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Chieti cosa vedere e tradizioni di Pasqua

Chieti, cosa sapere delle tradizioni pasquali

La città abruzzese vanta una particolare tradizione di Pasqua, andiamo a scoprirla

San Giustino, Chieti
©iStockphoto
Chieti Cattedrale di San Giustino
Architettura, arte, storia ed innovazione fanno di Chieti una città dalle mille sfaccettature, sapiente miscela della tempra abruzzese che rende unica una località già privilegiata con la sua posizione, equidistante tra mare e montagna. Posta in cima ad un colle, si trova infatti a poca distanza dalle spiagge più belle dell’Abruzzo e dal Parco Nazionale della Maiella e risulta quindi essere una destinazione strategica anche per una gita fuori porta. L’Anfiteatro Romano è uno dei siti archeologici più importanti della regione: risalente al I secolo d.C. e costruito ai piedi dell’Acropoli, oggi fa parte del Parco Archeologico della Civitella. L’altra suggestiva area archeologica è quella dei Templi Romani di epoca giulio claudia, costituita da tre piccoli templi, luogo di culto più antico della città. Su Piazza Gian Battista Vico si affacciano diversi edifici importanti: l’ex palazzo dell’Economia Coprorativa, quello che un tempo era conosciuto come il Palazzetto delle Corporazioni, che si presenta con il suo esuberante mix di stili grazie ad elementi rinascimentali, tratti tardo gotici ed anche dettagli figurativi di epoca fascista; Palazzo della Croce, Palazzo Fasoli e la Chiesa di San Domenico. La chiesa più importante è dedicata a San Giustino, e presenta sulle pareti della cripta antichi affreschi, mentre un’arca marmorea custodisce le reliquie del patrono. Ma diverse altre chiese meritano di essere visitate, come quella di San Francesco al coro, con diverse tele ospitate all’interno e una bella cupola che svetta nello skyline cittadino; la Chiesa di Santa Chiara, ex monastero delle clarisse, la Chiesa di San Domenico degli Scolopi dove si ammirano allegorie sacre che raccontano episodi cruciali della Bibbia. Ma anche la Chiesa di Sant’Anna, del Sacro Cuore, di San Giovanni Battista e Sant’Agostino, quella di Sant’Agata con il portale gotico, la Chiesa della Santissima Trinità dall’altare di legno o la Chiesa di Santa Maria de Civitellis con la sua controfacciata che espone il dipinto raffigurante la Caduta di Lucifero. 



La presenza di cosi tanti edifici di culto non stupisce pensando alla devozione dei chietini, che tutto l’anno attendono con trepidazione la celebrazione di Pasqua. Tra i riti più sentiti c’è sicuramente la solenne processione del Venerdì Santo, considerata una delle più antiche d’Italia. La sua origine risalirebbe infatti all’842 d.C., quando venne ufficialmente conclusa la ricostruzione della prima cattedrale. La sua conformazione attuale risale però solo al XVI secolo, quando nacque l'Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti che ancora oggi ne cura l'allestimento e la preparazione. La processione ha inizio intorno alle 19, partendo dalla cattedrale di San Giustino, dove la piazza antistante è già colma di persone. Si snoda poi lungo il corso principale e le altre vie di gran parte del centro storico: nel percorso sono presenti i tripodi accesi con fuoco di cera, un tempo necessari per la luce e per bruciarvi incensi ed aromi. A chiudere la Processione il "Cristo Morto" e, a seguire, L'Addolorata" i due simboli più importanti, portati e scortati dai Fratelli effettivi dell’Arciconfraternita. Il tutto accompagnato dal celeberrimo Miserere di Saverio Selecchy, Maestro di cappella della cattedrale. La figura del compositore il cui vero nome era Saverio Sallecchia (furono gli eredi ad averlo modificato in Selecchy per poter dare maggiore importanza al casato) è molto importante, in quanto nacque a Chieti il 2 novembre 1708 e, dopo aver studiato presso il Conservatorio di San Pietro a Napoli, tornò nella sua città natale per diventare, a soli venticinque anni, il Maestro di Cappella della Chiesa Metropolitana di Chieti e Chierico ad minoribus. Compose un gran numero di opere sacre, cantate, oratori, mottetti, salmi e vespri, ma sfortunatamente la sua produzione è andata quasi interamente perduta ad eccezione del celebre Miserere, composto intorno al 1730. La tradizione vuole che lo stesso Miserere sia legato alla processione del Cristo Morto da un lascito a favore del Monte dei Morti da parte del Maestro, recante l'obbligo di eseguirlo tutti gli anni durante la processione stessa. Ovviamente quest’anno non è possibile partecipare alla Processione del Venerdì Santo ma si può ascoltare il Miserere con la struggente invocazione di fede e misericordia da casa, via Facebook, per esaudire il desiderio di tutta la collettività.



E parlando di Pasqua non si possono non menzionare i piatti tipici della tradizione abruzzese, che in questo periodo vede le tavole imbandite già dalla colazione. Di mattina, infatti, c’è il rito dello sdiuno o sdijune, un termine di origine spagnola che indica la fine di due giorni, il venerdì e sabato santo, che da tradizione regionale dovrebbero essere di totale astinenza dal cibo. La colazione pasquale abruzzese si dovrebbe fare, in teoria, abbastanza presto poiché prevede sia portate dolci che salate: uova sode, salame, coratella, frittata con mentuccia e la pizza di Pasqua che accompagna salumi e formaggi. Piatti principi sono le mazzarelle, ovvero involtini di coratella avvolte con foglie di indivia e legati con del budellino, cotte al forno o col pomodoro, e i fiadoni, una sorta di ravioloni ripieni di formaggio e cotti al forno. Per pranzo non possono mancare il timballo, l’agnello e i fritti, per concludere con la colomba, perfetta ripida di gelato, l’uovo di Pasqua e due tipicità che assumono le due forme diverse di pupa e cavallo, semplici paste frolle dall’alto valore storico. La tradizione religiosa vuole che la rottura dei biscotti nel giorno di Pasqua stia a ricordare il momento in cui Gesù spezzo il pane durante l’ultima cena per condividerlo con gli apostoli. 


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