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Arezzo Chiesa di San Domenico Crocifisso Cimabue

Arezzo: cosa rende speciale la Chiesa di San Domenico

All'interno di San Domenico è custodito uno dei maggiori capolavori dell'arte del Duecento

Crocifisso ligneo di Cimabue
©iStockphoto
Cimabue: Crocifisso ligneo di San Domenico, Arezzo
Chi si trova a visitare la bellissima città di Arezzo non può mancare una sosta a San Domenico, chiesa posta in cima alla piazza omonima, celebre per la presenza, al suo interno, del Crocifisso ligneo dipinto dal Cimabue nel 1265, considerato uno dei maggiori capolavori dell’arte del Duecento. Ma la chiesa è tutta interessante. Ad incominciare dalla facciata incompiuta, valorizzata da un portale romanico, e dal campanile a vela sovrastato da due campane risalente al XIV secolo. L’interno si presenta essenziale a navata unica con tetto a capriate, illuminato da numerose finestre e decorato da splendidi affreschi del XIV e XV secolo dipinti da artisti di Arezzo e di Siena. Se molti affreschi appaiono deteriorati, ben visibile è l’altare gotico della Cappella Dragondelli, del 1370, l’unica testimonianza delle originarie edicole sostituite durante il Cinquecento con grandi altari. Il trittico con San Michele Arcangelo tra i santi Domenico e Paolo è opera del Maestro del Vescovado.

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Al di sopra dell’altare si trova il grandioso crocifisso dipinto da Cimabue. Le dimensioni dell'opera, realizzata con la tecnica di oro e tempera su tavola, sono notevoli: 336 centimetri x 267. Il Crocifisso mostra un Gesù morente, con il corpo inarcato in avanti, la testa appoggiata sulla spalla e gli occhi chiusi. Il torace è segnato da una muscolatura tripartita, le mani appiattite sulla croce e i colori preziosi in maniera sontuosa, sia per l'uso dell'oro che dello squillante rosso. Il perizoma rosso appare decorato con l'agemina, motivo derivato dalle icone bizantine. Quello che rende speciale l’opera è il fatto che Cimabue riesce ad imprimere maggiore volumetria all'intera figura e alle singole parti del corpo, dotando i muscoli di un vigore ed una possanza che prima erano stati raggiunti solo in maniera parziale.

Questo è stato possibile grazie all’uso di righe scure molto sottili, parallele e concentriche, tracciate con la punta del pennello, la cui densità si fa più alta nelle zone scure e più rada nelle zone chiare del corpo. Il capolavoro del celebre pittore toscano è praticamente coevo alla costruzione della chiesa e con tutta probabilità venne quindi realizzato da un Cimabue giovane appositamente per questo luogo. E' infatti sempre rimasto nella chiesa ma non ci sono documenti antichi che lo trattano. Il Crocifisso di Cimabue in San Domenico, oggetto di un meticoloso restauro nel 2005, risulta essere tra le opere d'arte più importanti presenti in Arezzo, contribuendo non poco al richiamo turistico della città.
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