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Sardegna, 4 cose da sapere sui tappeti di Sarule

Alla scoperta di "sa burra" l'antico e prezioso tappeto realizzato con il telaio verticale

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Courtesy of ©facebook.com/saburra.sarule
Sa burra Sarule
L'antica tessitura tradizionale di Sarule produce ancora i pregiati tappeti "sa burra" realizzati con perizia dalle artigiane locali con il telaio verticale. Un prodotto estremamente pregiato che sfrutta materie prime naturali come la lana di pecora e, in alcuni casi, tinte a base di erbe locali, proprio come si usava un tempo.

LA TRADIZIONE
La tradizione vuole che "sa burra" venisse donata dalle madri barbaricine al figlio primogenito in occasione del suo fidanzamento. Se il matrimonio fosse andato male, il bel tappeto, realizzato con perizia e fatica dalle artigiane sarulesi, sarebbe stato diviso a metà. Questo prezioso manufatto è la più elevata espressione dell'antica tradizione tessile saruelese. Se un tempo, infatti, le donne del paese erano solite impiegare le proprie doti artigiane per la realizzazione di oggetti di uso quotidiano, negli ultimi due secoli, con la realizzazione di "sa burra", il tappeto nato dalla tradizionale coperta locale, la loro arte e la loro maestria è stata messa, in un certo senso, a servizio dell'arte, grazie alla realizzazione di un prodotto prezioso (basti pensare che, secondo la tradizione popolare, veniva barattato con ben 40 chili di formaggio o 120 di grano) che aveva esclusivamente una funzione estetica e altamente simbolica. Si può dire che la sua diffusione sia stata il frutto del passaparola. Agli inizi del secolo scorso, infatti, una donna di Sassari, essendo rimasta colpita da un tappeto sarulese realizzato per una sua parente, volle raggiungere il paese per ammirare con i propri occhi le artigiane all'opera e chiese loro di recarsi a Sassari per organizzare una dimostrazione con la quale avrebbero fatto conoscere l'antica tecnica di tessitura dei tappeti. Si trattava, infatti, di un lavoro di estrema abilità che si dice richiedesse l'impegno di ben tre artigiane che tessevano alacremente al telaio verticale per ben 40 giorni durante i quali, specialmente se le condizioni climatiche non erano favorevoli, il committente doveva prendersi cura di loro portando latte caldo, uova ed altri alimenti necessari al sostentamento.

LE CARATTERISTICHE
Sa burra è, dunque, un tappeto estremamente pregiato realizzato, secondo la tradizione, con il vello della pecora dal quale si ricavano lo stame (il filato più resistente impiegato per per fare l'ordito) e la lana, particolarmente adatta, grazie alla morbidezza, alla realizzazione delle trame. I colori vivaci del tappeto sono ottenuti dalla cottura di diverse erbe. La tinta gialla, ad esempio, che è la predominate, è ricavata da rami e foglie di erimeri, mentre il nero è la tinta naturale della lana, anticamente ottenuto dal mallo delle noci. Per intensificare e rafforzare i colori si aggiunge una miscela di acqua e cenere detta “sa lessia”. I motivi che decorano il manufatto traggono ispirazione dalla vita quotidiana della comunità sarulese. “Is denteddas”, ad esempio, prende spunto dalla dentatura umana, “sas menduleddas”, invece, si ispira ai tipici dolci in pasta di mandorla, mentre “sos mojos” richiamano i classici recipienti di sughero che venivano usati per far lievitare il pane ed in sostituzione delle arnie per le api.

IL TERRITORIO
Sa Burra è principalmente un manufatto della tradizione di Sarule, ma anche degli altri due Comuni barbaricini di Gadoni e Orani. Ogni anno, durante il passaggio della processione religiosa del Corpus Domini, vengono utilizzati per adornare le abitazioni e rappresentano uno dei prodotti dell'artigianato sardo che possono essere ammirati durante manifestazioni folkloristiche come Autunno in Barbagia.

GLI INDIRIZZI
Passeggiando per le vie di Sarule è ancora possibile ammirare i visitare diversi laboratori delle tessitrici locali, come quello di via Foscolo 2, si realizzano i tappeti ancora artigianalmente con il telaio verticale. Da non perdere una visita al Museo della Tessitura Eugenio Tavolara in via Manzoni 2.

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