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Chiesa dei Morti Urbania Marche

Nelle Marche c’è una chiesa per ‘stomaci forti’

A Urbania c’è una cappella che espone in bella vista 18 cadaveri mummificati

Urbania, Marche<br>
istockphotos
Urbania
Gli ossari sono innegabilmente intriganti. Luoghi - spesso cripte - dove vengono conservati teschi e ossa di defunti raccolte nei secoli, che godono di quel fascino inquietante, 'creepy', di quell'irresistibile curiosità che proviamo verso la morte. Ce ne sono di celebri, come quello dei Cappuccini in Via Veneto a Roma (scoprilo qui), di maestosi e solenni, come il Sacrario Militare del Monte Grappa (argomento che abbiamo approfondito qui), o di folkloristici, come il Cimitero delle Anime Pezzentelle a Napoli (scopri cos'ha di speciale). Ma per quanto intrigante, inquietante e suggestiva, una visita ad un ossario si rivela tutto sommato leggera se paragonata alla visione di un cadavere mummificato: in una chiesa marchigiana ce ne sono ben 18, e sono esposti in bella vista dentro delle teche di vetro. Una chiesa per stomaci forti.

Non a caso si chiama Chiesa dei Morti, e si trova a Urbania, in provincia di Pesaro e Urbino. Al suo nome è spesso aggiunto il suffisso di 'Cimitero delle Mummie', e appena se ne varca la soglia è semplice intuirne la ragione. All'interno della chiesa, un edificio risalente al 1380 caratterizzato da un maestoso portale gotico, si trova la cappella Cola, nella quale sono disposte 18 mummie dentro teche in legno e vetro. Disposte a semicerchio in posizione rialzata rispetto al visitatore, dominano lo spazio con la loro inquietante presenza. Si tratta di 6 cadaveri femminili e 12 maschili, la cui datazione spazia dal 1600 al 1800, egregiamente conservate, tanto che su alcune di loro si vedono ancora i segni dei traumi che hanno portato alla morte. L'aspetto curioso di queste mummie è che non hanno subito alcun processo di imbalsamazione o mummificazione: è stata la natura a conservarle nei secoli. Le salme si sono infatti 'essiccate' invece che decomporsi, grazie ad un particolare tipo di muffa che si trovava nel terreno della loro sepoltura.



Un po' di contestualizzazione storica. Con l'editto napoleonico detto di Saint Cloud del 1804, si comandò che le aree cimiteriali fossero ricollocate al di fuori dei centri urbani. Ecco che da molte tombe e luoghi di sepoltura (sia 'ufficiali' che anonime fosse comuni) che si trovavano in città vennero riesumate le ossa dei defunti per essere traslate. Non di rado questa operazione portò sia alla nascita dei sopra citati ossari, sia a scoperte bizzarre e curiose. Come le 18 mummie che furono rinvenute nei pressi della chiesa di Urbania. La Confraternita della Buona Morte, che si occupava di assistere i morenti garantendo loro una sepoltura decorosa, decise di sistemare le mummie nelle teche dietro l'altare della Cappella Cola: la loro straordinaria e naturale conservazione meritava l'attenzione.

Ognuna di queste mummie racconta una storia personale. Salta subito all'occhio che una di esse è vestita: si tratta del priore della Confraternita stessa, Vincenzo Piccini, abbigliato con la tunica delle cerimonie funebri. Accanto a lui, la moglie e il figlio - mummificati artificialmente. Ci sono poi una donna deceduta in seguito al parto cesareo, un disgraziato investito da un carro, un giovane accoltellato (essendo la pelle eccellentemente conservata, si notano con facilità le ferite), di cui si può vedere il cuore essiccato e persino - si suppone - un sepolto vivo, sul quale si intravede la pelle d'oca. Sopra le teche che ospitano le mummie, ci sono decine e decine di teschi 'decorativi'.

L'allestimento del Cimitero delle Mummie risale al 1831-1833, ma ci volle oltre un secolo per arrivare a comprendere la ragione della loro perfetta e naturale essicazione. Oltre alla pelle e la struttura scheletrica alcuni di questi defunti conservano persino gli organi interni e i capelli, e da decenni gli studiosi di tutto il mondo vengono a studiarne la storia e il singolare fenomeno.
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