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Roma monumenti Basilica di Santa Sabina

Roma, a Santa Sabina lo zampino del Diavolo

La Basilica capitolina è una delle strutture paleocristiane meglio conservate e custodisce anche una curiosa leggenda 

Interno di Santa Sabina
© domenicani.net 
Interno della Basilica di Santa Sabina, Roma
Santa Sabina è una delle più raffinate e meglio conservate basiliche paleocristiane di Roma. Immersa nella splendida cornice del Colle Aventino, tra belle ville, il verde dei cipressi e il profumo degli aranci dell’omonimo giardino accanto, è scelta come luogo per il matrimonio di molte coppie, incantate dal fascino senza tempo dell’edificio. Venne costruita nel V secolo sulla tomba di Santa Sabina, una nobile romana martirizzata dopo la conversione al cristianesimo. Ma ha subito importanti modifiche nel corso del tempo che l’hanno portata dallo stile paleocristiano delle origini a quello barocco fino al neo paleocristiano.

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Una sua particolarità è quella di non avere una facciata, infatti è inglobata nell’atrio e vi si accede attraverso un portale preceduto da un portico con tre arcate. Nell’atrio si trovano esposti i reperti emersi dagli scavi e l’antichissimo portone d’accesso ligneo del V secolo oggi non utilizzato conserva, tra le sue incisioni, quella della Crocifissione di Cristo tra i due ladroni: si tratta della più antica rappresentazione della crocifissione mai scoperta. L’interno si presenta con tre navate divise da 24 colonne antiche dominate da 34 finestre e con il grande abside semicircolare in corrispondenza della navata maggiore, quest’ultima dotata di un moderno soffitto a cassettoni, mentre in origine era rivestita da mosaici. L’abside è coronata da un arco trionfale con le immagini di alcuni santi e il pavimento è coperto da numerose lastre tombali, tra le quali spicca quella del generale demiciano Munoz de Zamora del Trecento.

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Grazie alla sua eleganza la Basilica di Santa Sabina si presta come location perfetta per celebrare matrimoni: probabilmente perché non in  molto conoscono la leggenda della Pietra del Diavolo. Sopra una piccola colonna biancastra, in disparte in un angolo a sinistra dell’edificio, si trova infatti una pietra dalla forma tondeggiante con incisioni di artigli. Leggenda vuole che nel 1220 San Domenico e il suo seguito di frati, che occupavano il complesso di Santa Sabina, si imbatterono più volte nel demonio. Una sera, mentre Domenico pregava inginocchiato per terra, il diavolo afferrò, con i suoi artigli infuocati, un macigno di basalto strappato dal tetto della chiesa e lo scagliò furiosamente conto il Santo che ne venne, fortunatamente, solo sfiorato. Questo fatto costrinse il diavolo ad andarsene frustrato ma sembra che, di tanto in tanto, torni in questo luogo per trattenersi sulla porta prima di andarsene sconsolato. Un’altra curiosità riguarda sempre San Domenico, che ha impiantato proprio nel cortile della Basilica la prima pianta di arance arrivata in Italia. 

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