di tre metri. Spesso si incrociavano con le circostanti necropoli etrusche, come nel caso della Via Cava del Gradone, inclusa nel percorso museale del Museo Archeologico all'aperto “Alberto Manzi”, nonchè una delle più suggestive del territorio assieme a quella della Madonna delle Grazie.



Da non perdere una passeggiata nel rinascimentale Parco degli Orsini dove antichi padiglioni, statue e sedili scolpiti nel tufo fanno capolino dalla folta vegetazione, così come una visita al Santuario della Madonna delle Grazie, di origine quattrocentesca, e al tempietto paleocristiano ricavato da un'antica sepoltura etrusca e adornato con iscrizioni scolpite nel 397 d.C. da una comunità cristiana di origine gota.

L'esplorazione dei dintorni del paese fatti di piccole valli, rupi, torrenti, cascatelle, non si rivelerà meno affascinante, soprattutto per chi deciderà di percorrere qualche chilometro e raggiungere le vicine località termali, da Saturnia a Bagni di San Filippo per concedersi corroboranti momenti di relax da condividere con la propria dolce metà. Per chi preferisce, invece, ritornare in paese l'appuntamento è con le eccellenze del territorio da gustare in un piacevole tête-à-tête durante il quale lasciarsi inebriare dal buon vino Bianco di Pitigliano e dal vino kasher mentre si assaggia lo “Sfratto”, l'antico dolce di origine ebraica, o le numerose specialità locali.

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