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Torino Castello di Rivoli Collezione permanente

A Torino l'evoluzione dell'arte da Pistoletto a Viola

Viaggio nell’evoluzione dell’arte contemporanea dagli anni Sessanta ai giorni nostri

Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea
PH: Paolo PellionCourtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea
Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino
Nato nel 1984 per volontà della Regione Piemonte, il Castello di Rivoli conserva oggi una raccolta di opere d'arte che include i lavori dei principali artisti italiani e internazionali. Le sue collezioni sono, infatti, cresciute in dialogo organico con l’attività espositiva del museo e si sono costantemente arricchite grazie ad acquisizioni, donazioni e comodati. Il costante impegno degli Amici del Castello di Rivoli, gruppo composto da collezionisti e mecenati italiani e internazionali, ha contribuito ad accrescere le opere di proprietà del Castello assieme alla Fondazione CRT per l’Arte Moderna e Contemporanea. 

La Manica Lunga del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino - Foto Paolo Pellion, Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino
 
Ricordiamo inoltre che le acquisizioni effettuate dal museo negli ultimi anni, hanno seguito i più attuali sviluppi dell’arte. Così oggi il visitatore può viaggiare nell’evoluzione dell’arte contemporanea, dagli anni sessanta al presente, grazie ad un percorso espositivo organizzato in ampie sale monografiche. La visita include lavori esposti a rotazione e numerose opere ambientali realizzate dagli artisti in dialogo con le sale auliche del Castello, secondo una metodologia che definisce l’operato del museo dagli esordi e che rende la visita alle collezioni un’esperienza unica al mondo.

Mario Merz, Architettura fondata dal tempo - Architettura sfondata dal tempo, 1981 -Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea - Deposito a lungo termine - Fondazione Marco Rivetti, 1996 -  Foto Renato Ghiazza, Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino

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L'ARTE POVERA
 
Fra i nuclei più significativi della collezione merita particolare attenzione quello dedicato all’Arte povera, con opere di Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini, Gilberto Zorio. Gli artisti sono rappresentati con alcune tra le opere più iconiche che hanno scritto la storia dell’Arte povera, tra cui Respiro (1969) di Giovanni Anselmo, Catasta (1966) di Alighiero Boetti, Igloo con albero (1968-1969) di Mario Merz, Senza titolo (violino) di Marisa Merz, Primo appunto sul tempo (1968) di Giulio Paolini, Albero di 11 metri (1969-1989) di Giuseppe Penone, Venere degli stracci (1967) di Michelangelo Pistoletto.

Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci, 1967 - Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino -Deposito permanente Fondazione CRT Progetto Arte Moderna e Contemporanea, 2006 - Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino
 
LA TRANSAVANGUARDIA
 
Altro nucleo di assoluta rilevanza, anch’esso iniziato grazie a Fondazione CRT, è quello dedicato alla Transavanguardia, con opere pittoriche e scultoree di Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Nicola De Maria, Mimmo Paladino. Le collezioni includono importanti lavori dell’inizio degli anni ottanta, a partire da quelli che hanno segnato la prima stagione creativa del gruppo che dall’Italia ha conquistato rilevanza internazionale. Opere esemplificative a questo proposito includono Figure con bandiera e flauto (1983) di Sandro Chia, Il cerchio di Milarepa (1982) di Francesco Clemente, Vitebsk/Harar (1984) di Enzo Cucchi, La virtù del fornaio in carrozza (1983) di Mimmo Paladino e la grande opera a muro Cinque o sei lance spezzate a favore del coraggio e della virtù (1982- 1985) di Nicola De Maria che occupa un’intera sala del Castello.

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L'ARTE INTERNAZIONALE
 
Gli sviluppi dell’arte internazionale sono rappresentati nelle collezioni a partire dai massimi esponenti del minimalismo, dell’arte concettuale, della Land Art, della Performance Art e di ulteriori ricerche autonome, con lavori storici o più recenti di Bas Jan Ader, John Baldessari, Lothar Baumgarten, Joseph Beuys, Daniel Buren, James Lee Byars, Jan Dibbets, Dan Graham, Joseph Kosuth, Sol LeWitt, Richard Long, Ana Mendieta, John McCracken, Bruce Nauman, Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen, Niele Toroni, Lawrence Weiner. Tra i capolavori è incluso La Cabane éclatée n. 3, travail situé (La capanna esplosa n. 3, opera, 1984) di Daniel Buren. Le evoluzioni della video arte a livello internazionale dagli anni sessanta e settanta sono documentate in un preciso nucleo di collezione acquistato grazie al contributo di Compagnia di San Paolo, con i video pionieristici di artisti quali Vito Acconci, Dan Graham, Gary Hill, Joan Jonas, Nam June Paik, Gordon Matta-Clark, Martha Rosler, Bill Viola.

Daniel Buren, La Cabane éclatée n. 3, travail situé, 1984 - Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. Acquistato con il contributo di Andrea e Paolo Accornero, 1998 - Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino
 
LA COLLEZIONE CERRUTI
 
Nuovo polo del Castello di Rivoli La Collezione Cerruti è una raccolta d'arte privata di altissimo pregio iniziata a metà degli anni Sessanta da Francesco Federico Cerruti imprenditore e collezionista scomparso nel 2015. Grazie a un accordo firmato nel luglio 2017 con la Fondazione Francesco Federico Cerruti, Il Castello di Rivoli ha reso visibile al pubblico questa collezione che copre un arco cronologico piuttosto ampio. In maniera rigorosa e da grande conoscitore, Cerruti ha raccolto dalla fine degli anni Sessanta un corpus di opere d’arte, libri, arredi e oggetti di altissima qualità. Tra questi, quasi trecento dipinti e sculture dalla fine del Medioevo al contemporaneo. Fra i capolavori della collezione Cerruti segnaliamo i celebri “Il saluto degli Argonauti partenti” di Giorgio de Chirico, “Danzatrice in un restaurant” di Gino Severini e “Antigrazioso” di Umberto Boccioni.
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