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Matera e la leggenda della Cattedrale

Sul punto più alto e antico della città lucana sorge la chiesa dedicata alla Madonna della Bruna e a Sant’Eustachio, dove si fonde storia, arte e mito

Cattedrale di Matera
©Proloco Sassi di Matera
Matera, esterno Cattedrale
Non solo Sassi a Matera, anche se ne sono da sempre l’attrattiva principale vista la fama di cui godono in tutto il mondo, e a ben ragione. Ma la città lucana offre al visitatore l’opportunità di ammirare anche altri bellissime testimonianze storico artistiche, tra cui  la Chiesa dedicata alla Madonna della Bruna e a Sant’Eustachio, ovvero la Cattedrale. Costruita in stile romanico- pugliese nel Duecento, sullo sperone più alto che divide in due i Sassi, è stata edificata sull’area dell’antico monastero benedettino dedicato a Sant’Eustachio, protettore di Matera, rialzando la base rocciosa di oltre sei metri per far si che l’edificio di culto dominasse le costruzioni circostanti e le due vallate sottostanti. Si deve a Papa Urbano VI, arcivescovo della città, l’istituzione della festa della Visitazione intitolata a Santa Maria della Bruna, anch’essa protettrice della città, fino a quando dal 1627 la Cattedrale venne proprio intitolata alla Madonna della Bruna e a Sant’Eustachio.

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La festa di Santa Maria della Bruna è intrisa di leggende, tra le quali la più poetica narra di una ragazza sconosciuta che, apparsa ad un contadino al rientro verso la città di Matera, chiese all’uomo un passaggio sul suo carro e questi, dopo averla accompagnata nei pressi della chiesetta di Piccianello, la vide trasformarsi in statua: la Vergine salutò quindi l’uomo attonito sussurrandogli queste parole: “E’ così, su un carro addobbato, voglio entrare ogni anno nella mia città”. La Cattedrale appare con l'esterno rimasto nella sua forma originaria: la facciata dominata da un rosone a sedici raggi, sormontato dall'arcangelo Michele e affiancato da 4 colonnine, la porta maggiore al centro, chiusa da un arco a tutto sesto con la statua della Madonna della Bruna nella lunetta. Ai lati della porta vi sono le statue dei Santi Pietro e Paolo, mentre alle estremità della facciata quelle seicentesche in altorilievo dei santi Eustachio e Teopista. Il Campanile, alto 52 metri ed a quattro piani di cui tre con bifore ed il quarto con monofore, è sormontato da una piramide di epoca posteriore.

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Entrando appare subito il contrasto con lo stile della facciata, poiché l’interno non conserva nulla dello stato originario tranne pochi importanti affreschi e bei capitelli medievali figurati delle 10 colonne, molto lavorati e tutti differenti tra di loro. La pianta è a croce latina e a tre navate, con quella centrale che si eleva sulle altre ed è illuminata da 10 finestre, con il soffitto a capriate ricoperto nel 1719 da un controsoffitto ligneo su cui nel XIX secolo furono inserite tre tele dipinte dal calabrese Battista Santoro. Tra le diverse cappelle spiccano quella del Sacramento e la cappella rinascimentale dell'Annunziata realizzata da Giulio Persio, con volta a cassettoni e pareti a nicchie. In fondo alla navata c'è la cappella dove è situato il Presepe in pietra dura realizzato dallo scultore Altobello Persio nel 1534, una delle sue opere più imponenti. L’altare maggiore è sovrastato dalla grande pala di Fabrizio Santafede che raffigura la Vergine e i Santi. 
 
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