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Trieste Bora museo

Trieste, dove la Bora si è meritata un museo

Il Magazzino dei Venti – Progetto Bora Museum, racconta la storia del celebre fenomeno triestino

Vento
istockphotos
Trieste
Ogni città cerca di valorizzare il proprio patrimonio, le proprie peculiarità. Spesso organizzando esposizioni ad hoc, che sottolineino proprio ciò che la rende diversa, unica. Magari aprendo musei dedicati, che attirino le persone con la voglia di conoscere meglio quella caratteristica locale. Dunque, se per esempio vi venisse chiesto di elencare le peculiarità di Trieste, non mettereste sul podio la Bora? Quel vento leggendario che diversi mesi l’anno spazza la città, a volte con una furia da Guinnes dei Primati? Ebbene, non che a Trieste manchino storia, arte, cultura da sfoggiare, ma la città ha pensato che anche il suo famoso vento meritasse uno spazio tutto per sé. Aprendo, nel 2004, il Museo della Bora, un luogo curioso noto anche come Magazzino dei Venti. Più che un museo, un laboratorio, uno spazio che rende tangibile un’idea: immagazzinare il vento, racchiuderlo e studiarlo, scoprirlo, sentirlo. 

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Il Magazzino dei Venti - Progetto Bora Museum si articola in un percorso che esplora il tema eolico intersecandolo con la memoria storica, con testimonianze del passato, e della creatività, perché con questo filo conduttore si possono inventare curiosi espedienti per approfondire questo elemento invisibile eppure tanto forte. Giochi e laboratori, ma anche un archivio con le proprie ‘collezioni’, come nei grandi musei. Di cosa? Dei venti di tutto il mondo, ‘racchiusi’ in scatole, bottiglie, vasetti. Centinaia di venti, che anche i visitatori possono inviare da casa diventando ‘ambasciatori eolici’. Vi è inoltre una galleria con opere d’arte ispirate dal tema. Un archivio con immagini fotografiche, strumenti scientifici, pubblicazioni e studi del fenomeno eolico. E reperti originali o ricreati che si collegano alla Bora e al significato che questo vento ha per Trieste. 

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Ma che cos’è la Bora? Da Dove viene? La Bora è un vento catabatico, ovvero un vento ‘di caduta’, che soffia scendendo da est/nord-est, e prende il nome da Borea, personificazione dei venti del nord nella mitologia greca. Soffia a raffiche discontinue, che possono raggiungere la velocità di 150 e 160 chilometri orari. Il record ufficiale è stato registrato nel 1954 con 171 chilometri orari, ma nel 2011 sarebbe stato superato, raggiungendo i 173 chilometri orari. In alcune località slovene e croate si sarebbe arrivati a registarre i 220 chilometri orari. Numeri a parte, quando spira rabbiosa è uno dei fenomeni più incredibili che si verificano in Italia, ed una visita ad un museo che permette di conoscerla meglio non può che essere interessante. 
 
Trovate tutte le informazioni per la visita a questo link.  
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