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Sardegna: abitare sano con canna e falasco

Bioedilizia e artigianato tipico: ecco le case “incannucciate” dell'isola dei Nuraghi, un modo economico e pratico di vivere in maniera salutare.

Tipica costruzione di canne presso laspiaggia di Is Arutas
Courtesy of©ManunzaBruno/Regione Autonoma della Sardegna 
Tipica costruzione di canne presso laspiaggia di Is Arutas
Canna docet in Sardegna: questa pianta, che cresce in maniera spontanea nei luoghi umidi e lungo i corsi d'acqua, è utilizzata sin dai tempi più antichi per gli usi più disparati che spaziano dagli strumenti musicali a fiato come i flauti e le launeddas, agli oggetti per la casa, giocattoli per i bambini passando per il settore dell’architettura là dove va a rivestire tanto ambienti interni quanto esterni, grazie alle ottime capacità termiche e durature nel tempo.

LA TRADIZIONE  Le proprietà della canna non sono un segreto: già ai tempi degli antichi Egizi si sfruttavano le foglie di questa pianta per avvolgere i corpi dei defunti ma il loro grande successo era soprattutto legato al mondo dell’agricoltura, il cui impiego era associato al tutoraggio delle diverse piante coltivate nonché alla costruzione di recinzioni e di attrezzi da lavoro. In Sardegna le sue origini sono millenarie, in questa regione la canna da sempre è stato un materiale importante nel settore delle costruzioni soprattutto nel campidanese: basta pensare che, a Nurachi sulla costa ovest dell’isola, è stato ritrovato un incannucciato o meglio l'impronta di un "Orriu" risalente a 5000 anni fa. Nell’epoca moderna questo materiale è stato riscoperto e applicato a molti campi e, soprattutto, alla bioedilizia e bioarchitettura in quanto il suo utilizzo prometto un ottimo isolamento termico e una buona insonorizzazione dei locali.

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LE CARATTERISTICHE  Il materiale che costituisce il fusto della canna è uno strumento prezioso per l’uomo fin dalle sue origini in quanto si presenta flessibile ma, allo stesso tempo, abbastanza resistente tanto da essere, nello scenario sardo, protagonista di un’arte tramandata di padre in figlio che non sembra sottostare all’oblio. La raccolta della materia prima avviene alla fine dell’inverno, entro il mese di febbraio: una volta raccolte in fasci, le canne vengono portate in appositi spazi dove si lasciano essiccare fino ad assumere quel tradizionale colore giallo ocra che tanto le identifica. I passaggi principali nella fase lavorativa partono dalla cernita, che permette di selezionare il materiale idoneo, per poi procedere allo schiacciamento con una pietra appiattita o con una mazza di ferro. Prima di procedere all’intreccio, è fondamentale ammorbidire la fibra nell’acqua in maniera tale che possa riacquistare quell’elasticità e malleabilità persa; la lavorazione minuziosa porta ottenere un pannello flessibile il cui nome varia in tutta la Sardegna: sono conosciute infatti ora come Orriu ora in qualità di Lossia, Locri o ancora Kadinu.

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IL TERRITORIO La canna trova in Sardegna un grande uso che non è legato solamente al settore dell’architettura, motivo per cui vale la pena arricchire il proprio bagaglio culturale facendo visita al comune di Tuili là dove, presso Villa Asquer, si aprono le porte del Museo degli strumenti musicali sardi per scoprire un mondo scomparso ricco di fascino: sono innumerevoli gli esemplari di benas, sulitus e pipaiolus prodotti con canna isperrada, cannuga e sarragia che si possono ammirare tra le vetrine. Al fine di rendere più esaustivo il percorso mirato al recupero della tradizione, merita una visita anche il Museo del giocattolo dove a Zeppara, una frazione del comune di Ales, si valorizza il giocattolo attraverso l’utilizzazione della canna: bambole, mezzi di trasporto, strumenti musicali, trappole e tanto altro.

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INDIRIZZI Al fine di scoprire mestieri, tecniche e materiali, riscoperti dalla bioedilizia e bioarchitettura, specialista del settore “Cose in canna” di Ezio Cao che, da sempre si attiva al fine di restaurare tetti in canna, realizzare capanne in falasco. Altro nome quello dell’azienda PergOr, sita a Marrubiu, in provincia di Oristano, specializzata da decenni nella lavorazione della canna sarda utilizzata tanto nei restauri di vecchi casolari quanto nelle nuove costruzioni.

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