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Tradizioni di Carnevale in Sardegna

Oristano e Sa Sartiglia

Un weekend a Oristano durante il periodo del Carnevale vuol dire assistere a un rituale che è rimasto invariato da secoli, quello di Sa Sartiglia. Per poi scoprire la città sarda tra piccole botteghe, locali e boutique.

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Fondazione Sa Sartiglia
Sa Sartiglia - Vestizione su Componidori - Gremio dei Contadini
Città sospesa tra influenze medievali e la vitalità tipica del popolo sardo, Oristano è una piccola località giovane, dove non mancano i divertimenti e dove le tradizioni sono ancora vive. Desta stupore passeggiare tra le sue strette vie e scoprire piccole botteghe, vecchie facciate di palazzi di diverse epoche, locali e boutique di nuova tendenza. Oristano è una sorta di commistione fra vecchio e nuovo, dove le tradizioni sarde venano il quotidiano, e dove gli eventi tipici e particolari si legano saldamente alla vita cittadina.  Il periodo di Carnevale, in particolare, vede Oristano animarsi: è proprio in questo momento che si svolge una della feste più belle e più antiche della città. Si tratta di Sa Sartiglia, uno dei riti più antichi, legati alla fertilità della terra ma anche alla tradizione medievale dei tornei. Il suo rituale è rimasto invariato da secoli, da quando, così si racconta, venne istituito per celebrare le nozze fra Mariano II d’Arborea con la figlia del capo della flotta pisana.

Nel giorno della Candelora viene scelto Su Componitori, cavaliere che diventa una figura semidivina, contraddistinta dalla coesistenza di tratti maschili e femminili insieme, il vestito maschile, i pizzi, la maschera dai tratti androgini, il cappello a cilindro. Egli reca in mano “sa pippia de maiu”, una mazzolino di viole e pervinche che rappresenta la primavera imminente. A vestirlo e a regalargli i suoi tratti divini sono le vergini-maghe, is Massaieddas, che con la Massaia Manna lo vestono e lo svestono, dandogli quel ruolo benefico di re della festa e di Oristano. Suo compito è aprire il torneo e cercare egli stesso di infilzare la stella con la spada, per portare prosperità e fortuna. Se ci riesce è gioia per tutti, altrimenti non si risparmierà le ingiurie del popolo. C’è chi dice, però che in realtà la Sartiglia abbia poco a che vedere con il carnevale, e che sia nata per placare le sanguinose faide che scuotevano il paese, che durante il periodo di carnevale si acuivano particolarmente a causa della possibilità di agire camuffati. Così il canonico Giovanni Dessì istituì il torneo, dove si poteva provare la propria abilità semplicemente infilzando una stella con la spada, cavalcando con destrezza.

Il luogo dove si appende la famosa stella è via Duomo dinanzi alla Cattedrale di Santa Maria Assunta, uno dei simboli della città. Della sua epoca originaria (1228) il Duomo conserva ancora l’abside, la base del campanile e la cappella gotica del Rimedio con l’ampia volta a crociera. Il percorso della Sartiglia inizia da quello che in epoca medievale era il Palazzo dei Giudici, le odierne carceri di piazza Manno, per insinuarsi in via Duomo e superato il piazzale del Duomo il tragitto si allarga pericolosamente in via S. Antonio all’incrocio con via Cagliari, dove in epoca giudicale esisteva una porta d’accesso lungo la cinta muraria, chiamata Porta di Sant’Antonio. Oggi è proprio attorno a questa porta che si susseguono le botteghe degli artigiani, tratto caratteristico del capoluogo sardo. 

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