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La terracotta di Impruneta

Utilizzato per ricoprire la cupola di S. Maria del Fiore a Firenze, il cotto di Impruneta è apprezzato sin dal Medioevo

terracotta strumenti
©Ugo Poggi/Wikimedia Commons CC BY SA 2.0
Strumenti per la lavorazione della terracotta
L'arte ceramica ha connotato a lungo la cultura, gli scenari e l'economia di molte zone d'Italia che si sono specializzate, nel corso dei secoli, nella lavorazione di questa delicata materia prima. La produzione di manufatti in ceramica, terracotta e porcellana ha rappresentato, per molte località dello Stivale, molto più di una semplice attività artigianale. Per città come Impruneta questa forma di espressione artistica si lega a fil doppio con la storia locale ed è diventata uno dei principali elementi che identificano il territorio di questa zona della Toscana. Basti pensare che le prime testimonianze documentali che attestano la produzione di terracotta nella zona del Chianti risalgono all'XI secolo e che nel 1308 artigiani ed orciai di Impruneta si erano riuniti in una corporazione che tutelava e regolamentava l'attività di lavorazione della terracotta. A lungo nella cittadina fiorentina questo materiale è stato protagonista dei paesaggi, degli arredi urbani e dell'economia locale tanto che persino Filippo Brunelleschi, nel XV secolo, scelse la terracotta dell'Impruneta per realizzare la copertura della cupola della Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze. Questo materiale, difatti, garantiva come nessun altro solidità e leggerezza allo stesso tempo, entrambi requisiti fondamentali per l'esecuzione di un lavoro di tale complessità. Si dice che l'architetto fosse talmente esigente da pretendere che gli artigiani di Impruneta realizzassero mattoni perfetti utilizzando, probabilmente, tecniche e miscele differenti da quelle impiegate per i mattoni di altri edifici fiorentini.
Cupola Santa Maria del Fiore (FIrenze)
 
Una terracotta speciale

La scelta della terracotta di Impruneta, le cui lavorazioni prendono il nome di cotto di Impruneta, non è casuale. L'argilla dalla quale si ricava la terracotta locale mediante particolari tecniche di lavorazione e la successiva cottura in fornace, presenta infatti caratteristiche particolari. Si rivela scistosa e ricca di ferro, estremamente malleabile ed elastica ma, allo stesso tempo, anche resistente. Per realizzare le lavorazioni locali si ricorre, generalmente, all'argilla estratta nella zona di Impruneta e dei suoi dintorni, in particolare il Ferrone, Tavernuzze e la Val di Greve. La terracotta che si ottiene dalla sua lavorazione e dalla sua cottura è stata a lungo il materiale con cui venivano realizzati, nella città fiorentina, orci di ogni dimensione, anche molto grandi, che venivano impiegati per la conservazione dell'olio, del vino e di altri prodotti alimentari così come stoviglie e speziere, spesso commissionate da ospedali e monasteri. Nel corso del tempo, grazie alla particolare resistenza del materiale, le lavorazioni in terracotta vennero sempre più frequentemente utilizzate per realizzare coperture di tetti, arredi urbani e decori per i giardini, tanto da favorire la nascita di vere e proprie dinastie di mattonai tra le quali conobbero particolare lustro le famiglie Casini, Falciani, dalla quale prese il nome l'omonima frazione della città, Vantini, Soderi, Vanni, Ricceri ed Agresti, tutte attive nel XVIII secolo.

Vasaio al lavoro (©Ugo Poggi/CC BY SA 2.0)
Oggi come un tempo

Proprio alla fine del XVIII secolo, quando Leopoldo II di Toscana abolì la tassa sull'argilla, la terracotta locale conobbe un periodo di ulteriore sviluppo, specialmente nel campo edilizio con la produzione di mattoni. L'argilla della zona venne studiata ed esaminata per poterne migliorare ulteriormente la qualità. Nel corso dei secoli successivi l'introduzione nel processo di lavorazione di alcune tecniche industriali consentì di ottenere una produzione su scala più vasta, specialmente con riferimento ai materiali destinati all'edilizia. Oggi la fama del cotto di Impruneta è rimasta invariata grazie alla qualità e all'abilità della lavorazione la cui attività si è diversificata specializzandosi in due settori: quello industriale che si occupa della produzione in particolare di pavimenti e laterizi di qualità per abitazioni ed edifici e con le produzioni innovative e altamente tecnologiche delle pareti ventilate e dei nuovi materiali per rivestimento in cui l’argilla è legata con speciali resine e quarzi naturali.; e quello artigianale che si basa ancora sulle antiche tecniche della tradizione impiegate soprattutto per la produzione di di orci, vasellame e oggetti da arredo.

Vasi di terracotta
 
Viaggio tra le fornaci

Ancora oggi ad Impruneta sono attive numerose fornaci che conservano ancora sia la struttura originaria che gli strumenti dell'antico mestiere.Vale la pena, dunque, durante un soggiorno ad Impruneta, concedersi un itinerario alla scoperta di questi luoghi che tengono alto il nome della terracotta locale. Da non perdere una tappa alla fornace della famiglia Poggi, di origine cinquecentesca, che sfoggia ancora il tipico loggiato antistante il cortile che veniva utilizzato per l'essiccazione dei manufatti durante i mesi più caldi. Altrettanto interessanti la fornace f.lli Masini che custodisce due forni di epoca settecentesca e quelli in gesso del secolo successivo installati dai precedenti proprietari, la fornace Mital, che conserva una interessante collezione di manufatti antichi, e la fornace Agresti, risalente al XVIII secolo ma che ha cessato l'attività da qualche decennio. Il complesso ha mantenuto la struttura originaria in pietra e mattoni articolata su più livelli con i due antichi forni a legna, il deposito delle fascine che sfoggia una splendida struttura ad archi ed il loggiato che si affaccia su un'ampia aia. Grazie all'intervento dell'Amministrazione Comunale oggi la Fornace Agresti è stata recuperata e riqualificata ed oltre a svelare l'antica arte della lavorazione della terracotta grazie anche al ricco assortimento di strumenti, stampi, modelli e forme che sono stati utilizzati fino a pochi decenni orsono, quando era ancora in attività, si è anche trasformata in un centro di documentazione sul cotto Imprunetino ed in una location per concerti, mostre e degustazioni.

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