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Otranto Cattedrale di Santa Maria Annunziata mosaico

Otranto: cosa nasconde la Cattedrale del Mosaico

Santa Maria Annunziata è la Cattedrale più grande del Salento: il mosaico che ne ricopre il pavimento è uno dei più importanti cicli musivi del Medioevo italiano

Mosaico della cattedrale di Otranto<br>
©Yoruno. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons
Cattedrale di Santa Maria Annunziata, Otranto: particolare del mosaico
Otranto è il punto più ad est dell’Italia, ponte tra Oriente ed Occidente. Non solo le spiagge caraibiche e il bel mare ne fanno un vero gioiello salentino, ma anche tanta arte, storia e cultura. Il borgo antico è chiuso dalle mura difensive e vi si accede attraverso la Porta Alfonsina: a dominarlo, tra viuzze e vicoli, si erge il Castello Aragonese, antica fortezza militare fatta costruire alla fine del Quattrocento da Fernando I d’Aragona. Poco distante si trova un’altra immensa opera dall’elevato valore artistico e storico, la Cattedrale di Santa Maria Annunziata, tristemente famosa per i resti del massacro degli 800 fedeli che durante l’invasione dei turchi, nel 1480, tentarono la resistenza per non rinnegare la propria fede. Si offre agli occhi del visitatore in diversi stili architettonici che comprendono elementi bizantini, paelocristiani e romanici.

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La facciata con due spioventi ai lati e due finestre monofore mostra al centro un rosone rinascimentale fatto rifare dall'Arcivescovo Serafino da Squillace all'indomani della liberazione della Città dal dominio turco. Con pianta a croce latina, lunga 53 metri e larga 25, la chiesa è divisa in tre navate da 14 colonne marmoree con capitelli, abachi ed echini. Nel 1482, l'abside di destra fu allargata per creare la Cappella dei Martiri. Il tetto è a capriate coperto da un soffitto a cassettoni dorati che, insieme ad un trionfale arco barocco ed alla disposizione in sette teche di marmo dei resti dei Santi Martiri di Otranto, fu voluto dall'Arcivescovo Francesco Maria De Aste. Fiore all’occhiello dell’edificio è il mosaico del pavimento, realizzato tra il 1163 e il 1165 dal monaco Pantaleone.

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È l'unico pavimento musivo di epoca normanna rimasto integro in Italia e costituisce una vera e propria summa medievale tradotta in immagini. Si snoda lungo la navata centrale, le seminavate laterali, l'abside e il presbiterio e al suo interno si possono osservare figure allegoriche come l'Ascensione al cielo di Alessandro Magno o Re Artù, temi dell'Antico Testamento come la Torre di Babele, il Diluvio Universale, Salomone e la Regina di Saba, un calendario medievale, l'Inferno ed il Paradiso. Il suo autore ha voluto simboleggiare il dramma dell'uomo nella lotta tra il bene e il male, tra la virtù e il vizio e può essere sfogliato pagina dopo pagina come fosse un grande libro di pietra: spesso infatti la grandiosa opera è paragonata ad un’enciclopedia di immagini del tempo e della cultura del Medioevo, presentando un percorso in un labirinto teologico dove non sempre è facile interpretarne l’iconologia.

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