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Emilia Romagna Val di Trebbia cosa vedere

Sulle orme di Hemingway in Val di Trebbia

Considerata una delle valli più affascinanti dell'Appennino ha stregato anche lo scrittore premio Nobel. Scopriamo perché

Veduta con il fiume Trebbia
©iStockphoto
Bobbio e il fiume Trebbia
E’ nota per essere una delle vallate più suggestive del piacentino ed è formata dall’omonimo fiume che nasce alle pendici del monte Prelà (nell'Appennino Ligure) e si estende dai confini liguri e pavesi fino alla pianura padana: stiamo parlando della Val Trebbia, che attraversa il territorio di Piacenza inglobando ben 14 comuni. Il fiume Trebbia si incunea dentro profonde gole andando a formare anse alternate a frequenti laghetti, conferendo al paesaggio circostante caratterizzato da ripidi crini boschivi un aspetto selvaggio e contemporaneamente incantevole. Tanto che Ernest Hemingway sembra abbia definito la Val Trebbia come “la valle più bella del mondo” dopo averla attraversata nel 1945 quando faceva il giornalista al seguito di una colonna motorizzata di truppe della liberazione e rimase estasiato di fronte al paesaggio del fiume che solcava i pendii verdissimi, perdendosi all’orizzonte per raggiungere il mare. Un itinerario in questi luoghi permette di scoprire alcune perle dell’Emilia Romagna custodite tra il verde dell’Appennino Piacentino, andiamo a scoprirle.

Val Trebbia: tramonto sul fiume Trebbia

Da Bobbio a Brugnello
Bobbio, ridosso del fiume Trebbia, è una cittadina che ha conservato l’aspetto di un borgo medievale a cui si aggiunge il fascino dei tipici negozietti, delle botteghe storiche, delle enoteche e dei ristoranti, ognuno da scoprire tra le stradine di ciottoli. Simboli di Bobbio sono l’Abbazia di San Colombano ed il Ponte Vecchio. La prima fu, per tutto il periodo medievale, uno dei centri monastici più importanti d’Europa ed è dedicata al santo fondatore irlandese di cui è conservato il sarcofago. Il monastero è una possente aggregazione di edifici tra i quali svetta la facciata della basilica, affiancata dall’elegante porticato dell’abbazia, dove ha sede il museo che raccoglie moltissimi reperti che partono dal periodo preromano e romano per poi concentrarsi sulla storia di San Colombano. Il Ponte Vecchio, di origine romana, è conosciuto anche come Ponte Gobbo in virtù della sua asimmetrica forma ondulata ad 11 arcate irregolari che gli donano un aspetto originale e suggestivo, che è anche all’origine delle leggende sul suo nome: si narra che il ponte venne costruito con questo aspetto dal diavolo stesso per spaventare i monaci del monastero di San Colombano e impedire loro di attraversare il fiume. A Bobbio spiccano anche il Castello Malaspina, costruito nel Trecento come roccaforte dei Guelfi durante le lotte con i Ghibellini di Piacenza, da cui si gode una veduta panoramica della città, degli Appennini e della valle sottostante, e il Duomo, perfetto esempio di arte e architettura emiliana quattrocentesca con affreschi molto interessanti. Per una visita più approfondita di Bobbio leggi qui. 

Il celebre Ponte Gobbo di Bobbio

A pochi minuti di macchina da Bobbio si incontra Brugnello, che fa parte del Comune di Corte Brugnatella ed è un piccolo gioiello arroccato su un promontorio dove il tempo sembra essersi fermato offrendo atmosfere dal fascino antico. Si tratta di un piccolo agglomerato di case di pietra abitate da artisti che hanno contribuito al restauro delle abitazioni e delle strade, intagliando a mano le persiane e recuperando le pietre per decorare vicoli e realizzando sedie e panchine. Alla fine del vicolo in sassi, che in alcuni punti sono disposti in modo da formare decorazioni floreali, si trova la Chiesa di Cosma e Damiano, risalente al XIV secolo: si trova sulla sommità del borgo ed è circondato dalla splendida terrazza a strapiombo sul Trebbia che offre un panorama mozzafiato sulle anse più famose e spettacolari del fiume, uno dei più sorprendenti e inaspettati che si possano trovare. 

Scorcio del centro storico di Brugnello con le persiane intagliate e le sedie di pietre

Da Rivalta a Gossolengo
A guardia del fiume Trebbia si trova Rivalta, suggestivo borgo fortificato che conserva anch’esso il suo antico aspetto medievale, con un imponente castello attorno al quale sorge, che risulta essere uno dei più affascinanti e meglio conservati dell’Emilia. Il Castello di Rivalta, ancora oggi è dimora privata ma visitabile circondata da un magnifico parco, fa parte del circuito dei Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli. Passeggiando tra i vicoli di Rivalta si possono ammirare suggestivi scorci e la torre del castello dal profilo inconfondibile, coronata dalla singolare guglia a dominio del fiume. Altra interessante attrazione è la Chiesa di San Martino, una costruzione quattrocentesca con soffitto a capriate, decorazioni in cotto, e tele del pittore del Seicento Ferrante di Bologna.

Panorama dall'alto del Castello di Rivalta

Una manciata di chilometri separano Rivalta da Gossolengo, la cui storia include diverse battaglia contro la vicina provincia per il potere locale. Anche questo borgo deve la sua origine ai monaci, per l’esattezza quelli benedettini di San Savino e quelli della Cattedrale di Piacenza. Passeggiando per il borgo vi si possono ammirare i mulini e il castello della fine del XII secolo, ancora in buono stato di conservazione, e la Chiesa di San Quintino. Celebre è la zona archeologica risalente al Paleolitico, che vanta la scoperta di un reperto piuttosto particolare, ovvero un fegato etrusco del II secolo a.C. trovato nel 1877 ed oggi conservato al Museo Civico di Piacenza: si tratta di un modello bronzeo di fegato di pecora con iscrizioni etrusche usato dai sacerdoti per le divinazioni, ritrovato da un contadino durata l’aratura nella località Ciavernasco, nei pressi di Settima, frazione di Gossolengo. 
Riproduzione del Fegato di Piacenza scoperto nella frazione di Gossolengo
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