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Mostra virtuale Uffizi Firenze

A Firenze il miracolo dell’arte va in scena online

Sul sito delle Gallerie degli Uffizi si racconta il prodigio della guarigione con 15 Capolavori da Botticelli a Rembrandt

Livio Mehus
Ufficio Stampa - Firenze Musei
Livio Mehus, San Zanobi ridona la vista a un cieco
Racconta la vittoria della speranza sulla sofferenza, sul male, sulla malattia e contemporaneamente  lancia un messaggio forte di sostegno alle tante persone che ancora sono in pericolo e a quelle che hanno passato momenti terribili durante la pandemia. È la nuova mostra virtuale proposta dalla Galleria degli Uffizi “Guarigioni miracolose. Malattia e intervento divino. L'arte interpreta il miracolo in opere dal Tre al Novecento” che mette in luce con il suo percorso il potere curativo e salvifico della grande arte. “L’esperienza della malattia fa parte della condizione umana - spiega il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – e la guarigione ci ricorda i molti motivi per cui vale la pena vivere: è il miracolo inspiegabile che ci riempie di speranza e ci ricorda che dobbiamo essere grati per tutto quello che l’esistenza ci riserva”. 
 
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LA MOSTRA
 
Questa nuova ipervisione realizzata con il coordinamento di Patrizia Naldini mette in scena quindici  capolavori scelti tra quelli delle collezioni del Museo aventi come tema le guarigioni miracolose. Guarigioni di difetti fisici o di terribili malattie che vengono operate da Cristo, dalla Vergine, dagli Apostoli e dai Santi.  Nel percorso espositivo virtuale (disponibile qui) è possibile ammirare da vicino opere che esercitano sull'osservatore un forte impatto emotivo. Fra le opere della rassegna segnaliamo il dipinto giovanile di Sandro Botticelli raffigurante la Madonna con Bambino e Santi del 1470 recentemente tornato agli Uffizi dopo un restauro che ha svelato importanti dettagli sulla complessa redazione dell’opera. Di particolare interesse i dipinti dei fiamminghi presenti nella mostra, sintesi perfetta della loro tipica visione realistica e della pittura rinascimentale italiana.   

Rembrandt, Cristo che guarisce gli ammalati - © Ufficio Stampa - Firenze Musei

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IL PERCORSO
 
Ad aprire il percorso è una scena di miracolo della Beata Umiltà nel polittico degli Uffizi dipinto da Pietro Lorenzetti intorno al 1335, dove si mostra il risanamento della gamba di un monaco che ne aveva rifiutata l’amputazione. Il gesto sembra prefigurare quello analogo dei due santi medici Cosma e Damiano nello scomparto di predella della pala di San Marco ora nell’omonimo museo fiorentino, una delle prove più alte della pittura dal Beato Angelico, anch’essa inclusa nell’ipervisione. Chini su una sorta di tavolo operatorio, Cosma e Damiano sostituiscono la gamba in cancrena del diacono Giustiniano con quella tolta ad un etiope seppellito nel cimitero di San Pietro in Vincoli. 

Sandro Botticelli, Pala di Sant’Ambrogio -  © Ufficio Stampa - Firenze Musei
 
I santi medici, scelti come simbolici protettori spirituali dei signori di Firenze, compaiono di nuovo in una delle opere più belle del giovane Botticelli, la pala di Sant’Ambrogio, esposta nella galleria delle Statue e delle Pitture nella stessa sala dove si trova la celebre Primavera. Un disegno storicamente attribuito alla scuola di Raffaello raffigura uno dei miracoli più belli di Gesù, la guarigione del cieco nato, uno dei sette segni narrati nel Vangelo di Giovanni, mentre la miracolosa potenza del gesto taumaturgico è espressa da un’incisione di Rembrandt e dal San Pietro guarisce gli infermi con la sua ombra, dipinto attribuito al francese Laurent de La Hyre: soggetto di cui Firenze vanta un illustre precedente quattrocentesco, l’affresco da Masaccio sulle pareti della Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine. 

Laurent de La Hyre, San Pietro Guarisce gli ammalati con la sua ombra -  © Ufficio Stampa - Firenze Musei

IL NOVECENTO
 
La conclusione del viaggio nel prodigio della cura è affidata a un grande autore del Novecento, Giovanni Colacicchi, che nel 1943, nel pieno infuriare della seconda guerra mondiale, rappresenta con grande originalità un San Sebastiano non trafitto dalla consueta pioggia di frecce: a caratterizzare il martire, nel lavoro del pittore di origini anagnine, è invece un corpo seducente e perfetto, quasi un inno metafisico all’intangibilità dello spirito e della bellezza da parte del male.  

Giovanni Colacicchi, San Sebastiano -  © Ufficio Stampa - Firenze Musei
 

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