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Montappone, cosa rende speciali i famosi cappelli di paglia

Il mestiere del cappellaio sopravvive ancora oggi proponendo modelli a cavallo tra tradizione e innovazione

Cappelli in paglia <br>
Courtesy of©Cameris/iStock
Cappelli in paglia
A Montappone, affascinante località dalle suggestioni medievali incorniciata dalle colline della provincia di Fermo, sopravvive un antico mestiere della tradizione artigianale, quello del cappellaio. Il cappello di paglia, da queste parti, si trasforma in una vera e propria creazione artistica che trascende la sua semplice funzione di accessorio di abbigliamento. Non a caso Montappone ed i vicini distretti di Massa Fermana, Monte Vidon Corrado e Falerone, si sono, nel tempo, affermati come un centro di produzione di cappelli di fama mondiale.

LA TRADIZIONE 
La morfologia delle colline fermane ha contribuito a creare un ambiente da sempre vocato alla coltivazione del grano, che, sin da epoca settecentesca, rappresentava un'importante risorsa per l'economia e per il sostentamento degli agricoltori locali che lo impiegavano per una grande varietà di funzioni, non tutte di natura alimentare. Nel dell'inverno, ad esempio, quando non ci si poteva dedicare al lavoro sui campi, per ottimizzare tempo e risorse, si intrecciava e si cuciva la paglia, approfittando del tepore delle stelle. Proprio da questa attività, che consentiva di recuperare i materiali di scarto delle produzioni agricole, si sviluppò quella della realizzazione dei cappello che si avvale tuttora di tecniche antiche perfezionate e tramande nel corso del tempo che hanno consentito a Montappone di diventare il primo centro italiano a industralizzarne la produzione. Non a caso nel 1994, è stato istituito CAPPELDOC, un consorzio composto da imprenditori che si occupano di promuovere e valorizzare la produzione garantendo che venga realizzata con elevati standard qualitativi e nel rispetto della tradizione.

LE CARATTERISTICHE
La materia prima per la realizzazione dei famosi cappelli marchigiani si ottiene nel corso della stagione più calda ed in particolare nel periodo della mietitura. Per ottenere la tipica colorazione biancastra che la contraddistingue, la paglia viene lasciata esposta al sole legata in mazzetti. Prima di procedere con l'attività più impegnativa, quella dell'intreccio, generalmente si provvede a bagnare la paglia per evitare che si spezzi durante la lavorazione. A questo punto il materiale è pronto per l'intreccio che viene realizzato utilizzando quattro, sette o tredici fili di paglia. Una volta messe meticolosamente a punto tutte le rifiniture, si procede alla lucidatura, alla lisciatura ed al passaggio sotto alle presse.

IL TERRITORIO
Per riscoprire e ricostruire la lunga storia della realizzazione dei pregiati cappelli locali, vale la pena concedersi una visita al Museo del Cappello di Montappone, in Piazza Roma, dove si possono ammirare materiali e manufatti e macchinari d'epoca, proiezioni, fotografie e pannelli illustrativi che consentono di ripercorrere, passo dopo passo, tutte le fasi della lavorazione della paglia. Il Museo, inoltre, custodisce una ricca collezione di cappelli storici con modelli da cerimonia, cilindri, pagliette, fez, feluche, pamele etc. Fiore all'occhiello dell'esposizione, il cappello preferito di Federico Fellini che la famiglia ha donato al Museo.

GLI INDIRIZZI
Quella del cappellaio è una di quelle attività artiginali che è stata in grado di spravvivere al trascorrere del tempo, nonostante l'industrializzazione, la globalizzazione e la crisi economica. Oggi, dunque, chi visita Montappone ha l'opportunità di ammirare i cappellai all'opera e di osservare dal vivo ed acquistare le loro creazioni. In via Leopardi 18, ad esempio, Sorbatti da tre generazioni porta avanti la lunga tradizione di famiglia che dura sin dal 1922, quando Attilio e sua moglie Ester fondarono l'attività. Oggi, i loro nipoti propongono una ricca collezione di modelli differenti che coniuga tradizione, innovazione, artigianalità e teconologia e che spazia dai classici c berretti e coppole sino a famosi modelli come il Montecristi Panama che in molti ricordano
sulla testa di Sean Connery in “Indiana Jones”.

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